Jumaine Jones: Pesaro, voglio tutto!

04.06.2012 10:39 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1157 volte
Fonte: Corrierie dello Sport
Jumaine Jones
Jumaine Jones

'è un uomo che conosce Jumaine Jones molto bene: grazie al suo talento sfiorò due anni fa, e sempre contro Milano, la finale scudetto. Quel coach è Pino Sacripanti. Se questa sera in gara 4 di semifinale la Scavolini Siviglia ha ancora in mano delle carte da giocarsi per costringere l'Armani alla bella, l'asso è nelle mani del campione che vanta 8 anni veri nella Nba, compresa una finale.


FENOMENO - Nel 2009/2010 la sua Caserta giocò dei playoff fantastici dove Jones fu la punta di diamante: ricorderanno a Roma la sua fantastica gara3 (30 punti, con 7/8 da tre, 16 rimbalzi e 50 di valutazione!) mentre grazie ad una sua tripla a fi] di sirena Caserta sbancò il Forum in gara 3 di semifinale: «A Roma era come in trance, ricordo che dissi ai compagni di passargli la palla, che tirasse tutte le volte che voleva -racconta Sacripanti -. A Milano aveva 01/5 da tre punti, ma nell'ultimo time-out gli dissi: "Jumaine, l’ultimo tiro è tuo, so che lo metterai". E così fù: uscì dal blocco senza neanche guardare il canestro». I suoi tiri, scagliati da distanze siderali, hanno provocato l'ironia di coach Trinchieri alle Final Four di Torino, che li definì «oggetti volanti non identificati». Frase che non piacque molto a Jones, che su quei tiri ha costruito la sua carriera, dunque non possono essere considerati semplici colpi di fortuna. E nei quarti di finale contro Cantù quella definizione poco felice gliela fece rimangiare con gli interessi... «Non sono mai soddisfatto, io voglio la finale scudetto - dice Jones con uno sguardo che cattura -. Noi giocatori viviamo per queste partite, playoff-time, lo chiamiamo in America. Perciò non capisco voi italiani uando cominciate a mormorare a fine stagione che gli americani vogliono andare a casa. A Caserta coach Sacripanti venne da me a dirmi: Jumaine, sei sicuro che i tuoi connazionali hanno ancora voglia? E qui a Pesaro successe lo stesso dopo la sconfitta dell'ultima di regular-season a Casale. Mi sembra che abbiamo dimostrato che non avevamo fretta di andare a casa... Io poi ormai considero l'Italia casa mia, visto che ci vivo 10 mesi l'anno, le mie due figlie vanno a scuola qui e parlano italiano perfettamente». Se Hackett è il leader emotivo della Vuelle, l'americano della Florida ne è certamente il leader spirituale: «Dobbiamo crederci, tutti insieme, noi e i tifosi, la fiducia nello sport è tutto. Certe vittorie si costruiscono in difesa, ho insistito molto coi miei compagni durante i time-out di garadue quando non eravamo altrettanto intensi. Ed è lì, invece, che abbiamo strappato all'Armani gara3 costringendola a restare qui».


BOLGIA - L'Adriatic Arena oggi sarà ancora una bolgia: «Quando siamo sbucati dal tunnel e abbiamo visto tutta quella gente abbiamo ricevuto in cambio un'energia pazzesca -racconta Cavaliero -. Possiamo rifarlo, se i tifosi ci danno la stessa spinta». Mentre Hackett individua il segreto di Pesaro nello spogliatoio: «C'è un'amicizia profonda che unisce il nucleo italiano: io, Cusin, Cavaliero e Flamini non siamo semplicemente compagni di squadra. Il nostro attaccamento alla maglia lo abbiamo trasmesso agli americani: così abbiamo fatto di nuovo innamorare del basket la gente di Pesaro».


COMPLIMENTI FACCHINI - L'arbitro Fabio Facchini dirigerà oggi a Pesaro la sua 700a partita in serie A.


Elisabetta Ferri