Nazionale in volo, il bello di essere Gigi Datome

26.08.2012 14:54 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1428 volte
Fonte: www.pallarancione.it
Nazionale in volo, il bello di essere Gigi Datome

(Enrico Campana) - Come per gli aerei,  per volare anche  una squadra di basket  ha bisogno di due ali. Nel suo volo sicuro sui cieli dell’Est,  dalla Cekia e la Bielorussia,  le due ali  dell’”Italian Basket Flight” hanno raggiunto la prima destinazione, la qualificazione dopo quattro giornate. Il traguardo desiderato, ma anche il minimo perché ad onta di certi discorsoni pre-partita, dal richiamo omerico, non bisogna avere una laurea in matematica per capire che ragionando di 16 promozioni (due di ciascun girone più le migliori 4 sui 6 gironi)  su 31 squadre al via, con 10-12  di contorno o contantubo,  il rischio si riduce a un modesto 10 per cento.  Scenario che da noi non è stato oggetto di dibattito perché qualcuno vuole che la nazionale sia subalterna, tanto che gli altri ne hanno subito approfittato e  le nazioni che hanno fatto questo nostro  ragionamento – come dire? – puramente scolastico ne trarranno i maggior vantaggi. E quindi bisogna ringraziare anche Bargnani e Belinelli se sapremo qualcosa di più su questa squadra che ancora una volta si è imbarcata sul discorso degli oriundi in salsa senese, per cui ne ha voluti addirittura due.

In attesa che con la sicurezza del 1° posto  i momenti di spettacolo diventino sempre maggiori  perché i maestri dell’etica sociale insegnano che bisogna adattare il sistema agli uomini, un buon suggerimento anche per gli allenatori di basket,  queste partite potrebbero mettere qualche buona idea nel capo a Pianigiani, l’ homo prudens, per i prossimi europei. A meno che il nostro CT-Vate in part time lavorando adesso sul Bosforo, un bazar unico, non ripiombi in  uno stress addotto nella diretta TV  quale ragione  per lasciare la città dell’Angiolieri. Forse  più d’uno ha pensato che anche per lui non c’era più tanta trippa, ed era più strategico avere un fondaco senese in altri mari.

L’idea in questione è solo  una soluzione pratica, niente di originale.

(per altre notizie e commenti sulle qualificazioni europee 2013 si rimanda ad altre parti del sito, vedi menu.)

L’idea di tanti altri tifosi e giornalisti  vedendo  Datome  nella parte in commedia de “L’uomo di Minsk” sarebbe  quella  di mettere in campo un quintetto con un play (Hackett titolare se riuscirà a fare un altro salto di qualità,  o per ora  va bene l’alternanza fra lui e Cinciarini), Belinelli guardia, Gallinari small forward, Datome ala alta, e Bargnani all around. Senza intrappolare il mago nella lunetta per il pick and roll, farlo giocare spalla a canestro che non è roba per il suo carattere e il suo fisico, ma dentro e fuori. Il gioco di  LeBron… Scopo:  tirare da fuori, o giocare in uno contro uno come  il romano dei Raptors ha fatto quest’anno nelle molte partite notturne che ho seguito in Tv.  Questo tentativo potrebbe essere utile a tutti, anche a Bargnani stesso guardando al suo futuro, perché il timing e la visione nel passaggio sono un aspetto nel quale può molto migliorare.

In questa spedizione l’Italia ha giocato senza due giocatori NBA, in realtà si potrebbe parlare di uno solo perché se Portland offre un garantito allo spagnolo Claver, con tutto il rispetto per i giocatori della NBA con la cediglia, Gigi Datome è meglio del collega. E’ più completo, più futuribile. Lo avevamo detto fin da sette anni fa, innanzitutto,  gli europei giovanili, setaccio a volte dai fori molto larghi. Questo se andate a vedere dove sono finiti molte promesse del basket italiano, vedi i Rullo, i Gergati, i Saccaggi, o Davide Bruttini  golden boy che  ha pagato il suo talento perché può  giocare in 5 ruoli, e naturalmente non l’hanno utilizzato in quello dove non aveva rivali ma dove serviva un tappabuchi...

