Walter Magnifico: «I talenti devono andare in campo anche se hanno 16 anni»

07.10.2018 10:18 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 22372 volte
Walter Magnifico: «I talenti devono andare in campo anche se hanno 16 anni»

"Rabbrividisco quando sento dire che bisogna trovare un campionato intermedio giovanile per gli under 20. Ma scherziamo? Noi i ventenni vogliamo farli giocare ancora tra loro mentre in Spagna, Francia, Croazia, Slovenia, Serbia e Grecia fanno già tanti minuti nei massimi campionati nazionali". Le parole di Walter Magnifico, il grande giocatore della Scavolini Pesaro degli anni '80, sono raccolte dalla penna di Felice Naddeo del Corriere del Mezzogiorno. Magnifico non scherza sull'argomento: ecco le sue parole.

Cosimo, il bidello. Eh si: devo ringraziare lui se gioco a pallacanestro. Quando sono arrivato in prima media, a San Severo, in classe è entrato Cosimo Morfeo: bidello e allenatore di minibasket. Lui andava in tutte le prime a ogni inizio di anno scolastico. E beccava quelli lunghi e grossi dicendo loro: oggi in palestra, giochiamo a pallacanestro. E ha insistito tanto con me. Infatti, dopo un po' dicevo a mio padre che andavo a fare basket con mio fratello, ma in realtà ero sul campo di calcio. Lui chiamò papà e gli disse che non giocavo più a basket. Per fortuna fui costretto a tornare.

Stranieri si, stranieri no. Troppi stranieri in campionato? Può darsi. Ma mi chiedo: perché in altri paesi europei, dove ci sono altrettanti giocatori stranieri nei roster, sfornano atleti in sequenza? La risposta è nel fatto che li fanno giocare. Subito. I serbi a 18 anni scendono in campo in Eurolega e a 20 vanno in NBA. Noi invece pensiamo che i ventenni siano ancora ragazzini, che non dobbiamo bruciarli, che vanno fatti maturare con tranquillità e lentamente. Balle. Tutte balle. Se hai talento esci dalla panchina e prendi la palla. E se la squadra perde non fa nulla, bisogna saper aspettare e crederci. Non c'è altra ricetta se vogliamo rilanciare i giocatori italiani e soprattutto la Nazionale. Peraltro i risultati arrivano. Anche da noi. Reggio Emilia, con Max Menetti in panchina e tanti giovani di talento, come Della Valle ad esempio, è addirittura arrivata in finale.

Nazionale. Senza italiani con responsabilità di gioco ed esperienza internazionale nei loro club, è l'Italbasket a risentirne: se giocano da comprimari nelle loro squadre come possono essere protagonisti in Nazionale? La differenza che abbiamo, a livello giovanile, con Spagna e Francia è che abbiamo picchi altissimi e poi annate magre. Non abbiamo continuità nello sfornare talenti. E le Nazionali giovanili alternano grandi risultati a prestazioni non brillanti. Per fortuna abbiamo ottimi allenatori, che riescono tatticamente a bilanciare certe carenze anche fisiche che siamo costretti a subire. Altrimenti, quando ci va male, sarebbe anche peggio.