Nella pallacanestro dei Cachi abbiamo qualche problema? Nunnally, Siena, Scafati, Cantù, Avellino...

06.02.2019 11:55 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 2146 volte
Nella pallacanestro dei Cachi abbiamo qualche problema? Nunnally, Siena, Scafati, Cantù, Avellino...

Con un calembour sulla famosa canzone di Elio e le Storie Tese andiamo a verificare le ultime situazioni imbarazzanti della pallacanestro italiana, così, per spirito di servizio e anche per puntualizzare alcune situazioni, anche sgradevoli, che non a tutti piaceranno, ma che tali sono.

Nunnally. L'immagine europea dell'Italia della pallacanestro verte quasi tutta sull'Olimpia Milano. Sarebbe bastata la pignoleria di una segretaria che si informa presso la FIP del casellario di James Nunnally (cosa che un budget da 25 milioni di dollari non può prevedere...) Il giocatore pare non sapesse nulla. Nell'era di internet non si possiede un indirizzo di posta elettronica a cui inviare la comunicazione di una squalifica? Nell'area riservata di Legabasket non esiste per gli addetti ai lavori la possibilità di verificarlo da soli? Quanta metodologia da età della pietra è ancora in uso? L'unica scusante che ci salva è il fatto che, per ritrovare un precedente analogo, i giornalisti sono dovuti andare a scomodare il calcio: al Real Madrid fu uno dei motivi che fecero licenziare un allenatore. Per carità: all'Olimpia facciano quadrato.

Razzismo, Siena e Scafati. Tanti bla bla bla su due episodi di razzismo nei palazzetti, dimenticando che oggi, oltre al referto arbitrale c'è anche la televisione, in serie A2. Che al PalaMangano Franko Bushati sia stato oggetto di insulti razzisti (albanese, zingaro in senso dispregiativo) è pacifico tanto che la società scafatese punta il dito sul giocatore che avrebbe aizzato il pubblico con dei gesti che la terna non ha visto.

Anche per il caso toscano, sono decisive le sentenze del giudice sportivo. Quell'insulto a Mike Hall, trovandomi alla partita, non l'avevo sentito (come una quindicina di persone nel terrazzino della stampa). E leggo che non lo hanno sentito nemmeno gli arbitri dal momento che la squalifica arriva per un isolato tentativo di invasione di campo. Il palazzo senese - come si evince dalla visione della partita su LNP TV - protestava con la terna per aver concesso canestro valido a un tiro di Pepper scoccato dopo la sirena dei 24 secondi e poi giustamente annullato, Hall non se lo stava filando nessuno fino a quel momento...

Tutto questo per dire due cose: 1) il razzismo è una piaga da combattere seriamente e certe esternazioni da "Al lupo, al lupo" ci danneggiano tutti e danneggiano la serietà di una lotta che ci coinvolge tutti; 2) con l'avvicinarsi delle sentenze e delle retrocessioni a fine stagione episodi di poca compostezza di giocatori e pubblico si potrebbero moltiplicare e danneggiare ulteriormente l'esito dei risultati sportivi e della correttezza dei campionati.

Gestione palazzetti. Pensiamo occorra al più presto che ci sia una regolamentazione precisa, stringente e comune nella gestione dell'ordine pubblico nei palazzetti e non lasciarla nelle mani incolpevoli degli arbitri che, tra l'altro sono lì per fare un altro mestiere. Va bene il tifo caldo e appassionato, ma non deve travalicare il rispetto delle linee del campo e non va bene l'eccessiva discrezionalità che hanno le società nell'educare i propri sostenitori. Il basket delle famiglie al calduccio nelle mura di un palasport confortevole in questo modo finisce nel dimenticatoio; rimangono i rissosi e vola via il grande pubblico.

Gestione società. Ogni maledetto venerdì devi sperare che, in serie A come in A2, la squadra che affronterai abbia una grana stipendi. Potrebbe valere mezza vittoria... Il problema è annoso come l'ansia di non perdere voti e la poltrona in Consiglio Federale. E' piuttosto ridicolo aspettare che una riforma intelligente tesa a mantenere l'uguaglianza delle condizioni di gioco venga dalle Leghe: è come far scegliere a Bertoldo l'albero su cui impiccarlo! Sulla classifica di serie A il fattore stipendi incide molto sul risultato di una gara al giorno d'oggi, molto più della vittoria a tavolino di Pistoia su Milano. Dopo la Coppa Italia occorrerebbe mettere in parallelo al campionato una serie di norme atte a dare una stabilità economica ai club in base a contratti collettivi firmati dai vari stakeholders che gravitano intorno a ogni società. Dagli imprenditori, agli sponsor, al pubblico (nella NBA se non hai una certa quantità di abbonamenti ti tagliano la franchigia) e anche ai rappresentanti pubblici del territorio di riferimento. La forza che viene dal fatto di essere l'unico sport professionistico oltre il calcio deve servire a qualcosa. Chi vorrà la pallacanestro a casa sua saprà cosa, come, quanto per averla. Per gli altri il dilettantismo sarà sufficiente, ma ci sarà bisogno di saper gestire pure quello.