NBA, spunta il problema del mutuo e Kobe Bryant offre aiuto ai colleghi

23.09.2011 11:01 di Enrico Campana   Vedi letture
NBA, spunta il problema del mutuo e Kobe Bryant offre aiuto ai colleghi

(Enrico Campana)  Quarantotto ore drammatiche, e purtroppo il clima  da “ora o mai più” non ha portato saggezza e permane il blocco rigido per la firma del contratto collettivo. Il tempo stringe, aumenta l’inquietudine, c’è una perdita di valore mercato palpabile, si pesano gli interessi e forse qualcuno ha sbagliato strategia in questa partita. E’ questa la tesi molto dura di David Falk,  l’ex agente (e magari l’attuale portavoce?) di Michael Jordan, voce autorevole che a Sport Business Daily  con una tempistica sospetta,proprio mentre le parti si apprestavano a mettersi attorno al tavolo, ha sfiduciato i due principali attori della vicenda: “Se non si riesce a trovare un accordo fra Billy Hunter e David Stern significa che non stanno facendo un buon lavoro. E nel nostro campo quando qualcuno non porta i risultati, viene sostituito”.
Il sindacato dei Giocatori e la NBA cercavano  a New York di ripartire con la trattative, di salvare  in extremis  la stagione e ricondurla alla sua naturale programmazione  prima che cominciasse il lockout dei proprietari il 1° di luglio. Da quel momento lo scenario è diventato opaco, le cicale hanno smesso di cantare e adesso è un muro contro muro, e il  leader del sindacato ha dovuto riconoscere  apertamente  che ormai si tratta di “uno scontro di sangue”.
Si va avanti così nel buio, senza il minimo spiraglio di luce, nel quale tentare un attraversamento cauto . Tutto rimane cristallizzato  all’ultima riunione del 15 di settembre al termine della quale il sindacato dei giocatori ha espresso tutto il suo pessimismo riguardo alla possibilità di una ripresa imminente  e avvisato tutti gli associati, tanto per non spargere illusioni, del rischio che sarà impossibile  ripartire prima del 15 dicembre.
La notizia è positiva solo per l’Europa, ma attenti bene con beneficio d’inventario, perché si stanno creando squadre che portano illusioni e poi saranno abbandonate dai bigs, il Real mette  ad esempio 2,7 milioni su Rudy Fernandez “perché è una faccia vincente e può far sognare i tifosi”  ha tentato di spiegare attaccandosi sui vetri  il responsabile della Sezione Baloncesto Herreros. Domanda:  se  però fra una settimana o 10 giorni si trova l’accordo, chi ha preso Gallinari, Rudy Fernandez, Mozgov, Seraphin resta con un palmo di naso?
Al momento della comunicazione  ai giocatori dello stop al 15 dicembre il mercato europeo è ripartito:  hanno firmato  nei giorni scorsi Gallinari, Okur, Rudy Fernandez, Kevin Seraphin, Timofey Mozgov è tornato al Khimki.  Si sono scatenati  “appetiti proibiti”, l’offerta di Bologna a Kobe Bryant ha fatto il giro del mondo.  Affari che in qualche caso hanno una logica, in altri meno.
Si è svegliata nel frattempo anche la Cina. Due giocatori di Denver, Kenyon Martin e JR Smith  hanno firmato per 3 milioni di dollari per le squadre di Xinjian Guangui e Zhejiang Wanma fino al 5 marzo, perché il Governo ha aperto le porte ai giocatori ma solo a patto che giochino tutta la stagione. Dopo quella data potranno fare gola a qualche squadra per i playoff, e 3 milioni non solo da buttare via. In ogni caso, la franchigia di Denver è la più danneggiata dalla “serrata”: oltre a Martin, Smith, Gallinari e Mozgov un altro titolare, Ty Lawson, ha accettato le offerte dello Zalgiris. E sono cinque pezzi importanti, il basket sta globalizzandosi e la NBA può perdere il monopolio. Di sicuro, visti anche gli ultimi  colpi cinesi,  grazie al nuovo stop  il mercato si riaprirà e  ci potrebbero essere altre sorprese nei prossimi giorni, magari la principale sarà quella di Pau Gasol, mentre Marc è irremovibile.
E’ fallita  dunque anche la strategia soft studiata per creare un’ipotesi tecnico-diplomatica dalla quale ripartire.  Stavolta le parti in commedia avevano infatti deciso di  mandare avanti i tre loro  avvocati, perché gli avvocati complicano le cose facili e semplificano quelle difficili. Quelli americani sono diabolici, lo sa bene David Stern, il grande capo che guadagna 24 milioni di dollari e che a sua volta si è sospeso lo stipendio e sperava di festeggiare con l’accordo il suo compleanno n.69, mentre il suo messo Alan Silver gli ha reso questa data pesante come un macigno
La frenetica corsa andrà avanti col tentativo di aggiornare l’agenda alla prossima settimana, ma è sempre più difficile riaggiustare i cocci, cercare di trovare una bozza d’intesa e limare le richieste, per ora molto distanti. I giocatori sostengono: abbiamo già fatti  concessioni per 100 milioni. E lì si fermano.
