Così nasce la A/3

29.05.2010 05:31 di Julia Kern  articolo letto 1816 volte
Fonte: Sportevai - Enrico Campana
Così nasce la A/3

Si chiedono i club dilettanti compatti, sconcertati e preoccupati dallo scenario alla vigilia dell’Assemblea Straordinaria di oggi, sabato 29 maggio a Roma se di fatto sia stata già decretata “senza ritorno “ la retrocessione tavolino di 220 club decisa dalla Fip il 17 aprile (delibera 417) per collocare – sempre a tavolino - con un ukase 8 squadre di “grandi città” (fra cui 2 retrocesse di Legaa Due) vanificando il titolo sportivo?. Un principio costituzionale diventa carta straccia, ma se hai creato un capitale (la Costituzione tutela il risparmiatore, specie adesso che sono possibili le Class Action) nessun organismo (anche sportivo) può cancellarlo. Il segnale che si va verso un possibile inciucio nasce da una legittima domanda sulla piega formale che ha preso l’iter: perché dopo l’incontro di venerdì scorso a Roma con Meneghin sventolando la palese linea di bocciare l’idea del Campionato di Sviluppo, in sintomatica connessione – purtroppo – con un’altra riforma-capestro per le società dilettantistiche (il blocco regionale del tesseramento under 16, altro provvedimento anti-costituzionale) il presidente della LNP Drocchi non ha riferito sull’incontro, e solo questo mercoledì, dopo ben 5 giorni di un lungo e sconcertante black out, i club hanno ricevuto un’informativa che modificava gli scenari?. Perché giocando sul tempo, e favorendo la Fip che ha preso in contropiede i club varando una riforma il 17 aprile (un giorno sfortunato per la cabala, ma non solo) quando i campionati sono agli sgoccioli, non si è provveduto a utilizzare il sito istituzionale per una comunicazione minima, di principio, sull’avvenuto incontro. E fornire una linea, un indirizzo e magari invitare proposte fornendo eventuali nuovi elementi?. Perché nella comunicazione si parla adesso apertamente mediazione, e contro un ipotetico ricorso al CONI salta fuori il fatto nuovo e“che il 25 per cento delle società non ha firmato la lettera a Meneghin” paventando quindi una protesta velleitaria. Un voltafaccia inaspettato, di 180 gradi.

Lo sconcerto deriva dal fatto che il presidente della LNP aveva precedentemente (e incautamente) comunicato che il 96 per cento delle 220 società dilettantistiche, quindi un parere plebiscitario, aveva risposto al questionario della LNP. Anche se i pochi “no” e astenuti tradivano forse già un preciso progetto in atto all’insaputa di quel 96 per cento contrario, e magari degli stessi vertici della Lega dilettanti. Scorrendo la lista del favorevoli e degli astenuti, a parte 28 società su 29 della A dilettanti, era già possibile vedere la mappa delle favorite per questo Campionato di Sviluppo, e cioè Firenze, Trieste, Torino, Ancona, Varese, Bari, Gorizia, Genova, Napoli. E lo si capiva anche vedendo la stessa curiosa “querelle” dei quattro club senesi, due voti contrari (Virtus e Costone) e due a favore (la Colligiana e il Cus controllato Mens Sana). Era facile intuire un probabile interesse di un ristretto gruppo di grandi club per occupare piazze interessanti dove dirottare i molti giocatori dei propri vivai, cosa del tutto comprensibile (l’ha fatto a suo tempo l’Ignis Varese, ma forse in questo caso sono possibili conflitti di interessi e violazioni di norme anti-trust, abusi d’ufficio per quanto riguarda il principio del titolo sportivo che deve essere largamente condiviso se si vuole cambiare le norme). Un vantaggio ulteriore derivante anche dalla riforma riguardante il tesseramento degli under 16 che non potranno più andare fuori dalla propria regione, quindi di fatto un federalismo inconcepibile. Ci sono scuole cestistiche famose, e ad esempio – cito a caso, i casi sono millanta – un Vendemini, un Sacchetti o un Magnifico, un Costa e così via sarebbero rimasti nelle proprie regioni invece di trovare a Cantù, alla Fortitudo, a Brescia quelle condizioni per maturare anche acquisire un diploma scolastico.

