Basket, i greci e il "pianto greco"

27.05.2011 14:45 di Enrico Campana  articolo letto 1489 volte
Fonte: Il Cittadino Online
Basket, i greci e il "pianto greco"

(Enrico Campana)

Per giustificare certe delusioni cocenti Siena, Milano, Roma, Virtus Bologna si aggrappano (a ventosa..) troppo spesso al “mantra mediatico” dei “Superbudgets” greci e spagnoli. Che da parte loro negano di essere i Creso della situazione e lasciano parlare i fatti. Il basket - almeno oltre il Bel Paese - fortunatamente non è diventato il gioco del Monopoli, e chi di budget ferisce a volte di budget perisce, perciò il Panathinaikos si è affermato grazie al miglior progetto complessivo, e non a caso lo stesso Maccabi, brillante finalista, è risorto grazie a un’operazione intelligente di ringiovanimento di quel grande personaggio di David Blatt, l’americano di maggior successo in Europa.
Vogliamo parlare del “Festival Greco” di Barcellona.? Non solo per la trionfale riconquista della Coppa dei Campioni, i riconoscimenti individuali, come ad esempio Diamantidis indiscusso MVP della finale e della stagione. In Spagna si è celebrata infatti la consacrazione antropologica della “scuola Partenone” in quella che sembrava la stagione delicata, con un taglio netto degli investimenti di 4 milioni di euro ma il coraggio di andare controcorrente puntando su ben 7 giocatori di sangue ellenico. Quando invece, sul fronte opposto, l’Italia ha usato come “comparse” gli unici due azzurri in campo, fortuna vuole che i 2 soli punti e 8 minuti totali fra Carraretto e Ress non rappresentino certo la caduta verticale del nostro movimento, né il valore dei due azzurri e i meriti acquisiti da Siena in un decennio di investimenti sul vivaio.
Quella “maledetta” semifinale che ha bruciacchiato qualche piumaggio illustre avrebbe sicuramente meritato una miglior uscita di Siena, soprattutto un minimo di autocritica col riconoscimento dell’ennesimo capolavoro Obradovic. Che, desidero ricordre, nel firmare il record delle sue 8 coppe dei Campioni ha provveduto a mettere sempre il proprio marchio di fabbrica, col lancio di un giovane di talento o un outsider, stavolta quel Nikos Kalathes che ha in fondo sparigliato la sfida della semifinale perché forse sull’altro fronte non si è pensato di capitalizzare l’esperienza di Nicos Zisis. Il play titolare della nazionale nella quaale Kalathes è solo il vice.
Purtroppo su You Tube abbiamo dovuto ascoltare invece accuse fuorvianti sugli arbitri, accuse riproposte perfino 48 ore dopo nella conferenza stampa del 3° posto dove non si doveva parlare d’altro che di un bronzo importante, e lasciarsi alle spalle discorsi più inutili che irritanti.
A proposito del Festival greco, c’è da aggiungere anche un paio di “prestiti” fondamentali per il buon risultato delle altre due squadre “medagliste”, Schortanitis (Maccabi) e Zisis (Mps), e sarà un caso ma il Real Madrid, buon ultimo, era l’unico a non avere il giocatore greco di turno.
Tornando alla querelle dei Superbudgets, occorre fare una premessa: senza conoscere le norme degli altri paesi, non sono possibili comparazioni oneste e c’è il rischio di impopolari sfondoni che volteggiano nell’aria come pericolosi boomerang.
Per l’attività europea delle Coppe professionistiche, dai club si pretendono garanzie, non c’è invece l’ obbligo di bilanci (come nel campionato italiano), né il salary cap. Il fondamento portante è dunque solo la “licenza europea” acquisita a tavolino, mentre per la capienza dei Palasport da 10 mila posti siamo per ora alla raccomandazione. Un problema che angustiava Siena, e che il neo-sindaco Franco Ceccuzzi ha risolto considerandolo priorità del suo programma la realizzazione di un’arena destinata a sport ed eventi di portata internazionale sul quale stanno già lavorando archistar americane, al punto che avrebbe la precedenza sulla costruzione di un’opera culturale quale un grande Auditorium.
L’indirizzo comunitario, nel panorama del basket europeo, si concentra per ora rigorosamente sul diritto individuale al lavoro, frutto della storica “legge Bosman” sulla libera circolazione ma applicata in maniera contraddittoria nel capitolo “quote-giocatori”. Se per la “Spaghetti League” sono previsti 6 stranieri, in Europa se ne concedono 8, con i naturalizzati è possibile arrivare a 10 , come nel caso della Mps nella semifinale di Barcellona. Ne soffre soprattutto la Spaghetti League, dove non si capisce ad esempio perché la Mps debba lasciar fuori squadra giocatori della classe di Jaric e Hairston con i 6 posti italiani bloccati dagli italiani. Si fa un torto allo spettacolo, che deve sempre tendere al massimo, immaginiamo cosa succederebbe se il Milan fosse costretto a lasciare in panchina Pato e Ibrahimovic!.
