Torneremo a due americani per squadra, e non perché lo dice Petrucci!

19.04.2018 00:40 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 5516 volte
Torneremo a due americani per squadra, e non perché lo dice Petrucci!

E' tempo di bilanci in casa del motore del basket moderno. Che non è la FIBA, come tutti ben sanno. La NBA tira le somme del primo anno di G-League, secondo un programma d'azione che vi avevamo anticipato già nell'agosto 2015 (qui).

Siamo andati a rileggere quanto avevamo previsto per il futuro e oggi possiamo dire/potete rileggere di aver colto nel segno. La NBA ha brandizzato la D-League trasformandola in G-League (per onorare lo sponsor Gatorade, of course) e dotandola di una cospicua dote di quattrini per lo sviluppo, con le franchigie che presto arriveranno a 30, una per ogni casa madre. Lo abbiamo anticipato nel luglio 2017 (qui) spiegando quale rivoluzione sarebbe stata il "Two-way contract".

Nei giorni passati il board della Lega nordamericana ha tirato le somme del primo anno professionistico, in contemporanea con la vittoria degli Austin Spurs in finale contro i campioni uscenti Raptors 905. Il bilancio deve essere stato eccellente, se è stato deciso di insistere nell'iniziativa e di aumentare gli stipendi per i giocatori (qui). Aumentare al punto che la maggior parte dei buoni giocatori statunitensi o europei prodotto delle università preferiranno anche economicamente cercare di accasarsi in un team USA piuttosto che cercare fortuna in Europa.

Quindi la strada aperta dal campionato israeliano qualche anno fa - e che ha dato buoni frutti interrompendo l'egemonia del Maccabi Tel Aviv sul campionato - ovvero buoni americani, atletici, da finire di formare tecnicamente, e a basso costo è destinata a interrompersi. La massa di buoni atleti rimarrà a giocare negli States, emigreranno quelli di livello inferiore verso i campionati francese, tedesco, italiano ma anche spagnolo e turco come fino ad oggi facevano con Belgio, Olanda, Finlandia. Arriveranno diversi Top level - forse due per squadra - per quelle società che potranno pagare un salario superiore alla G-League ma inferiore alla NBA. Una forbice in cui fare buoni acquisti diventerà sempre più complesso, tra buyout ed escape. Adesso perfino con il suo budget da 40 milioni il CSKA Mosca non riesce a stare dietro ai colossi a stelle e strisce, figuriamoci dopo!

Questo apre la strada alla valorizzazione del reclutamento e formazione del settore giovanile di ogni club europeo. Italiano in particolare. Petrucci non dovrà ordinare nulla; poiché arriveranno americani mediocri come gli italiani, la naturale convenienza sarà quella di lavorare maggiormente sugli atleti fatti in casa che torneranno ad essere economicamente convenienti. Attenzione, perché sui prospetti di primo livello interverrà a mani basse la NBA con il programma che sta sviluppando approfittando della crisi del modello universitario negli Stati Uniti causato dagli scandali sul reclutamento (qui).

Quindi smettiamola con il palliativo degli stages di Tanjevic e dotiamoci di regolamenti ed accordi internazionali per far si che diventi economicamente interessante per i club italiani tirare su ragazzi con un futuro cestistico grazie a un buon reclutamento, senza tirare il collo al quindicenne di turno che per qualche ragione probabilistica tira fuori due annate che fanno vincere al suo tecnico qualche campionato provinciale e/o regionale per poi essere un signor qualunque a diciotto anni. Senza nemmeno più voglia di giocare a pallacanestro.

Perciò la situazione più probabile nel giro di due/tre anni sarà: due americani top per club come negli anni Settanta; alcuni giocatori europei - perché la Bosman non si cancella - di buona caratura; il resto della truppa italiani quasi tutti fatti in casa e lì si giocherà la capacità di produrre qualità e quantità. Chi si sarà dotato di leggi adeguate a sopportare lo schiaffo della NBA - che ha potere, autonomia e soldi per andare dritta per la propria strada - avrà certamente come club e come paese un futuro migliore.