Un trionfo Gold - Intervista a Thomas Valentino, presidente Gallarate

12.06.2017 18:23 di Alessandro Palermo  articolo letto 1255 volte
Ciardello e Fogato con il pres
Ciardello e Fogato con il pres

VARESE - La storia è stata fatta, il BasketBall Gallarate ha compiuto la sua impresa sportiva più bella. Obiettivo raggiunto per capitan Ciardello e compagni, è Serie C Gold. Una promozione, quella dei "galletti", che ha risvegliato la tribù gallaratese amante della palla a spicchi. La Safco Engineering vince, anzi stravince, contro Viadana (formazione della provincia di Mantova) e accede così al quarto livello della pallacanestro italiana, chiudendo il cerchio nel migliore dei modi, al termine di una stagione meravigliosa. Il trionfo ha tanti volti: dal carisma di Ciardello, alla leadership di Fogato, dalla spavalderia dei giocatori più giovani all'ambizione del presidente, Thomas Valentino, eroe di questa storica promozione.

37 anni, Valentino, è il "pres" che tutti gli sportivi vorrebbero avere. Giovane, affamato e - soprattutto - travolgente. E' capace di contagiare anche a cento metri di distanza con la sua passione, con la sua voglia, con la sua determinazione. E la squadra si rivede in una figura del genere. Sarà forse perché anche lui è stato giocatore, sarà perché lo è stato fino a poco tempo fa (sempre a Gallarate), sarà perché la sua ambizione trascina anche chi non ha voglia di correre. In esclusiva per i lettori di pianetabasket.com, abbiamo intervistato il patron della Safco Engineering Gallarate, ecco cosa ne è uscito:
 

Presidente, ai nastri di partenza vi davano per favoriti, la promozione era alla portata ma un conto è dirlo a parole, farlo è tutto un altro discorso. E' stata dura?
«Lungo la nostra strafa abbiamo incontrato qualche dislivello, non è stato di certo semplice. Penso alla separazione di dicembre con coach Vis, la situazione stava degenerando. Ho visto i giocatori incupirsi, c'era un chiaro problema di amalgama. Siamo stati bravi noi come società, Io e Ferri, così come lo spogliatoio è stato utile per passarci delle informazioni, che ci tengo a precisare come tali, non erano delle critiche ma delle semplici valutazioni. L'anno scorso, a fine stagione, si era rotto qualcosa. Tuttavia, speravamo si potesse aggiustare in quella nuova ma gli stessi problemi dell'anno scorso li abbiamo avuti poi nel corso di questa annata. Cambiare allenatore è stata la svolta».

Quando ha capito che Gallarate poteva farcela davvero?
«Esattamente alla prima partita di Ferri, con il cambio in panchina. Contro Erba, lì ci siamo guardati e abbiamo capito che ce la potevamo fare. Quella gara andò via liscia come l'olio, da quel momento vincemmo 11 partite consecutive. Abbiamo visto dei giocatori diversi, erano cambiati, come se fosse stato tolto un tappo. Era cambiato il modo in cui scendevano in campo, da lì in avanti poi abbiamo perso soltanto una partita, a Cassano Magnago. Avevamo già la testa ai playoff e, anche in quella situazione, è stato bravissimo coach Ferri. Alessandro ha fatto un lavoro di testa fatto fantastico, dopo quella gara si è incazzato come una iena e ha teuto sugli attenti la squadra. La risposta si è vista poco dopo, sul campo, quando abbiamo vinto di 19 contro Cerro Maggiore, rimontando il -18 dell'andata. Quella è stata una delle imprese sportive più belle di quest'anno».

Cosa ha fatto la differenza?
«La differenza tra il lavoro di Nico Vis e quello di Alessandro Ferri. Il primo è un allenatore abituato a lavorare con la sua testa ed i suoi schemi, Ferri e i suoi assistenti invece lavoravano per la squadra, hanno lavorato con quello che avevano davanti. Oltre alla parte psicologica che accennavo in precedenza, ha fatto la differenza la gestione tecnica, molto più accurata rispetto a quella di inizio anno. Questa caratteristica di Ferri è stata la chiave che ha svoltato la stagione, i giocatori hanno ritrovato la loro naturalezza. Il caso per eccelenza è quello di Puricelli, da dicembre in poi ha incominciato a segnare 20 punti di media, non si è più fermato. Vis lo mandava in confusione: "Sei un 3, no sei un 4...". Ferri invece è arrivato e gli ha detto semplicemente che era un giocatore, punto».

Quale è stato invece il momento più delicato? Dove avete rischiato di mandare all'aria tutto.
«La trasferta a Robbio, ho visto gente che tirava calci alla sacca, un distacco totale dall'allenatore. Per questo la partita a Cerro Maggiore era un bivio, dovevamo riprenderci, altrimenti andavamo giù nel burrone».

Domanda scontata, quale sarà il futuro della Safco?
«Prima di tutto voglio fare un ringraziamento totale ad Alessandro Ferri. Perché prima di rimettersi pantaloncini e maglietta, non per giocare per fortuna (ride) ma per allenare, era nella sala dei bottoni e ha poi portato la squadra alla vittoria, accettando di ricoprire questo incarico. Dopo la promozione ci ha chiesto due giorni per riflettere, scegliendo di dare dimissioni. Si è tolto la canotta dell'allenatore per rimettersi la giacca di General Manager. Dunque adesso siamo alla ricerca del nuovo allenatore che da qui dipenderà tutto del nostro futuro. Ovviamente ringrazio di cuore anche Massimiliano Leone, senza il suo contributo sarebbe stata dura pensare a tutta quella parte burrocratica. Il mio sogno comunque è che Ferri ci ripensi».

Fosse per lei, dunque, lo riprenderebbe al volo?
«Assolutamente sì, non si discute. Il 99% di questa promozione è merito suo. Spero sia invogliato a cambiare idea, magari nel leggere i profili che stiamo cercando capisce che non sono gli allenatori giusti e decide di tornare sui suoi passi. Molto però dipende dalla sua salute, quella viene prima di tutto, magari però un'altra stagione la fa ancora. Speriamo. Altrimenti andremo alla ricerca di una figura giovane, che possa essere utile anche per il discorso dell'Ayers Rock (settore giovanile di Gallarate). Chi entra nella nostra squadra deve capire che deve fare il bene della società, non il bene per se stesso».
 

Ringraziamo il presidente Thomas Valentino per la dispobilità, gli auguriamo un futuro ricco di successi, sportivi e non.

ALESSANDRO PALERMO