Tornando alla semibarzelletta italica dei Superbudgets spagnoli e greci sono anni che provo a documentarmi nel tentativo di dare a Cesare quel che è di Cesare. Stavolta sono stato costretto a riprendere l’argomento un po’ intristito da un video messo su You Tube alla vigilia delle Final Four. Uno spot commerciale più che emozionale che si traduceva in questo commento senese: “Cosa invidio al Panathinaikos?. Solo il budget!” .
In tempi di globalizzazione si sa tutto di tutti, e affido alla Rete uno studio che avevo tenuto fino ad oggi nel cassetto per carità di patria. Per rispetto della squadra rappresentante dell’Italia, e anche della partita politica che in quei giorni di combatteva a Siena per la scelta del sindaco con Franco Ceccuzzi, influente parlamentare Pd, deciso a mettere il basket al centro della scena in una prospettiva più europea della città del Palio.
Credo comunque che mi ci vorrà del tempo per concludere questa indagine fra i vari paesi. Ho chiesto la collaborazione con alcuni esperti del diritto dello sport, intanto arrivano proprio dalla Grecia, grazie alla collaborazione di Kostas Daskaloupolos, dati illuminanti. L’approfondimento è previsto alla prossima puntata, ma posso anticipare che Atene si spende molto meno rispetto ad altri paesi!
Il Sistema Italia è legato all’”anomalia CONI” che gravita nell’orbita del Governo di turno con le sue dinamiche. Fortuna (o sfortuna?) vuole però che lo sport nazionale, Visco o Tremonti, sia comunque “intoccabile”.
Sarebbe andata male con un duro come Quintino Sella, i tempi sono cambiati, un mondiale vinto o perso può determinare uno scatto economico e d’umore, per cui alla fine una buona scusa per lo sport si trova sempre. E quel nostro neo-liberismo stile Pizza Capricciosa riesce perciò a ispirare provvedimenti tipo il “Milleproroghe”. Stavolta, per allentare la stretta finanziaria del “patto di stabilità”, la voce “sport” è stata addirittura sospesa dal “paniere Istat”, quello che regola il costo della vita, per non danneggiare la preparazione olimpica alla vigilia di Londra. Questo decreto legge bi-partizan, possiamo scommettere, verrà riproposto da Tremonti nel 2012 in quanto nessuno perdonerebbe ai politici una cattiva Olimpiade azzurra.
Questo CONI opera esattamente come un ministero senza portafogli, tende ovviamente al naturale protezionismo (e conservatorismo). Non può calcare la mano, è il classico vaso di coccio della situazione, costretto alla questua annuale presso il Governo. Da quando infatti Giuliano Amato “uccise” il Totocalcio e le ricche finanze del Foro Italico, il CONI deve fare acrobazie ginniche per trovare gli stipendi e coprire i costi di gestione e degli impianti. Per non farsi uccidere dalla burocrazia, ecco proporre aperture sociali, integrazione, scuola garantendo però, oltre ai contributi, l’ autonomia delle proprie Federazioni. E’ diventa un dialogo difficile quello fra gli organi del parastato le Leghe Professionistiche. Per cui magari a volte si tira al quieto vivere, come è il caso della Convenzione Fip-Leghe. Quell’atto per cui soldi dei cittadini - magari poco sportivi o peggio obiettori di sport– finanziano club professionistici, cosa poco prudente. che sarebbe meglio evitare di questi tempi della disoccupazione e del precariato.
Aiutare i “ricchi”, si obietta, non dovrebbe essere permesso dalla Corte dei Conti che però come si sa, predica bene e razzola male. E si muove soprattutto a passo di lumaca, quando invece - per un’infrazione di sosta scaduta, ma anche un conguaglio pochi spiccioli, 2-4 euro, il cittadino italiano si trova l’auto bloccata dalle ganasce o la casa ipotecata .
In Italia la politica sportiva del Governo, avete capito, è perfettamente “stile panem et circenses”. E questo giustifica il CONI che ha avuto sempre ottimi presidenti, Onesti, Carraro, Gattai, Pescante e Petrucci. E il prossimo, che sarà Pagnozzi. Sinistra e destra non hanno mai voluto creare un Ministero, poco o niente viene dalla scuola e dall’ Università molto meglio per i politici essere tifosi permanenti, pronti a saltare sul carro dei vincitori o della critica.
Altro punto dolente determinato dalla cosiddetta partitocrazia e all’eterna disparità fra le “due Italie” è il diverso grado di sensibilità nei con fronti dello sport da parte delle amministratori territoriali, Regioni, Province e Comuni . Il sud è più prodigo ma ha meno capitali del nord, bisogna poi considerare le diverse aree, sia quelle della responsabilità sociale d’impresa (tipo Benetton) e quelle dove impera la mentalità consociativa.
