Crisi italiani. Riforma dei NAS oppure abolizione?

02.05.2019 11:01 di Umberto De Santis Twitter:    Vedi letture
Crisi italiani. Riforma dei NAS oppure abolizione?

Le nostre considerazioni sul "premio italiani", la valorizzazione in soldi per le squadre che in campionato fanno giocare più minuti i giocatori italiani (qui), hanno aperto un dibattito fra persone illuminate attraverso i benedetti (o maledetti, secondo il punto di vista) social-media. Qui vogliamo offrire ad una platea più grande, dopo il pensiero di Eugenio Crotti (qui) una considerazione di Michele Martinelli su una delle tasse federali considerate, a torto o ragione, più inique: i premi NAS.

"Quindi dovremmo fariseicamente affermare che i giocatori in serie A non sono professionisti? Che non lo sono l’80% di quelli della A2 e il 50% di quelli della B? Conoscete qualcuno, rientrante in questo gruppo, che per campare faccia un altro lavoro?
Il vero problema sono i premi NAS. Vanno aboliti anche se temo che su questo la FIP faccia fatica ad esser d’accordo visto che intasca circa il 15% degli stessi senza oneri se non di data base. La possibilità data ai giocatori di svincolarsi automaticamente dopo una certa età penalizza le società che li crescono. Il derivato dell’incasso dei premi stessi da parte di queste società è spalmato, più o meno nell’arco di un quindicennio e paga una gabella del 15%. 
Consentire alle società, con il mantenimento del vincolo, di negoziare la fuoriuscita, consentirebbe alla stessa di fare investimenti importanti che invece con la premialità non riesce a fare. Tutto questo avvantaggiando solo le società “maggiori” per le quali pagare un “prestito” di 12.000€ annui è irrilevante.
Il rimedio? Tornare al vincolo dei cartellini magari fissando sino ad una certa età (tipo 25) la decadenza dello stesso. Le società negozierebbero le loro entrate ed i giocatori che non avessero raggiunto a quell’eta valore tecnico per il professionismo, andrebbero liberamente dove loro compete. Ma ce ne sarebbe ancora da dire..."