Euroleague, scoppia la guerra del passaporto

 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1199 volte
Fonte: www.pallarancione.it
Romain Sato
Romain Sato

(Enrico Campana) - Quando Maroni era ministro degli Interni, sulla sua scrivania  arrivò una nota riguardante la necessità di controlli dei passaporti dei campioni dello sport. Il  paese aveva ben altri problemi da affrontare, la questione  rimase lettera morta e in fondo lo sport è un utile panem et circenses anche con Monti, che pure scriveva frasi di sdegno sul Corriere della Sera ai tempi in cui era Commissario Europeo,  non ha mosso un dito.

Tuttavia  la libertà (che fa rima con impunità…) di circolazione degli sportivi  è un argomento delicato, a due facce. D’accordo,  livella il gioco ma è da sempre fonte di polemiche e sospetti. Da ultimo il caso-Sato, fermato la settimana scorsa  al controllo doganale al suo arrivo in Slovenia per la gara di Euroleague con l’Union Olimpija, costretto a passare la notte in cella e disertare la gara perché  per le autorità il suo passaporto del Centrafrica era falso. Con lo stesso passaporto, quando giocava in Italia o in Grecia non ha però  mai avuto problemi. Probabilmente le autorità  slovene, scottate dall’imbarazzante  “caso Thomas”, hanno stretto i controlli. Quello che volevano favorire la loro squadra di basket è una fola…

Lo sport viene visto, ripetiamo,  con molta benevolenza dai  governi di ogni latitudine,  da anni si invoca un vertice fra autorità dei vari paesi, organizzazioni sportive e la Fiba per un giro di vite sul “passaportismo marron”. La salvaguardia dell’identità nazionale sportiva, se ancora sta a cuore, non è un antipatico discorso razzistico. Un passaporto falso  intanto è un privilegio, guardiamo alle concessioni che i nostri governi hanno fatto ai parenti dei nostri immigrati agli argentini (che giocano tutti in Spagna come comunitari, con tanti ringraziamenti a Fini…), e poi presuppone una vena di possibile criminalità. In  soldoni è  comunque una frode sportiva.  Un doping normativo  che può alterare un risultato sportivo, falsare un campionato, pensate a cosa è successo in Italia anni fa col caso-Lorbek, episodio minore rispetto ai tanti altri di cui s’è sentito parlare, per il quale il tribunale di Bologna istruì addirittura  un processo lacerante per tutto il movimento. Vogliamo invece  parlare dei tantissimi altri casi chiacchierati, per i quali non s’è fatto nulla?. Ma così fan tutti, in tutti gli sport, questa l’autogiustificazione…

Ormai siamo al paradosso,  non c’è un giocatore americano al di fuori della NBA che non abbia un secondo passaporto, magari anche russo quando anni fa, ai tempi della Guerra Fredda, questo sarebbe stato un reato degno di un soggiorno a Guantanamo.

L’Azerbaigian, una delle Repubblicdhe dell’ex Urss,  aveva ingaggiato (si presume un bel cachet più la cittadinanza, e ci dici poco?)  ben 4 passaportati americani  nel roster della squadra delle recenti qualificazioni europee. Molti stranieri del nostro campionato possono sfoggiare il doppio passaporto, alcuni anche italiani.. Ad esempio, Omar Cook (Armani)  può presentarsi alla dogana con un passaporto montenegrino, mentre  Cedro Simmons, valoroso moro di Brindisi, alla bisogna può contare sul  suo passaporto azero  nuovo di zecca. I canadesi, invece, preferiscono il passaporto europeo risalendo alle origini degli avi, e via via diventano okandesi o irlandesi, quest’ultimo il caso di Leon Kendall il centro  bianco  di Vancouver che va forte nel campionato spagnolo.  

Fece invece scalpore, tempo fa, la vicenda di Omar Abdul Thomas, che cova sotto la cenere. L’ ex giocatore di Avellino venne fermato a  Fiumicino mentre sbarcato dagli Usa cercava di rientrare in Italia con un passaporto che poi risultò rubato a un cittadino sloveno. E’ forse in seguito a questo caso, che in Slovenia è scattato il giro di vite… Chi di passaporto ferisce di passaporto perisce, così devono aver ragionato i nostri confinanti slavi. 

