Dopo Messina, adesso tocca a Mou! Real, grandi allenatori sulla graticola

05.03.2011 16:50 di Enrico Campana  articolo letto 1413 volte
Ettore Messina
Ettore Messina

Solo due settimane fa, quando si parlava di un accordo già raggiunto con l’Armani per la prossima stagione, smentì spavaldo: “Se mi confermano a Madrid, col piffero che me ne vado”. Sono venute immediatamente le tre sconfitte consecutive, e incapace di ingoiare la “dura derrota”, come la stampa spagnola ha commentato l’autodafè casalingo con la Mps (78-95), non ha certo pensato al bicchiere mezzo pieno. Ovvero il primo posto nel Girone di Euroleague.
Scuro in volto, Ettore Messina è andato in conferenza stampa prendendo in contropiede i giornalisti. “Niente domande”, li ha zittiti. E via, fra lo sconcerto, con una tonante filippica contro i suoi giocatori: “Abbiamo mancato rispetto alla gente, chiedo scusa. Questa cosa non può passare, è difficile da accettare per persone che comprano il biglietto e che nel migliore dei casi si deve svegliare l’indomani mattina”
 

Il giorno dopo questo sfogo sorprendente populista, un tono poco gradito dagli aficionados che notoriamente perdonano tutto agli sportivi, ha rassegnato le dimissioni. Un fulmine a ciel sereno, ma non tanto. Forse è successo qualcosa, forse i giocatori hanno reagito per essere stati messi brutalmente all’indice, forse i suoi dirigenti non hanno gradito. Di sicuro i fischi e l’uscita di molti tifosi prima della finale della gara coi senesi hanno confermato una spaccatura col pubblico.
Le ragioni le sapremo nei prossimi giorni, o forse non lo sapremo mai. Gli è che Ettore è un personaggio spesso enigmatico, con quel sorriso stereotipato identico al ritratto di un famoso pittore della sua terra, il siculo Antonello da Messina. Come tante altre volte, questo “catanese illustre”(così hanno dato la notizia nella sua terra) trasferitosi ragazzo a Mestre dove ha cominciato col basket e preso una laurea, va a finire che non lo capiamo. Cerchiamo ogni volta di più di capirlo, e non è possibile, lo rispettiamo. Come stavolta. Sia perché lui è fatto così, ha le sue regole, le sue diffidenze, ma è un vincente. In quanto professionista serio. E quelli del suo livello non sono moltissimi. Forse non sarà mai un caposcuola, il gioco è frantumazione, disciplina, esalta i concetti del college usa ma qui siamo in Europa. Ma la sua missione è vincere, e si fa pagare (lautamente, e fa bene) per questo. Per cui, rispetto le sue decisioni, è difficile giudicare a distanza, bisognerebbe esserci dentro. Credo che, fronda dei giocatori e dei tifosi a parte, ormai fosse insofferente nel sentirsi un illustre figlio di un Dio minore nel Real dove tutto gira attorno alle sorti del calcio. Lui è un primattore, si è sentito magari stavolta un po’ solo. Del resto ha sempre avuto nei momenti migliori della sua carriera dei tutor formidabili, l’avvocato Porelli, Alfredo Cazzola, Gianni Petrucci negli anni azzurri, Gilberto Benetton e Giorgio Buzzavo a Treviso e da ultimo a Mosca il potente apparato del Cska, vicino a Vladimir Putin, mica uno qualsiasi.

