Meneghin: «Una riforma per i giovani»

17.04.2012 11:37 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1447 volte
Fonte: Il Biellese
Dino Meneghin
Dino Meneghin

Tornare a valorizzare i giovani e rilanciare il basket italiano ad alti livelli. E' questo l'obiettivo della riforma voluta dalla Fip e dal suo presidente Dino Meneghin. «La buona riuscita della riforma» dice Meneghin «dipende dalla gestione delle società e dall'oculatezza dei dirigenti».

In che senso?
Nel senso che tocca alle società mettere in pratica quanto è stato deciso: contenere le spese e fare in modo che gli investimenti fatti nei settori giovanili producano davvero frutti. I tifosi poi dovranno iniziare a essere meno esigenti, pretendere meno risultati immediare e accettare le decisioni di dirigenti e presidenti che intenderanno lanciare i giovani e valorizzare i vivai. Molte volte, i presidenti spendono e spandono, cercando il successo immediato, solo per assecondare il volere dei tifosi. La situazione deve cambiare


Partiamo dalla serie A. Perché avete scelto di mettere due retrocessioni nelle stagioni 2012-13 e 2013-14, e non di bloccarle? In questo modo, si sarebbe permesso ai club della massima serie di programmare con una certa calma e controllare i bilanci con maggiore attenzione...
Beh, questo forse era quanto volevano ì club di A. Ma io devo guardare all'intero movimento: la Lega Due e i dilettanti non sarebbero stati d'accordo. Se avessi fatto così, sarebbe venuto meno il diritto sportivo di un club delle leghe inferiori che magari ha lavorato bene e ha la possibilità di salire in serie A.


La riforma prevede un incentivo per  i club di Lega Due e terza serie che faranno giocare Under 22 e Under 24. Da dove nasce questa esigenza?
Abbiamo capito che il voler imporre alle società un numero minimo di giovani da far giocare, attraverso una regola, non portava benefici. Premiare i club "virtuosi" o al contrario multare chi non fa giocare gli Under potrebbe invece dare una scossa. Negli ultimi anni, in LegaDue, c'è stato poco spazio per gli italiani, speriamo che ci possa essere un'inversione di tendenza. Poi è chiaro che toccherà anche ai giovani di casa nostra darsi una mossa: la riforma lì agevola, ma se loro non metteranno 'applicazione, ambizione voglia di migliorarsi, allora diventerà tutto inutile... ..- 

Si è cercato in qualche mo- do di imitare il modello spagnolo?
II principio  base è quello. p Per anni, tutti mi hanno sempre chiesto perché non fosse possìbile anche da noi replicare l'esperienza della Spagna, un Paese che ha lavorato benissimo nello sport e nel basket nel corso dei decenni precedenti e ora sta raccogliendo i frutti, racimolando successi in ogni disciplina. C'è però ancora una differenza: in Spagna è stato fatto un lavoro straordinario nelle scuole, con lo stato che ha dato una grande mano: da lì nasce la loro attuale forza. Lo sviluppo dei giovani in Italia dipende invece ancora troppo dagli enti privati, associazioni o società. Bisognerebbe iniziare a ragionare anche su questo aspetto.

Niccolò Mello