Al fermo di Sato i turchi hanno gridato allo scandalo, la Fiba al solito tace, a lei interessa soprattutto intascare la tassa per il nulla-osta agli stranieri, il resto è un problema delle organizzazioni sportive. Non ci piove sul caso Sato,, nel senso che è  certificato dal dna che il campione sia nato nella caldissima regione africana nella cui capitale Bangui anni fa l’italiano  Mario De Sisti  allenò la nazionale, ma  adesso questa grana  è una spada di Damocle da rimuovere al più presto. E  con Omar Abudl  Thomas si riproporrà invece fra qualche mese, quando il texano potrà tornare in campo  in Euroleague, in seguito alla sua discussa  vicenda giudiziaria, che volge alla fine con  esiti  del tutto positivi. Assolto dalla Procura di Civitavecchia per il tentativo di entrare nel nostro paese con un documento falso(anche se  più tardi le autorità slovene hanno riscontrato che il documento fornitogli – come ha raccontato l’interessato – da due agenti   risultava addirittura  rubato, e poi contraffatto con le generalità del giocatore), al centro di una vicenda processuale intentata dalla moglie presso il giudice di El Paso per la mancata corresponsione degli alimenti e delle spese per le cure della figlioletta molto ammalata, “Black Jesus”  ha ottenuto dalla giustizia del basket italico una riduzione della pena di 16 mesi, sebbene il  il Procuratore federale  Alabiso ne avesse chiesti 32 e Meneghin avesse tuonato sul caso.

Ai tempi della vicenda sportiva, Siena ne aveva chiesto il tesseramento e si presume anche un rapporto economico, e se dunque il cartellino è sempre suo, Thomas potrà giocare l’Euroleague, naturalmente se nel frattempo avrà ritrovato il passaporto americano che all’epoca disse di aver smarrito. Ma è chiaro che difficilmente potrà tornare in Slovenia, salvo rispondere al tribunale per spiegare perché girava il mondo con un passaporto di una Repubblica nella quale non aveva mai messo piede.

Aspettiamoci adesso, per ritorsione, una possibile guerra dei passaporti. La Turchia  ha il dente avvelenato  pronta magari  a restituire il servizio alla prima occasione. Per cui in previsione del big match di questa  settimana con lo squadrone di Simone Pianigiani, il quale ha vinto le prime due partite  della sua nuova avventura grazie ai super-McCalebb e i gioielli slavi Preldzic (costui cittadino di Bosnia è addirittura bipassaportato, prima sloveno e poi naturalizzato turco…)   e Bogdanovic I° (da non confondere con  Bogdanovic II°  astro nascente del Partizan, che nell’ultimo turno ha fatto tremare il Cska)  il Real Madrid avrà certamente preteso ai suoi americani  di munirsi del documento della madre patria. Per cui  Draper e Carroll dovranno scordarsi quello croato e azero.

Controlli doganali a parte, il Fenerbahce di Pianigiani deve controllare  intanto il grado di entusiasmo di David Andersen che avrebbe desiderato  tornare nella NBA e probabilmente ha accettato di giocare sul Bosforo solo  per  salvare il secondo anno del contratto  con Siena, che sembra fosse  di  2 milioni di euro. E poi deve fermare  il  Real Madrid di Pepe Laso che dopo la cura Messina-Molin ha riportato il Real al gioco di contropiede, quello che gli ha permesso di conquistare le 8 coppe dei Campioni, anche se i tempi del record sono ormai lontani e oggi il successo nella competizione  non premia il gioco ma la frantumazione scientifica.  Difatti, il Real ha rimontato di 18 punti a Mosca col Khimi e perso per un tiro fallito da Rudy Fernandez, la sua star,  rischiando di perdere anche la prima di campionato domenica scorsa in trasferta con Canarias. Sembrava giù spacciato il real, ma sotto di 14 punti  l’azero Jaycee Carroll ha fatto il diavolo a quattro, rimonta impossibile riuscita e dunque una  maggior convinzione per il match di giovedì nella bellissima Ulker Arena, anche se pesa l’assenza di Sergio Llull, la terza punta del tridente con Mirotic e Fernandez. La squadra  ha perso Tomic sotto canestro e sta aspettando di mettere in campo il centro brasiliano Rafael Hettsmeier perché l’armadio Marcus Slaughter non è un centro classico, e Pepe Laso fra i tre registi  (l’americano Draper, lo spagnolo ex Nba Sergio Rodriguez e il lituano Marty Pocius ex Ncaa) manca di un vero tiratore da fuori.

