Legabasket anno zero, la sfida per Nando Marino epocale per la pallacanestro italiana

01.07.2014 00:33 di Umberto De Santis  articolo letto 1758 volte
Legabasket anno zero, la sfida per Nando Marino epocale per la pallacanestro italiana

Martedì 1° luglio, Nando Marino, presidente della New Basket Brindisi raddoppia e viene proclamato presidente di Legabasket. Comincia subito perdendo due dei suoi elettori, perché Siena non esiste già più per la pallacanestro nazionale e la Sutor è afflitta da problemi economici di enorme consistenza. Per tacere della Vuelle Pesaro, che è stata costretta a disdire l’unico contratto in essere per la prossima stagione, quello di Trasolini, attesa da un futuro che oggi sembra alquanto oscuro. Lo scriviamo forte e chiaro perché oggi si penserà a mandare avanti la favola del milione di spettatori per l’ultima gara della stagione, frutto di un insieme di circostanze fortunate: gara 7 della serie, la diretta televisiva su un canale generalista nazionale, la storia di Siena al capolinea, la possibilità per una grande città di ritornare a vincere qualcosa. E lo scudetto numero 26 è l’unica vittoria che la città di Milano potrà vantare nella stagione agonistica 2013-14.

Invece la realtà è la contrazione delle sponsorizzazioni con le aziende che spariscono dal basket, la pubblicità che latita, gli incassi poveri, i diritti televisivi inesistenti. La realtà è una classe dirigente passionale quanto poco preparata a gestire un business, incapace di ritagliarsi uno spazio nel palinsesto del calcio cannibale, di costruire storie importanti (la parabola di Claudio Toti è illuminate in proposito: la conquista di una finale e di una semifinale scudetto per due anni di fila sono state finanziariamente parlando due sconfitte sanguinose), di credere e amare il prodotto. La prima riforma per il presidente Marino potrebbe essere proprio la struttura autoreferenziale della Legabasket che si sente in competizione con la stampa specializzata invece di essere il produttore dei contenuti mediatici che gli operatori della stampa dovrebbero diffondere. Le poche visualizzazioni sul canale sono lì in bella mostra a raccontarcelo: il marketing comincia in casa!

Occorre prendere di petto anche il problema del costo del lavoro, dove una riduzione del prelievo fiscale dovrà essere uguale sia per i giocatori italiani che stranieri, altrimenti sarà bocciata ancora una volta da un qualsiasi ricorso antidiscriminatorio. Sarà da verificare l’obbligo di schierare in campo sempre un numero obbligatorio di italiani perché è quella l’unica regola su cui la Ue e la libera circolazione dei lavoratori non può intervenire. Sarà urgente proporre al Governo italiano una regolamentazione stringente e completa sull’uso del diritto di immagine; la certezza del diritto eviterà i contenziosi con il Fisco, anche in modo da formare la dirigenza delle nostre società di basket su come utilizzare questa risorsa in maniera appropriata. Si dice che ciò valga un incarico per il commercialista/direttore sportivo della Mens Sana Basket Egidio Bianchi: è competente in materia, bisogna però lavorare alla svelta perché queste novità arrivino presto in soccorso dei club. La competitività di tutti è alla base della qualità del prodotto, la certezza degli introiti la chiave di una corretta programmazione pluriennale: il circolo virtuoso.

Perché il passaggio dall’era Minucci all’era Armani rischia altrimenti di replicare all’infinito lo schema del padrone della ferriera, quello di uno fortissimo contro la buona volontà del secondo arrivato. Il rischio di essere il presidente del padrone delle ferriere per Marino è un rischio grosso. Azione rapida e completa quindi, l'instant replay può essere una novità, ma non è la panacea di tutti i mali. Il male è altrove. Aver saputo con due anni di anticipo della fine della sponsorizzazione Montepaschi non è servito all’ex presidente senese per sviluppare un’azione di marketing efficace nel reperimento del nuovo sponsor per il suo club: questa è la verità. Il marketing è un’altra cosa e la televisione se non è all’altezza distrugge la promozione. Cominciando dai telecronisti con la zeppola (sigmatismo, per gli eruditi) o con poca cultura cestistica, per finire agli orari strampalati, alle partite strampalate, alle riprese strampalate. Se poi fosse la TV del basket, come vuole Petrucci, va bene a tutti. Ma che sia professionale almeno quanto si chiede di esserlo agli atleti che vanno in campo.