Siena contro Pianigiani per crescere in Europa

L'ex assistente Banchi sfida il maestro Pianigiani: «Simone
è stato un compagno di viaggio ideale».
04.01.2013 10:44 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 493 volte
Fonte: Tuttosport
Banchi e Pianigiani
Banchi e Pianigiani

L'IMPATTO emotivo non sarà lo stesso dell'amichevole a Siena di quattro mesi fa, quando per Simone Pianigiani e la Montepaschi si aprì una nuova era, ma il valore dell'odierno Fenerbahce-Siena (2° turno delle Top 16 di Eurolega) resta elevato. Reduce dal ko a Barcellona di venerdì, il ct azzurro non può fallire nel primo incrocio ufficiale contro la Montepaschi allenata da Luca Banchi, che per sei anni (e sei scudetti) è stato suo assistant coach di lusso. «Ci siamo sentiti anche mercoledì - rivela Banchi - e scherzando l'ho accusato di aver utilizzato il suo potere per far costruire la nuova arena del Fenerbahce nella parte asiatica di Istanbul. Così gli avversari provenienti dall'aeroporto devono farsi due ore di bus...».

Che effetto fa Pianigiani sulla panchina opposta?
«Per fortuna, durante la partita non si volge lo sguardo verso l'altra panchina: Simone è stato un compagno di viaggio ideale con cui condividere tanti successi e pure qualche sconfitta dolorosa, sei anni in cui abbiamo avuto l'opportunità di competere al massimo livello europeo. E comunque non dimentichiamo la difficoltà nell'affrontare una squadra allenata da un tecnico come Pianigiani e con giocatori ben noti a Siena come McCalebb, Sato, Andersen».

Come descrive i primi mesi da capo allenatore?
«Siamo partiti per dare consistenza a un gruppo profondamente rinnovato, che' doveva definire le sue gerarchie tecniche e che raccoglieva l'eredità della squadra dei sei scudetti. Abbiamo ottenuto successi importanti, contro il Maccabi al debutto nelle Top 16, ma anche a Roma, Cantù e Bologna, però dobbiamo eliminare certi passaggi a vuoto».

Siena ha rinnovato la tradizione del top assistant coach, chiamando Marco Crespi.
«Con le figure di Marco e di Alessandro Magro, con cui ho condiviso sette anni a Siena, resta l'obiettivo di uno staff in grado di creare un 'contraddittorio'. L'assistente propone, confronta le proprie idee con il capo allenatore, e Crespi vive il basket in modo totale, da autentico innamorato del gioco».

Con quale obiettivo affrontate le Top 16?
«E' un privilegio giocare la seconda fase, che ed darà tanto in termini di esperienza 'comune', anche se ci toglierà parecchio a livello di energie, per quattro mesi non avremo un giorno di riposo. E se con le Top 16 a sei gare si poteva tarare la preparazione su un periodo breve, ora la seconda fase dura oltre tre mesi, durante i quali è difficile mantenere lo stesso livello di condizione. La formula privilegia chi ha organici profondi e giocatori esperti, o chi disputa campionati di basso profilo».

Il nostro è ancora un campionato impegnativo?
«Sì, lo conferma l'equilibrio in vetta, con outsider che possono nutrire ambizioni come Varese e Roma, e con chi si è mantenuto ad alto IiveEo come Sassari e ovviamente Cantù. E non dimentico Milano: me la sarei immaginata prima in classifica, ma per esperienza e talento è nettamente superiore a tutti, lo ha dimostrato quando è venuta a batterci a Siena».

Fin qui la Montepaschi ha avuto i volti della continuità di Ress e Moss, e del capocannoniere di Eurolega Brown.
«Aggiungo Marco Carraretto, ereditare i gradi di capitano da Stonerook non era facile. Ress ha messo a frutto la sua versatilità giocando anche da centro, Moss ha etica del lavoro e dedizione. Brown si è adattato a richieste differenti e penso che raggiungerà livelli superiori rispetto a quelli toccati prima di giocare a Siena».

Mirco Melloni