L’impressione è che ormai il marketing dentro la Fip sia prioritario sulla logica tecnica, e lo si capisce anche leggendo che Meneghin da dato mandato al proprio ufficio per studiare il nome del campionato di A-3 e che la linea forte di Lega Basket abbia preso il sopravvento sulla realtà sottostante, e che questa linea sia come i fiumi carsici carsici, ogni volta viene respinta ma poi torna in superficie e si fa come vogliono i club maggiori. Un segnale che il disegno prevedesse un ballon d’essai mediatico forte da parte della Fip, il Campionato di Sviluppo, per tastare il terreno e giudicare una reazione era infatti la votazione senza la presentazione di un progetto strutturale. E che di fronte alla minaccia di una serrata in blocco delle 220 società dilettanti passasse una forma di scambio, e cioè un campionato di A-3 da 16 a 22 squadre accettando le 8 wild card per i grandi centri, penalizzando la maggioranza club della A dilettanti, tutta la B e la Serie C, quindi ben 13 Regioni per favorire l’ingresso di entità estinte o semiestinte solo per i propri errori. C’è già un’area A che boccheggia, non nasta?. Vogliamo tirare dentro 8 squadre, quando pensiamo basti quel che è successo a Firenze dove nonostante l’aiuto generoso dall’Amministrazione Comunale e di uno sponsor importante, il suo imprenditore ha via via disceso gli scalini annunciando la promozione per l’anno successivo o l’acquisizione dei diritti di A2 salvo chiudere bottega e portare i migliori giovani in un’altra regione, per recuperare capitali. Inserire 8 squadre, specie in questo momento,con una fidejussione di sole 70 mila euro, sarebbe un salto nel buio. Mica siamo nella finanza dove con un capitale quasi sempre garantito da una banca si possono scalare aziende interessanti.

“Purtroppo per le società di A Dilettanti – questa l’opinione di Mister Flipper, che vede due ostacoli insormontabili e che Sportevai.it pubblicherà nei prossimi giorni - non è pensabile, anche via wild card, di introdurre nei grandi centri metropolitani il Basket associandovi la notazione “dilettanti”: perchè un adolescente genovese dovrebbe scegliere di spendere la sua paghetta settimanale per vedere la “A Dilettanti” e non il Genoa o la Sampdoria in Serie A di calcio? Lato FIP mi sembra assurdo introdurre una Lega di Sviluppo in centri grandi: in USA è esattamente il contrario poichè in città come New York o Chicago o metti il top o si va a vedere altro..”

Parliamo quindi non di Campionato di Sviluppo ma di Scopo come va oggi di moda.In ogni caso la proposta di mediazione del presidente di LNP, stile prendere o lasciare, è la seguente: 1) A-3 o 3° campionato a 24 squadre, 4° campionato a 40 squadre (B), 5° campionato a 144 squadre (serie C gestita regionalmente), 2) 6 under fra 21 e 23 e in seguito 5; 3) capienza palazzetti 1000 spettatori, 4) costituzione di società di capitali (fidejussione 70 mila euro), 5) 1 solo giocatore non eleggibile per la nazionale (si presume lo straniero), 6) accordo quadro con la GIBA (associazione giocatori). I paletti per le 6-8 wild card sarebbero invece : 1) parametri per popolazione,2) n. di anni di professionismo,3) impossibilità di nuove affiliazioni, 4) capienza 2500 posti. Non specifica, il presidente di LNP (si tratta di dimenticanza voluta o strategica?) chi gestirà il campionato. Se la Fip, oppure nascerà una Lega 3, oppure come per la NBA la Lega di A metterà a disposizione le proprie risorse, e l’esperienza e i propri uffici?.