A livello giovanile non si arriva per caso, almeno dove è arrivato Gigi Datome. Forse sarà che ho seguito Luigi Datome detto Gigi, sardo razza Piave (di Montebelluna, la capitale dello scarpone da sci) fin da quando arrivato a Siena senza poterlo incrociare, ero wanted, cosa che mi ha molto divertito più che infastidito.  Ho sperato che avendo fatto il diavolo a quattro per strapparlo alla concorrenza, Gigi venisse subito lanciato in prima squadra, come avrebbero fatto gli slavi e gli spagnoli che danno le loro squadre agli allenatori… slavi..

Giustamente in omaggio alla parte sarda del suo carattere  si è ribellato, e non so se sia vero che lasciò Siena e fu  un affare giocatore contro giocatore. E cioè lui contro Rombaldoni, che pure veniva dall’aver segnato 10 punti nella finale olimpica con l’Argentina, ma altra epoca, altre prospettive.

Fin dai tempi della Gazzetta sono andato a vedermi le finali giovanili, con grande meraviglia Pasquali e Pillastrini me lo ricordano sempre. Ancor oggi mi diverto a sedere, in incognito, sulla tribunetta di cemento di qualche campetto minore. E da qualche anno, grazie alla Rete, dedico 60 giorni all’anno, in piena estate, per  seguire giornalmente i 6 europei giovanili allo scopo di aggiornarmi e  cercare di capire dove va il basket e se noi italiani siamo avanti a tutti, in fondo o in mezzo al gruppo. O incompresi.  Oggi siamo appunto nel mezzo (del guado?),  quando ormai ci stavamo arrivando al secondo step del rilancio. Purtroppo si è pensato, scopa nuova scopa meglio, di smantellare un progetto che cominciava a dare risultati, e non faccio nomi perché hanno visto tutti chi ci dovrebbe essere o non in quel ruolo. 

Gigi Datome, fatti alla mano, era  da almeno sette anni un predestinato più di Gallinari. Perché  ha avuto lampi di successo notevoli  fra i 17-20 anni, sconosciuti a quelli della sua generazione e maggiori di quelli del Gallo lodigiano, ovviamente gestito benissimo da un padre come Vittorio che ha ragionato sempre con la sua bella testa.

Per capire “cosa significa essere Gigi Datome” più che tentare di rimproverargli  come facciamo noi giornalisti il ritardo nell’arrivare al successo, dobbiamo prima sfogliare la cronaca degli ultimi 20 anni. L’Italia fra i primi anni Novanta (vale dire il …secolo scorso), quando era ai primi posti del ranking internazionale grazie a un coach come Mario Blasone che dovrebbe stare ancora al settore tecnico federale per renderlo più divertente, socialmente vivo e accattivante,  e dopo quattro lustri ha conquistato solo una medaglia di bronzo nella Juniores e poi due medaglie con la Under20 .

In queste scarne pagine di gloria, Gigi Datome è stato proprio il principale protagonista. Nel 2005 a Belgrado, quando l’Italia salì sul podio dopo ben  11 anni, 9  soli mesi in più del compagno Gallinari, Gigi Datome  fece una grande impressione, con una media di 18,6 punti, 8 rimbalzi, 2,1 recuperi.

Eravamo agli inizi dell’epopea di Siena. Si giocava a Belgrado, la votazione per il  MVP fu partigiana, la Serbia-Montenegro aveva vinto l’oro, e così Supergigi dovette accontentarsi di essere premiato col Quintetto Ideale. Due anni dopo, sempre nelle terre slave, a Nova Gorica, è il miglior giocatore della finale Under20 contro i russi e della squadra italiana e premiato  nuovamente col Quintetto Ideale. Nessun giocatore italiano è mai riuscito in questa impresa, a memoria nessuno è stato chiamato fra i Top Five negli ultimi sette anni, a parte Ale Gentile l’anno scorso e  Federico Mussini quest’anno fra i cadetti.