La fallita riunione di  New York  ha dato purtroppo  ragione a David Falk,   se  alla ricerca di un clima più favorevole  il commissioner Stern, il direttore del sindacato Billy Hunter e il presidente Fisher  hanno mandato avanti  agli avvocati  nel tentativo di salvare la programmazione e  magari ricominciare tutto daccapo significa che magari bisognerà trovare un mediatore, un Kissinger della situazione o – perché no? – lo stesso presidente Obama affinchè  lo scontro non diventi un problema per l’impatto che il basket  ha nel paese.
“Il tempo sta giocando purtroppo  contro le parti”, questa l’ammissione sconsolata di David Stern che significa l’addio alla speranza di riprendere la  prossima settimana  coi training camp e di non veder amputato  il calendario delle pre-season per il via ufficiale della grande kermesse  previsto il  1° novembre.
Secondo Stern, ricapitolando i termini delle posizioni, ogni punto è negoziabile “salvo il limite salariale stretto”. Insomma i proprietari vogliono maggiori percentuali agli utili e risparmiare sui salari.  S’impuntano rifiutando di  accollarsi l’aumento dei contratti in un momento difficile dell’economia e con la maggior parte delle franchigie in passivo. E all’interno del superclub cominciano ad affiorare i malumori, i piccoli si sentono vessati e c’è anche il problema della disparità sempre più marcata fra livello A e B. Questa polemica è stata accesa da Michael Jordan nelle vesti di proprietario di Charlotte, una  trincea dei piccoli club, multato da Stern di 100 mila dollari perché dire queste cose durante la serrata è stata un segno di debolezza. Che non ci sia  proprio lo zampino, ci si chiede, di Jordan in questa levata di scudi del suo potente agente?
L’Associazione Giocatori gioca invece tutte le sue carte per accorciare i tempi dell’accordo di lavoro, soprattutto a far leva sulla popolarità  dei suoi giganti-lavoratori. E ha messo in campo le  superstar che sembrano come Figaro, sono in Cina, in Turchia, mentre  Bologna ci prova con le serate one-man-show dedicata a Kobe Bryant,” fosse anche per un solo mese “ dice l’imprenditore dello spettacolo salendo sul carro dei sogni. Perché  sta giocando un ruolo chiave proprio il giocatore più famoso del Barnum. Kobe è molto vicino a Billy Hunter, il direttore del sindacato. Via via cinese e poi turco adesso Kobe è il “sogno Virtus” ma l’Italia non è più come una volta, quando Milano e Treviso erano la 24.a squadra della NBA e arrivavano McAdoo, Carroll, Tony Kukoc. In ogni caso, Claudio Sabatini fa sapere di essere in grado di raccogliere 3 milioni di euro per un contratto di 5 mesi, mentre a Roma Claudio Toti cerca uno sponsor per Andrea Bargnani.
Che fra i giocatori serpeggi ormai la sfiducia lo conferma la sortita di Billy Hunter. Approfittando di un’intervista Tv, il sindacalista dei Giocatori ha fatto circolare  la voce del commovente impegno volontario di Kobe per aiutare i colleghi in caso di necessità, come le rate del mutuo in scadenza che cominciano a essere un assillo per molti. Anche in Spagna sostengono che questo giro promozionale estivo dei bigs  è stato tutto un gioco ben orchestrato. Le star hanno guadagnato  in pubblicità per la felicità degli sponsor,  con un secondo scopo:  fare pressione sulla NBA e i proprietari
Kobe come Deron Williams  - ha scritto un lettore a Marca - non sono realmente interessati, non hanno mai avuto e nemmeno adesso la minima intenzione di giocare fuori dal loro Paese, e si è trattato solo di una strategia studiata dell'Associazione Giocatori  un po’ ingenua e scoperta per  tentare di rovesciare una situazione di netto svantaggio sulla strada di un contratto collettivo difficilissimo.
“Mi sembra ormai più una questione di sangue”, ha ammesso da ultimo  in Tv un Billy Hunter preoccupato facendo capire che è uno scontro fra duri, ma senza far intendere di avere un jolly vero.  I proprietari, invece, sono nella maggior parte rampanti, di nuovo conio, non sono disposti a cedere più di tanto. E  magari, questo lo pensano in molti ma non hanno il coraggio di ammetterlo, sotto sotto pensano a una nuova NBA (senza David Stern?).
Questo scrivevo nei giorni scorsi, e senza dubbio la bacchettata  che Falk ha dato ai Grandi Duellanti conferma che difficilmente la trattativa può ripartire a meno di cambiare il tavolo diplomatico. Creare un comitato di saggi, o appunto chiedere aiuto a Obama. “Se si perde una sola partita della stagione regolare, questa Lega non potrà essere regolare”, rincara infatti la dose Falk come esperto in materia essendo stato uno dei protagonisti della serrata del ’98-99.
“Un grosso manager americano – mi racconta il presidente di uno dei maggiori club italiani avvalorando  la nostra analisi  di una rottura del fronte per il rischio indigenza dei giocatori meno famosi  - ci conferma che  il primo di novembre, quando il  primo stipendio non sarà  pagato giocatori saranno pronti a sedersi al tavolo delle trattative. A quel punto questa avventura sarà conclusa e  per fine novembre il campionato ripartirà”. [email protected]


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