Treviso, la grande anomalia

11.07.2012 00:27 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1905 volte
Fonte: Carlo Fabbricatore
Treviso, la grande anomalia

Partirei da un presupposto importante: noi tifiamo Treviso. Coldebella, Pittis, Vazzoler e tutti gli altri hanno svolto un lavoro a dir poco fantastico. Non ho idea se la Lega e la Federazione daranno il pass ai trevigiani per mantenere la permanenza in Lega A, ma in ogni caso dovremmo riflettere su questo caso. La situazione di Treviso è estremamente anomala: zero debiti ma proprietà che decide in autonomia di recedere dall'impegno pallacanestro. La famiglia Benetton per un trentennio è stata proprietaria e artefice di questa meravigliosa fiaba ma purtroppo, un anno e mezzo fa, comunicava che non avrebbe più continuato con il basketball di vertice. Non mi sento di biasimare una scelta aziendale sicuramente motivata e neppure capisco i tifosi che contestano i Benetton. Vorrei ricordare per onore di memoria che prima del loro avvento mai Treviso aveva raggiunto i successi dell'era benettoniana.
Gli ex giocatori hanno il grande merito di essere riusciti a coinvolgere in questo progetto molte aziende ma soprattutto una grande massa di appassionati locali. Ma i politici quale ruolo hanno giocato? L'aspetto che mi è maggiormente piaciuto è che siano stati uomini di sport a trainare “l'operazione salvezza”. Difficilmente in altri sport vediamo coinvolgimenti di ex atleti e questo mi fa ben sperare per il movimento pallacanestro: forse ci stiamo riprendendo il nostro sport.
Ripeto: l'affaire Treviso è anomalo ma purtroppo esistono dei regolamenti che potrebbero stoppare questa iniziativa. Creare un precedente potrebbe in un futuro generare danni irreparabili, ricordiamoci le wild card e affini.
Le società hanno difficoltà nel reperire sponsor e non hanno la capacità di autofinanziarsi. Questo è il vero problema: l'autofinanziamento. Non troppi anni addietro i giovani che uscivano dal vivaio erano un' importante voce nelle attività di bilancio. Cedere in via definitiva o in prestito i giocatori serviva a  rimpinguare le casse sociali; i club di seconda fascia cedevano i giocatori più promettenti per ripianare le passività di gestione.  Gli impianti devono essere usati per organizzare eventi capaci di generare risorse per l'autofinanziamento.
Troppi avventurieri o faccendieri hanno drogato i costi dei club. La colpa è esclusivamente nostra in quanto non siamo stati capaci di proteggere il nostro sport. Molti club sono in difficoltà, altrettanti lo saranno durante il campionato. Voglio ricordare che  la stagione scorsa denunciammo l'anomalia di squadre che iniziarono la stagione con rose competitive per poi finire con i “superstiti” falsando di fatto il campionato. Gli organi di controllo dovrebbero spiegarci queste assurde situazioni perché ne va della credibilità del movimento.
Finiamola di scimmiottare maldestramente la NBA con organigrammi che non hanno neppure le multinazionali; basta con roster di 15/16 giocatori. La vacche grasse sono finite! In parole povere ridimensioniamoci! Ritorniamo nella realtà, ci siamo stufati del virtuale. I dati ridicoli di audience televisiva dovrebbero essere il nostro monito. I presidenti magnati non esistono più.
Agli amici di Treviso dico solo che, comunque vada a finire, sono stati semplicemente fantastici.

Carlo Fabbricatore

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