Una terra promessa, un basket diverso dove crescere i nostri campioni...

05.12.2012 19:48 di Matteo Marrello  articolo letto 971 volte
Una terra promessa, un basket diverso dove crescere i nostri campioni...

Siamo ragazzi di oggi pensiamo sempre all'America guardiamo sempre lontano...troppo lontano...i 12 “apostoli” per continuare a mantenere viva la tonalità d'azzurro della maglia nazionale sono stati selezionati. Si può essere d'accordo o meno sulla scelta di aver convocato un gruppo di giovani  per una partita solamente rappresentativa come il prossimo All Star Game di Biella (16 dicembre), ma per una volta è bello guardare oltre. Oltre significa vedere che un gruppo azzurro giovane e futuribile c'è, cosa non scontata viste “le invasioni barbariche” a cui assistiamo in estate comprensivi di passaporti che cambiano improvvisamente. Ben venga lo straniero di medio-alto livello (oramai possiamo permetterci solo quello) e ben venga una sana competizione con il compagno di club con il quale ci si gioca il posto in squadra. Sana significa che bisogna sempre avere la possibilità di dimostrare la proprie potenzialità, cosa che purtroppo non sempre viene fatta nei nostri club di Serie A . Poi vediamo italiani preziosi se non addirittura fondamentali per le loro squadre (Datome, Imbrò, Moraschini, De Nicolao, Polonara) tanto per fare qualche nome) e unita a loro, c'è una Caserta capace di vincere due gare di seguito senza americani, trascinata dallo scugnizzo Stefano Gentile e dall'esperienza dell'ex capitano azzurro Marco Mordente. Il coach della Juve Pino Sacripanti di giovani ne vede e ne allena tanti essendo anche head coach della Nazionale U20, illuminanti le sue parole rilasciate alla Gazzetta dello Sport: «Troppo spesso gli americani e il minutaggio limitato
degli italiani diventano un alibi per tutti. A Caserta non è così. Si prendono tanti stranieri perché costano meno, ma se uno trova italiani senza svenarsi è meglio puntare sui nostri, che hanno più attaccamento
e se li coinvolgi in un progetto rendono di più. Inoltre ora gli stranieri che fanno la differenza non vengono
nel nostro campionato – chiosando con - l'immobilismo ci ucciderebbe, così non si può più andare avanti». La cosa splendida di tutto questo è che Sacripanti ha parlato prima con i fatti e solo dopo con le parole. È stato costretto da un roster limitato? Vero si, ma la voglia di lavorare e migliorare tutti i suoi giocatori a disposizione non è mai venuta a meno, nemmeno nei momenti in cui il club campano ha rischiato seriamente di salutare la compagnia. Ecco allora un bel motto: coinvolgere i giovani senza paura...in modo che non pensino solo all'America come cantava Ramazzotti, ma che nella loro testa (almeno per un po') possa trovare spazio anche una giovine e bella Italia....che possa essere la loro terra promessa.

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