Italia - Boscia Tanjevic: "Smettiamola con gli stranieri e crediamo nei nostri giocatori"

22.11.2017 14:20 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 6829 volte
Italia - Boscia Tanjevic: "Smettiamola con gli stranieri e crediamo nei nostri giocatori"

Il presidente Petrucci gli ha chiesto di trovare la ricetta per rilanciare il basket italiano, mettendolo anche sopra il nuovo coach della Nazionale Sacchetti. E Bogdan Tanjevic, mentre prende un caffè nella sua Trieste e dichiara che non ha messo né metterà bocca sul lavoro del selezionatore azzurro, rilascia una intervista a Daniele Dallera e Roberto De Ponti inviati dal Corriere della Sera sull'argomento .

Cosa non funziona? "Tante cose. Le vostre mamme non fanno più atleti, i “picci” li affoghiamo nelle culle. Ho visto le ragazze della Nazionale femminile, l’altro giorno: la Croazia aveva un centro che si impossessava del potere. E noi? Tante guardie. Dovremmo fare selezioni per prendere ragazzi alti, anche se storti, magri, incapaci. E lavorarci. I piccoli? Solo se sono geniali, altrimenti ce ne sono tanti in giro...".

Il problema della Nazionale italiana di basket? "La legge Bosman. È stata l’inizio dei nostri guai. Ora siamo pieni di giocatori stranieri, gli italiani non hanno più spazio per crescere".

Comandano i soldi. "E qui in Italia di soldi ce ne sono pochi. Così quando c’è da scegliere arriviamo settimi: prima sceglie la Spagna, poi la Russia, la Turchia, la Grecia, la Francia, la Germania. E la Cina. Tanto vale puntare sugli italiani".

Dove sono gli italiani? "In A2 ne ho visti tanti che potrebbero giocare a livelli più alti, basta farli provare. A Caserta io pescai Capone in B2 e lo feci diventare un giocatore da finale scudetto. Si chiede ai club, come accade già in Turchia, di lasciare almeno due giocatori locali in campo, fanno come minimo 80 minuti a partita".

Come fare. "Serve un accordo tra i club. Bisogna credere di più nei giocatori italiani. Brescia è una bella lezione: è in testa alla classifica con quattro ruote motrici italiane. Reggio Emilia ha giocato due finali scudetto con un gruppo profondamente italiano. Conta l’ideologia, quella cosa che tiene insieme una squadra. Conta l’introspezione, che significa andare tutti nella stessa direzione. E contano tutti quei valori che non si trovano mai ma che sono parole di cui si abusa sempre: carisma, determinazione, orgoglio".