A1, A2... colpita e affondata!

27.01.2012 08:22 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1398 volte
Fonte: Carlo Fabbricatore
A1, A2... colpita e affondata!

A1, A2 … colpita e affondata
Fair play finanziario, “ma mi faccia il piacere”; la battuta di Totò non può essere più calzante. L’UEFA ha diramato dei dati inquietanti sui passivi dei Club: 1.6 miliardi di euro. E’ una cifra che non riusciamo nemmeno lontanamente ad immaginare. I ricavi delle società calcistiche sono dati per il 35% dai diritti sportivi, per il 25% da sponsor e pubblicità. Dati che devono fare riflettere. La voce spettatori è estremamente marginale. L’UEFA è pronta a comminare durissime sanzioni ai club che non metteranno i conti a posto: probabilmente molti top team verranno colpiti. Credo si debba fare tesoro degli errori degli altri: per questo ho parlato del calcio.
La pallacanestro sta percorrendo o forse ha già percorso questa strada per arrivare al capolinea. Non si può pensare di estraniarsi dalla realtà, sicuramente non florida, dell’economia di questo periodo. Alcuni giorni fa sentivo i peana sul meraviglioso impianto di Istanbul, ma siamo così sicuri che la Turchia non sarà un’altra Grecia? Un amico giornalista ritornando dalle Olimpiadi di Atene mi disse: “Non hai idea di cosa abbiano fatto i greci: infrastrutture meravigliose, impianti all’avanguardia …”. Il dramma si scopre adesso: le spese sostenute per le Olimpiadi sono state una concausa importante per il disastro finanziario ellenico. Non voglio tediare nessuno con un compendio di economia, invito però a riflettere su certi problemi.
Le troppe categorie, anche dai nomi più astrusi, rendono tutto complicato. Impariamo dal calcio, e lo dico a malincuore: Serie A, Serie B, Serie C forse suonano meglio di Lega A, Legadue, Divisione Nazionale A … Siamo incomprensibili, lo ammetto, spesso e volentieri non mi ci raccapezzo proprio. Abbiamo creato un numero mostruoso di categorie che sono “frequentate” da mestieranti professionisti. Investiamo queste risorse nei settori giovanili e non buttiamo denaro in squadre che magari giocano la serie C regionale. Dobbiamo avere il coraggio di evidenziare i problemi, non sottacerli. Non dobbiamo essere uno sport autoreferenziale. Rendiamo tutto più semplice, a partire dalle terminologie che vanno spiegate al grosso pubblico, perché una partita di pallacanestro non è una cerimonia  per pochi iniziati. Finiamola di chiamarlo Basket che vuol dire cesto, se proprio desideriamo essere seguaci del verbo americano usiamo il termine corretto Basketball. Non dilunghiamoci in insopportabili disquisizioni pseudo tecniche perché i non adepti non capiscono un “piffero” e cambiano canale, sempre che qualcuno ci segua in televisione. I dati, impietosi e verificabili, evincono una situazione orribile. Le emittenti di livello scappano da uno sport che produce poca audience e che quindi non richiama inserzionisti pubblicitari. Non continuiamo a dire che tutto funziona perfettamente; così ci facciamo del male da soli!
Alcuni giorni fa ho letto la preoccupazione di un addetto ai lavori sulla possibilità di perdere posti lavoro. Vorrei sapere su che pianeta vive. C’è una recessione planetaria e noi ci preoccupiamo di qualche atleta che perderà il  ”lavoro”! Va drasticamente diminuito il numero delle squadre ed è una assurdità mantenere lo stato di professionisti per la Lega Due, visto che i club non sono in grado di sostenere i costi. Le squadre devono essere assolutamente in regola con i parametri finanziari; non è tollerabile che le società non siano, durante il campionato, in grado di pagare gli stipendi e le imposte di legge. Come falliscono le imprese devono chiudere quei club che non sono economicamente forti. Cerchiamo di essere un prodotto appetibile per il grande pubblico e di coinvolgere tutti i mezzi di informazione; la comunicazione deve essere curata al massimo. I giovani usano internet e i social network, sfruttiamo anche noi questi strumenti in maniera più dinamica e incisiva.
Il nostro movimento è sempre riuscito a cogliere con immediatezza la modernità, non voglio pensare che siamo diventati dei dinosauri, che notoriamente si sono estinti.
La mia è una disamina dura e spietata ma veritiera: per salvare il nostro sport dobbiamo ritornare a creare appeal verso i grandi imprenditori. Non troppi anni orsono le riunioni di Lega sembravano quelle di Confindustria.  
Sicuramente sarebbe bello dire: “Il pubblico è aumentato, abbiamo dei giovani fortissimi, le società sono floride …” ma la dura realtà è un’altra: rimbocchiamoci le maniche!
Buona pallacanestro a tutti
 
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