Per quel che può valere,  essere un’eccellenza a livello di Baby-europei è una cosa che non capita tutti i giorni. E un giocatore diventa patrimonio nazionale, non solo di se stesso, gli agenti o la società o la famiglia. Mi limito a due-tre esempi  recentissimi per comprendere cosa significa essere fra i top di un piccolo europeo. .

Nikola Ivanovic giocava l’anno scorso nella U20 montenegrina, con un canestro da metà campo ha messo ko la Serbia a Belgrado in queste qualificazioni. Dario Daric trionfava già due anni fa fra i cadetti, ancor prima di dominare i recenti europei juniores,aveva  firmato un contratto di 5 anni e 3 milioni di euro con il Caja Laboral. Evan Fournier, il francese dei Top Five dell’U20 di Bilbao, non dico il MVP Mirotic, è stato il n.1 europeo nell’ultimo draft (al n.22) mentre Abrines, MVP della U18 nel 2011 in Polonia, ha debuttato pochi mesi dopo con Malaga segnando 34 punti in una gara della lega spagnola, ed è passato nei giorni scorsi al Barcellona.

Sarà che i sardi, come sempre, sono più lenti ad arrivare alla meta perché sono staccati dal continente, come dicono loro, ma il tempo è galantuomo. E questo è il fatto principale dell’Italia che stavolta  giunge a destinazione puntuale,  non sono le quattro vittorie, date per scontate pur con l’aleatorietà insita nella vicenda sportiva che riguarda le persone e non i robot, ma una identità sempre più aderente alla potenzialità del giocatore e della persona Datome. Il quale fortunatamente ha spazi ancora inesplorati per essere il quarto giocatore italiano da NBA.

Sono contento che Roma, che comunque ha contribuito a dargli la stura come giocatore e personaggio ( single a tutto tondo, o solitario per snobismo?)  e che molto lo ama, ne abbia fatto il perno di un rilancio. Che, ovviamente, non dipende da lui, ma da scelte meno tremebonde di quelle degli ultimi 5 anni. Mi spiace sia uno dei pochi giocatori che non ho conosciuto personalmente, e non per il gap generazionale perché, ad esempio, mi capita di scambiare qualche opinione anche coi boys delle nazionali juniores e cadetti, accaniti aficionados dei forum dove si dibatte quel che scrivo. Una cosa che mi diverte.

Mi riprometto quindi di parlare, in un altro articolo, di Gigi Datome come persona, di cosa significa in fisiognomica il suo codino e lo snobismo, chiedergli perché lo chiamano il filosofo, cosa c’è dietro fra i suoi silenzi che creano curiosità, e cercare di capire quanto nella sua scala di valori contano il successo e i quattrini.

Penso sia una persona complicata in maniera… sorprendente e divertente, basta trovare la combinazione giusta. E se devo parlare di lui, non scomoderò l’iconografia cestistica dello schiaccione sul capo di Semih Erden o i 22 punti dell’ultima gara,  sono pezzi che fanno parte del suo potenziale repertorio,  e non mi sorprendo più di tanto di quello che sta facendo, anche se devo raccontare  che ho perso una cena con l’editore  scommettendo che  dopo Cagliari non avrebbe fatto più di 10 punti a Minsk. Non  tanto perché diffidassi delle sue qualità, ma perché ogni  dopo aver offerto un saggio di quel che vale,  spesso si ritirava nei suoi saggi silenzi, quasi considerasse il successo ingannatore.

Quindi, lascio le analisi tecniche e introspettive a chi ha il compito di gestirlo, augurando che lo faccia al meglio, e ricordo  che il giorno seguente la polemica del Napoli a Pechino di aver letto sulla rosea un virgolettato spiritosissimo su Twitter che diceva così: “De Laurentiis dovrebbe ritirare non solo il Napoli ma anche i cinepanettoni”. Pensavo fosse una battuta di Gene Gnocchi o di Grillo, era firmata Gigi Datome.

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