Final Eight: c'è Siena-Milano , ecco i titani d'Italia

18.02.2012 11:37 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 600 volte
Fonte: Tuttosport
Final Eight: c'è Siena-Milano , ecco i titani d'Italia

TORINO. Seduti sullo stesso d.vano d'albergo, due protagonisti del duello rivelano i loro stadi d'animo raccontano le loro storie. Sembrano non avvertire la tensione del duello tra i titani del basket italiano. Siena è Milano, i due riferimenti, senza dimonticare la straordinaria Cantù (società e squadra). Però questo è il duello atteso e vissuto come trailer della stagione. Tocca a David Andersen, l'investimento della Montepaschi per la campagna 2012. E tocca all'ultimo arrivato Ernest Jr Bremer, l'uomo elle ah cambiato e sta completando l'Olimpia Milano. Ne seguo un l'acconto che non può essere un confronto, tra pivot e play. Ma può chiarire la vigilia e illustrare il cammino futuro. Perciò abbiamo eliminato le domande, che intanto si possono intuire, lasciando soltanto la loro voce.

AUSTRALIANO «E' stato il momento giusto per tornare. Ho altri due anni di contratto con la Nba escape, ma il mio basket è qui. Potrei fare meglio, adesso che ho più esperienza, in America. Ma il gioco internazionale  mi calza a pennello. A Siena cerco di dare la mia esperienza, superiore rispetto alla prima volta nella Montepaschi. Certo, la Serie A è cambiata. Quando sono arrivato, alla Virtus, era la lega di riferimento, la più forte d'Europa. Ma resta un campionato di alto livello e soprattutto devi lottare ogni partita, perché qui tutti possono batterti. E' eccitante. Sono soddisfatto, perché abbiamo dovuto superare grandi problemi, gli infortuni di Kaukenas e Lavrinovic che sono leader del gruppo. Abbiamo trovato alternative, ci siamo compattati ancora di più. E'vero, mi hanno allenatore Messina e Pianigiani, lue differenze ci sono, perché ogni allenatore è diverso. Li unisce la capacità di motivare in ogni momento il giocatore, di spingerlo a mantenere sempre la massima concentrazione. Sono due tra i migliori d'Europa. Ecco, siccome ero giovanissimo, è stata più dura con Etto- re. Ma soltanto perché adesso sono più esperto e capisco di più. Torno in Italia dopo essere stato in Spagna, Russia, Nba. Ma niente è come la mia Australia, vivo nel più bel Paese del mondo. Ovunque ho trovato aspetti interessanti. Da voi il cibo, il caffè, lo stile di vita. In parte anche in Spagna, nonostante sia diversa. Poi sono stato a Mosca che è una città meravigliosa, puoi trovarci di tutto. E soprattutto giocavo nel Cska, una squadra pazzesca, con grande organizzazione alle spalle e talento super. L'America non è male, ci si adatta facilmente. E fatto è che giocando nella Nba non hai tempo per null'altro, o quasi. Adesso tutti seguono e parlano di Jeremy Lin. In effetti è una storia fantastica, mai scelto, addirittura studente universitario senza borsa di studio sportiva. Ma secondo me indica il fatto che ci sono tanti ottimi e grandi giocatori. Bisogna avere un'opportunità. Io l'ho avuta, ma a tratti. Alcune grandi partite e basta. Ecco Lin insega che bisogna sempre avere fiducia in se stessi. Milano? Beh. ogni partita e ancor più se complicata, si vince a difesa e a rimbalzo. Noi vogliamo giocare la nostra pallacanestro, dalla difesa che lancia la transizione, il contropiede. Tutto nasce dall'aggressività. Dobbiamo giocare di squadra, con equilibrio e distribuzione delle responsabilità. Milano e forte, non sarà semplice. Ci ha già battuti». C'era Gallinari, ma Andersen non vuole soffermarsi sulla partenza del Gallo.

JR Mezz'ora dopo il brillante all'orecchio di Jr Bremer risplende nella hall dell'hotel. Lui ricorda Biella (su preisa domanda i. la prima esperienza fuori dagli Usa. -Che posto ragazzi, mi aiutarono in ogni modo. Una città piccola e bella, la passione della gente. Tutti si conoscono, un'organizzazione di alto livello. Non ho avuto problemi di adattamento. Qui ho ritrovato Scariole che avevo avuto a Malaga. All'epoca fu meno facile, ero giovane e inespeito, ora ci conosciamo bene, so quello che mi si chiede: Ilo cambiato la squadra'' Non credo. Ho solo pollato la mia energia, l'esperienza. I lo cercato di dare fiducia. E credo che questo abbia aiutato molto la squadra. Ma è la squadra che aiuta me. Nel quarto di finale abbiamo cominciato con grande aggressività difensiva e questo ci ha spinti anche in attacco. Poi, nelle difficoltà, i giovani h;in-no fatto un passo avanti.La convivenza con Omar Cook è facile. Lo conoscevo già. E' utile avere due play in campo per dare ritmo alla squadra, trovare i compagni, migliorare la circolazione di palla. E dare meno riferimenti. La Russia, ci sono rimasto 5 anni. I club ti mettono nelle migliori condizioni per lavorare: hai l'autista, traducono tutto, anche perché la lingua è un ostacolo vero. E per il cibo non c'è problema, si va di cucina internazionale. Certo, qui e diverso. La gente è disponibile, le grandi città come Milano e Torino sono davvero interessanti, c'è un sacco di gente che pai-la la mia lingua. Ecco, vorrei restare a Milano, se le cose funzionano ne parleremo a fine stagione.. Certo, giocare per Armani è un grande onore. E' un uomo famoso in tutto il mondo e lo vediamo ogni partita nel parterre, seguirci, sostenerci. Trasmette una carica in più. Alla Nba ovviamente non penso. La storia di Lin è davvero fantastica e dimostra che conui avere l'op|>ortunità. trovarsi al posto giusto nel momento opportuno, ma ora penso a Milano, dobbiamo vincere più partite possibili e poi fare i conti a giugno Ecco, la Coppa Italia è unialtra storia pero, qui se non vinci vai a casa. La differenza la fanno aggressività e concentrazione per 40'».

Piero Guerrini