Italia - Petrucci annuncia Belinelli e Gallinari presenti in Cina

24.02.2019 09:20 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 2049 volte
Italia - Petrucci annuncia Belinelli e Gallinari presenti in Cina

Passata la festa, gabbato il santo. Nei momenti caldi della vittoria a Varese il presidente FIP Gianni Petrucci aveva glissato sulla sempre velenosa domanda se in Cina ci sarebbero stati Belinelli e Gallinari. Ma il giorno dopo, come riferisce Andrea Barocci sul Corriere dello Sport...

Beli e Gallo. Le convocazioni è ovvio le fa l'allenatore. Gallinari e Belinelli? Tutti i giocatori hanno voglia di giocare il Mondiale, l'unica manifestazione che ti mette a confronto con i migliori. Sacchetti non ha preso bene il no di Danilo alle gare di queste qualificazioni? Meo è un uomo intelligente...

Proprio Sacchetti. Queste qualificazioni mi hanno dato una conoscenza diretta di un allenatore straordinario come Sacchetti. Ho avuto tanti tecnici, eppure l'amore che hanno i giocatori per Meo sinceramente non l'ho mai visto. La sua più grande dote è la normalità, il saper coltivare i rapporti umani. Una normalità che sa trasmettere ai ragazzi. Fa giocare tutti: non c'è un giocatore scontento con lui. La forza di Sacchetti è stata anche quella di far conoscere atleti che non giocavano nei loro campionati e che ora, dopo l'esperienza azzurra, hanno iniziato a rimanere in campo con i loro club. Possibile, mi sono detto che bisogna essere scoperti a 27 anni? Eppure Meo ci è riuscito. Esempio maggiore è quello di Giampaolo Ricci.

Abbracci. A Varese ho ricevuto due abbracci che mi hanno commosso. H primo di Meo, che ha rischiato di prendersi anche un tecnico, visto che ha lasciato la panchina quando mancavano ancora 30' alla fine della gara con l'Ungheria H secondo di Brooks. Poco dopo la sirena Jeff aveva una bottiglietta d'acqua in mano, e mi ha guardato: non sapeva se bagnarmi o meno. Poi ha scavalcato le transenne e mi è venuto incontro. Ecco, è stato un gesto che mi ha fatto piacere.

Tre son le cose che piacciono a me. Questa qualificazione dimostra tre cose: tutte le società hanno contribuito alla causa azzurra; il basket italiano non è così derelitto come si vuol far credere: e, infine, gli italiani validi, se fatti giocare, ci sono.