Ettore non è poi propriamente un diplomatico raffinato, se lo studi con criteri di fisiognomica, capisci che per l’irritazione di un incontro, una domanda, la sua fronte s’increspa come il mare forza 5. Tutti ricordano quello spettacolare “vaffa..” televisivo contro Velickovic dell’anno scorso. Di lui si sono detti delusi per il trattamento ricevuto, anche Kaukenas e Jaric che hanno trovato rifugio a Siena, guarda caso..
Spesso Ettore si mette le mani sui fianchi e il petto in fuori, atteggiamento involontario da “ducetto”, e esattamente come il futurista Fini spesso si tocca il nodo della cravatta, il segno dell’inconscio tipico di chi ha sempre paura di finire impiccato. Quando firmò per il Real Madrid, non mancai di manifestare a me stesso una grande perplessità: sarà l’ambiente giusto?. Come farà lui, così algido, così pragmatico, a legare nella città della movida?. Tuttavia nemmeno il sangue caliente l’avrebbe salvato da un compito sempre più ingrato: son anni che il Real Madrid non vince più nulla, e la sua tifoseria è ancor più frustrata, e meno ironica e speranziosa di quella interista prima dell’arrivo di Mourinho. Il grande guaritore che a Madrid non si è ripetuto, E’ difficile, per i grandi club sportivi, vivere il presente rimpiangendo il passato, fra lui e gli aficionados la forbice di un rapporto freddo, quasi sospettoso, non si è mai avvicinata. E con un’aggravante insormontabile: la supremazia catalana, le continue batoste col Barcellona di Rubio, Navarro e Xavi Pascual.
Chiamatelo fuga o divorzio, la decisione di Messina ha ingrossato il fiume dei comentarios di Marca. Il sito è fra i più letti d’Europa, filosoficamente conservatore nel trattare lo sport, come un tempo faceva la Gazzetta nella quale sono nato, con commenti tecnici, interviste, e la voce della gente (smettiamola di chiamarli tifosi!, Lì dentro ci sono laureati, manager, allenatori, medici, e così via), e la rubrica con i lettori spesso è un vero spasso. Uno spaccato di costume. Fra le centinaia di email, la maggior parte sferzanti confermando che fra Messina e anche fra “quella gente che alle 7 di mattina si alza per andare al lavoro” c’era una barriera insormontabile.
 

C’è chi gli dà del “sopravvalutato, allenatore orribile”, e lo ringrazia addirittura ironicamente: “Messina non chiudere la porta, che Mou non tarderà a seguirti. Uguali come simpatia”. C’è chi non riesce a capacitarsi: “Decisione prematura, giustificabile se un allenatore sta retrocedendo, non per il primo in classifica”. Il gesto non è piaciuto: “Non è da grande allenatore lasciare così, signor Messina…”. “E’ questo – scrive un altro – il miglior allenatore d’Europa?. Che pena..”.
E il suo attacco ai giocatori?. Capitolo che gli riserva tante critiche ma anche qualche consenso. “Ma non è stato lui a volerli?. Voleva andarsene e ha preso la scusa che i giocatori non sono bravi, non segnano, non lottano”.
“Ha ragione – ironizza un lettore - Messina perché non gli hanno dato i soldi per firmare i giocatori che voleva… LeBron, Gasol e Duncan”.
“Se l’è cercata con la sua prepotenza, l’autoritarismo, comportandosi quasi come un energumeno nei tempi morti con i giocatori”, accusa quasi umoristica tratteggiandolo al pari di un dittatore violento.
Che chi vede però in questa brutta pagina sempre gli stessi errori madridisti, e se ne dispiace.“Grande Messina, la cosa migliore è fare pulizia se si vuole il futuro del Real. Ci sono giocatori che non valgono e poco interessati alle sorti del club, tanti altri dovrebbero andarsene”.
“Che pena. Hanno preso il miglior allenatore visto a Madrid negli ultimi anni, un PROFESSIONISTA, non uno come quello che sta distruggendo il calcio. Animo Ettore!”. “La colpa – così si interviene nel dibattito – non è di Messina, dubito che chi verrà saprà far meglio”
 

Intanto la squadra è stata affidata temporaneamente al suo assistente , l’italiano Lele Molin. Si cerca una soluzione forte prima dell’inizio del Playoff di Euroleague il 22 marzo contro il Valencia. Clifford Luyk è il candidato! Quasi settantenne (Peterson fa scuola), storico giocatore (americano, veniva da Syracuse) del Real, vincitore di 5 coppe dei Campioni e 150 partite in nazionale, in seguito assistent coach di Lolo Sainz e di George Karl. Fra le due esperienze ha vinto un paio di scudetti e una coppa nazionale come head coach. La gente vorrebbe il greco Giannakis (ex Olympiacos, bella persona ma poca conoscenza tecnica e poco carattere). Escluso un ritorno di Sergio Scariolo, “el italiano” non è amato, ma la ragione è un’altra: come CT non può allenare, per contratto, in Spagna. Gli agenti lanciano Matteo Bonicciolli, ex Roma, che all’estero ha lavorato con successo (Belgio), conosce lo spagnolo, ma è improponibile come…italiano. Peccato. La parola spetta a Florentino Perez, si sentiva al sicuro, invece è stata una caduta “galactica”.

L'arrivederci di Ettore e l'insediamento di Molin

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