Dal tramonto della Schedina che faceva del CONI un ricchissimo impero, il Governo interviene in aiuto allo sport attraverso la Rai, con lauti contratti, maggior visibilità (grazie al satellitare) e secondo il momento politico, la “Legge Mammì” . Si deve a questo politico repubblicano, 20 anni fa, il magico machiavello, che consente allo sponsor la totale defiscalizzazione dell’investimento. Per quanto riguarda invece la generosità delle Tv non si sa bene se le cose siano migliorate o peggiorate (dipende dai punti di vista), in ogni caso ha preso piede l’importanza del concetto berlusconiane dei “ratings”e l’arrivo sulla scena delle pay-Tv come Sky, un colosso privato planetario. La tesi è: se non fai ascolti non sei nessuno. Il meccanismo perverso, dicono, è opera del “sistema-calcio” che nonostante stati semivuoti continua a monopolizzare i diritti Tv, mentre il basket è stato bruscamente declassato.
Ad onore del CONI, va aggiunto anche aggiunto che da organo vigilante ha trasferito sulle federazioni il controllo stretto delle nome previste per le imprese (ineffabilmente) professionistiche Queste riguardano: oneri sociali, fiscali e tutela dei lavoratori. Purtroppo con la crisi si stanno moltiplicano casi spiacevole e dolorosi, fallimenti, penalizzazioni di classifica e multe. Provvedimenti a volte persino imbarazzanti quando si va a colpire un marchio storico quale Snaidero.
Per quel concetto italiano di voler essere primi in tutto, anche quando si cerca di rimediare al vuoto assoluto, tutti sono d’accordo: la legge sul professionismo è stata certamente troppo rigida da parte dei nostri Governi. Va bene la trasparenza, ma fino a un certo punto: i club si sentono vessati dal fisco, la Bosman è stata una mazzata e ha tagliato le gambe a basket e volley.
In questo quadro che andrebbe azzerato per ripartire daccapo, diventa un’eccezione il “caso Siena”. Ovvero la scelta di fare della gloriosa Mens Sana il veicolo primario di marketing, per una condivisione di valori, di identità, progetti, e per rompere un presunto isolamento col resto del mondo.
Se a Siena il calcio Robur viene gestito da imprenditori esterni, dal napoletano De Luca al recente filone capitolino che ha portato al ritorno in A con Mezzaroma, tutti personaggi che sanno di poter contare di un marchio ben avviato e di generosi diritti Tv – lo stesso sogno di Claudio Sabatini ammette di ambire ai 28 milioni del Bologna calcio contro gli 180 mila euro di-Sky - il basket gode di un “unicum planetario”. E con tutte le multinazionali sulla ricerca scientifica che ronzano attorno a Siena, se allargano l’aeroporto, come vogliono sia la nuova Giunta che il primo partito d’opposizione, quello di Alessandro Nannini potrebbe un giorno anche pensare di inserirsi nella NBA con l’aiuto della propria “Superbanca”.
Il basket senese è considerato “ una forma di “res publica” (cosa pubblica) al di sopra delle parti, per questo grazie a una convenzione fino alla metà del secolo verrà finanziato dall’Ente di Sviluppo (Fises). Un progetto lungo 50 anni, chi se lo può permettere in Italia. I soci di questo superclub sono infatti Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Monte dei Paschi. Puntualmente il 30 giugno la Mens Sana, riconosciuta regina del marketing, presenta i suoi bilancio che hanno raggiunto il tetto di 19 milioni e 302 mila e 918 euro, con un aumento fra i 2-3 milioni annui nelle ultime stagioni.
L’importante è avere conti ordine, produrre pulsioni sociali e creativi. Dopo vari micro-utili l’ultima gestione ha prodotto una micro-perdita di 6 mila euro. Un dato umoristico rispetto al volume d’affari, superiore a quella di una media impresa, e al valore che i padroni della città attribuiscono a questo investimento e ai vari risultati sportivi. Peccato solo che, per congiunzione astrale, un modello tanto virtuoso e non imitabile sia coinciso col periodo più nero della pallacanestro italica e l’unico trofeo continentale risalga a 7-8 anni fa.
Ma questa è un’altra storia, nulla a che vedere con la cronaca odierna. E non passa giorno, purtroppo, che il basket sia oggetto di esposti, denunce, guerricciole, purghe, casi di cronaca nera, come quello che ha portato all’arresto per una storia di denaro sporco del presidente della Lega Nazionale. Ai primi di luglio riprenderà infatti Baskettopoli, processo che potrebbe intorbidirsi per il caso che investirebbe l’istruttore degli arbitri della Fip. Alessandro Teofili infatti è sospettato di aver interferito nella la carriera di un arbitro di Lega Due chiamando da cellulare il Commissario per cercare di declassare una valutazione. Per questo l’avvocato Grassani di Bologna, che tutela l’arbitro “parte lesa”, ha interessato la Procura Federale.
 

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--- Puntata n.1, continua