Mens Sana Basket, dalle risultanze dell'inchiesta i titoli vinti non sono a revoca

21.03.2016 12:29 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 2801 volte
Mens Sana Basket, dalle risultanze dell'inchiesta i titoli vinti non sono a revoca

Dal novembre 2013, quasi un anno dopo il primo accesso della guardia di Finanza ai conti della Mens Sana Basket targata Montepaschi, non trovando depositato alla Camera di Commercio di Siena il bilancio che doveva essere approvato entro il 31 ottobre, abbiamo seguito fin nei dettagli possibili, a chi non ha il grimaldello della forza pubblica, la parabola della società del presidente Lazzeroni che in virtù del lavoro della GdF era subentrato a Minucci nel ruolo. Perdite milionarie, marchi fasulli valutati oro colato, soldi a profusione che entravano dentro la società pulti grazie alla sponsorizzazione della banca Monte dei Paschi, ma che le regole nella formulazione dei bilanci attualmente in vigore facevano defluire in mille rivoli da esplorare come moderni David Livingstone alla scoperta del "Nero".

Poi le cose ormai pubblicamente conosciute: la nomina del liquidatore, la stupefacente cavalcata della squadra di Marco Crespi, il fallimento non più procrastinabile nei giorni seguenti il Palio di luglio, la mortificazione incredula di un popolo educato dal groviglio armonioso all'obbedienza, all'accettazione passiva, alla deificazione di un potere tanto generoso con gli amici quanto terribile con i nemici. Qualcuno crede ancora alla favola che "non si sarebbe voluta salvare la Mens Sana"! Poi lo sberleffo dell'Italia cestistica fino alla richiesta di revocare i titoli vinti perchè frutto di qualche cosa che si voleva indicare come indegna frode sportiva. La conclusione delle indagini sul piano civilistico a Firenze e sul piano penale a Siena restituiscono dignità al merito sportivo anzi, dimostrano che più che gli avversari, schiacciati per sette lunghi anni dallo strapotere tecnico e finanziario in mano a Ferdinando Minucci, sono i sostenitori della squadra ad aver subìto i danni maggiori.

Da una parte la sottrazione di 33 milioni di euro e dall'altra l'associazione a delinquere contestata per noi comuni mortali vuol dire che intascarsi i soldi della Mens Sana l'avrebbe privata di quell'apporto tecnico utile a vincere l'Euroleague, come dimostra palesemente la cessione di Romain Sato al Panathinaikos, che non rafforzava i Greens ma che privava Siena di un valore aggiunto - come le statistiche e l'andamento di quella seguente Final Four possono testimoniare in eterno. Sato da quel giorno non ha tirato più una tripla, mentre tanto denaro viaggiava nelle due direzioni Essedue Promotion e Best Solution che avrebbero provveduto a esaudire ben altri appetiti.

Il nero, praticato con la benevolenza collettiva di un "Così fan tutte" (citando Tinto Brass e non il libretto mozartiano), non serviva per pagare i giocatori. Averli pagati regolarmente significava non poter creare provviste di soldi destinati ad altro come l'elenco dei ricettatori graziati dalla prescrizione, che ci piacerebbe conoscere visto che si tratta di uno spaccato di società senese e forse nazionale dei primi quindici anni del ventunesimo secolo, ci ricorda prontamente. Altro che frode sportiva! Con queste convinzioni dei magistrati è escluso perciò che ci siano gli estremi per la revoca degli scudetti e degli altri titoli vinti dalla Mens Sana Basket. Di questo se ne deve essere convinta la stessa Federazione che ha comminato un mese di squalifica a Simone Pianigiani non per aver imbrogliato per una squadra più forte da allenare ma per non aver dichiarato quegli introiti sul 740.

Come sia stato possibile tutto ciò pensiamo non meravigli nessuno in questa Italia in cui i legislatori passano il tempo a salvaguardare i propri interessi particolari e non il quadro generale morale e civile della società. Crediamo che questo racconto giudiziario restituisca, se del caso, anche la dignità sportiva agli atleti che nel PalaEstra hanno profuso anni della loro carriera e che tante emozioni ci hanno regalato con le vittorie e le sconfitte, con le giocate di classe e di forza. E a noi, dai vecchi tifosi del Dodecaedro a coloro che sono venuti ad ammirare il Barcellona o il CSKA nel palazzo anche dalle province vicine, a chi presenziava agli allenamenti in Lombardia quando la squadra non tornava a Siena tra un volo aereo di Euroleague e una trasferta di campionato da quelle parti. L'avidità e il delirio di onnipotenza hanno distrutto famiglie, società di basket, una città intera; ma adesso possiamo continuare a spolverare di orgoglio quegli stendardi appesi sopra le teste.