Daniel Hackett: «Ho fatto uno sbaglio enorme, ma non sono stati visionati tutti gli esami medici»

Daniel Hackett si scusa e si difende dalle accuse di non essere legato alla maglia della Nazionale dalle colonne del Corriere dello Sport
22.07.2014 11:09 di Matteo Marrello Twitter:   articolo letto 2980 volte
Fonte: Corriere dello Sport
Daniel Hackett: «Ho fatto uno sbaglio enorme, ma non sono stati visionati tutti gli esami medici»

A mente fredda arriva sempre il momento delle riflessioni. È cosi anche per Daniel Hackett, che in una intervista al Corriere dello Sport a firma Elisabetta Ferri riconosce di aver commesso un grave errore scappando dall'ambiente azzurro, ma continua a lamentare scarsa chiarezza e ribadisce che lo staff medico della nazionale non ha visto tutti gli esami medici.

 

Ecco i passaggi principali dell'intervista:

 

Per la Nazionale litigai con il college «Pochi se lo ricordano Anzi, purtroppo non se lo ricorda nessuno. Era una delle prime occasioni per me di poter far parte della Nazionale maggiore dopo la Sperimentale. All'orizzonte c'erano gli Europei in Spagna e io avevo partecipato a tutta la preparazione, ma l'università mi intimò di rientrare il 21 agosto per iniziare il programma. Chiesi di poter restare, ci tenevo da matti, in vece mi obbligarono a tornare e io feci una gran litigata con i vertici di Usc, col risultato di venire squalificato per tre giornate. Che scontai per amore della Nazionale, Questo lo voglio dire a chi oggi mi accusa di non tenere a questa maglia, come se non fossi italiano. Mi fa male, ma cerco di ignorare queste accuse. Ho spalle larghe, vado a testa alta».

 

Tanta rabbia verso di me «Sento che nei miei confronti c'è ancora rabbia per quanto accaduto l'anno scorso e sono convinto che gran parte è frutto di quella polemica, Ora vogliono farmi andare in campo anche se non sono in condizione...».

 

Ho sbagliato «Non dovevo andare via dal ritiro, è stato uno sbaglio enorme, sono stato spinto dal mio carattere, che non è perfetto, ma è umano. Capita a tutti di avere quei cinque minuti in cui ti si chiude la vena, ma ho sentito una mancanza di rispetto nei miei confronti. Io mi allenerei anche a 50° all'ombra su un campo di cemento, ma se sto bene. Così non ce la faccio...».

 

Sorpreso dall'Olimpia «Abbandonato no, sorpreso sì. Mi sentivo nel giusto dopo essere stato visto dallo staff medico della mia società, che sapeva bene quali erano le mie condizioni fisiche. Anzi lo sapeva tutt'Italia, che mi ha visto in tv durante i playoff Ho tre evidenti problemi fisici. Per cui, anche se capisco l'etica societaria dell'Armarni e so che hanno ottimi rapporti con la Federazione, mi aspettavo una tutela maggiore, visto che sono un loro giocatore».

 

Petrucci può aiutarmi "Non volevo disturbare il ct, c'era un torneo in corso a Sarajevo. Quanto a Petrucci, poi ci siamo sentiti. Se lui vorrà aiutarmi, ha il potere politico per farlo. Lui sa che ho dei problemi, vedrà le cartelle cliniche. Quelle che il 18 luglio chi era a Trieste non ha guardato».

 

La FIP non ha visto tutti referti medici «del materiale che ho portato, solo quello relativo al tendine d'Achille era visibile. Mentre visionavamo i dischetti con fi dottor Cortina, infatti, ci siamo accorti che non riuscivamo ad aprire gli esami relativi alla schiena, dove si evidenziano la discopatia e la lacerazione al costato, che sono le cose più recenti, quelle che mi danno più problemi. Così siamo andati in palestra a parlarne col preparatore Cuzzolin e col vice Fioretti. Loro mi hanno esposto il loro programma, in tre giorni c'era l'idea di farmi arrivare ad allenarmi cinque contro zero. Mi sono rifiutato, loro sono apparsi straniti dalla mia reazione ed è nato un piccolo battibecco, così sono tornato in albergo. Ma non me ne sarei andato. Finché non ho visto uscire i due comunicati ufficiali della Fip: Niccolò Melfi poteva andare a casa, mentre di me scrivevano che mi sarei aggregato alla squadra a partire dal 21 luglio. Senza che nessuno avesse visto i miei esami! A quel punto ho perso la testa, ho chiamato un taxi per andare in stazione, ho preso un treno e sono tornato a casa».

 

In attesa delle decisioni federali «Sono amareggiato per la disparità di trattamento, perché voler fare il contrario di quello che dicono i medici di Milano? Ora posso solo essere paziente, aspettare la decisione, accettarla. E se saranno cinque mesi di squalifica, Milano farà la sua scelta. Se rompessero il contratto? Mi dispiacerebbe molto, ma sono stati chiari nella loro posizione. Io sono convinto che se venerdì ci fosse stato Pianigiani a Trieste non sarebbe successo tutto questo... non so cosa si vuol fare di me, se un capro espiatorio o uno strumento di pubblicità. So solo che con me non c'è mai stata chiarezza in Nazionale. E che ognuno fa come votole: c'è chi viene al Media Day e chi no, chi sceglie gli Europei o viene anche alle qualificazioni, chi può andare a casa con una parola e chi invece, come me, quest'anno doveva andare in campo per forza. Vivo o morto».