Per quanto riguarda le italiane, il calendario offre ancora la sua mano benigna all’Armani che l’ha svangata con l’Efes grazie a Bourousis e   infilato la scorsa settimana due vittorie ricostituenti dopo il tracollo di Avellino, quella col Cedevita frutto di percentuali di tiro mai raggiunte (a cominciare da Omar Cook, che con 5 bombe su 8 potrebbe aver riacquistato l’identità, anche se scordiamoci che, nonostante la fascia di capitano, sia un play carismatico) e quella con Roma.

Al Forum arriva un Caja Laboral sempre tosto, ma perseguitato dalla jella, anche se in campionato ha vinto bene con la Joventut  ancor priva del gigante tedesco Tibor Pleiss (mononucleosi) e Rochestie Taylor, il play che ha preso con successo il posto di Cook nella nazionale montenegrina, circostanza favorevole per auspicare  un duello diretto in grado di fare scintille. 

Lo stesso calendario, quanto mai benigno  nel suo settennato d’oro,  riserva a Siena dopo la sconfitta beffarda di Tel Aviv con due liberi e un tiro a 4” di Hickman, ex pesarese, e due partite perse sul groppone, una seconda trasferta a Malaga dove  Jasmin Repesa ha ricostruito la squadra  come una macchina da guerra pericolosa, tanto che in Spagna vanta la miglior difesa. E’ forte nei lunghi come stazza, anche se Vazquez e Perasovic, illustri ex del Barca, non portano punti, e l’assenza di Vidal, regista stile Diamantidis, pesa sulla crescita della formazione  che conta su una delle tifoserie più appassionate. Vincere significa recuperare i due punti persi nella gara inaugurale con l’Alba Berlino, perdere significa un handicap di 0-3 con 7 partite davanti,  per questo la Montepaschi ha fatto riposare Kemp, alle prese con un’infiammazione al ginocchio, dopo la bella prova col Maccabi. Il  posto di Eze, operato al ginocchio, verrà preso da un campione che viene dalla montagna austriaca, quel Benjamin Ortner (in verità di scrive Oertner) il quale  ha imparato il basket in America e mette sul piatto della bilancia 206 centimetri e molta grinta. Si è guadagnato la sua pagnotta  in Italia fra Reggio Emilia, Udine, Cantù e Treviso e sembra la miglior soluzione per quell’amalgama cui tende Luca Banchi, anche se con  la pre-season NBA che  volge al termine qualche buon affare fra i centri era possibile, ma c’è sempre il gioco del peso dei  passaportati e  a Siena dopo essere stati scottati dalla “fuga” di Summers e in precedenza dai guai fisici di Hairston (vatti a fidare degli amici degli Sours…)  non vogliono più rischiare. Siena quest’anno punta sulla Tripla K, vedremo se con  Kemp, Kangur e Kasun  il  famoso fattore K troverà conferma per non perdere le posizioni acquisite, anche se credo che l’ago della bilancia sia la definitiva esplosione di Daniel Hackett e il grado di fiducia di cui godrà. Perché, come Aradori, è  un giocatore che in panchina morde il freno e in campo non si risparmia,  aiutato anche da un fisico da palestrato.

Da parte sua Cantù si porta appresso la inopinata sconfitta casalinga coi ragazzini dell’Olimpia Lubiana che hanno stoffa e coraggio, è uscita bene dal confronto col Panathinaikos, anche se meno forte dello squadrone di Obradovic, e deve impedire che il Khimki torni a Mosca con i due punti, perché da 0-3 con due sconfitte casalinghe difficilmente potrebbe sperare di arrivare fra le prime 4 e far parte delle Top16. Attenti a Vitaly Fridzon, il tiratore con la faccia triste da burocrate, e una vecchia conoscenza del basket italiano, Petteri Koponen che era ormai la bandiera della Virtus.

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