Tutti col fiato sospeso per i contratti di immagine!

03.04.2016 09:17 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 693 volte
Tutti col fiato sospeso per i contratti di immagine!

Walter Fuochi, per Repubblica.it, fa le sue considerazioni sui contratti di immagine che sono entrati al centro dell'attenzione della Procura federale della FIP, spiegandone la genesi, peculiarità e scopi:

"La procura federale che indaga sui conti delle società di serie A, e ne ha già nove nel mirino, messa sotto la lente soprattutto la vischiosa materia dei contratti d’immagine, potrebbe vibrare un nuovo colpo letale al corpaccione agonizzante del basket italiano.

Spiegati ai pochi che non lo sanno, i contratti d’immagine sono quelle intese che affiancano i contratti depositati in Lega e consentono di allungare qualche dollaro in più ai giocatori ingaggiati. Tollerati più che consentiti, di prassi più che di norma, stanno in un'umbratile linea di confine che oscilla fra il grigio e il nero: loro tacito ed aureo principio è che si possano fare con giudizio, cioè senza esagerare.

La finzione su cui i contratti d'immagine si reggono è che andrebbero a retribuire una prestazione extra del giocatore: se questi finisce in una pagina pubblicitaria o in uno spot di tv locale, se va davanti a una scuola, o in una libreria, o in un supermercato in divisa sociale, presta la sua faccia e il suo tempo al club, che glielo ripaga. Se sono mille euro a botta si fa finta di crederci, se sono ventimila ci si crede meno. Non a caso le norme parlano di “congruità” del compenso rispetto alla prestazione. Ma dove la procura vuol vederci più chiaro è sui pagamenti, che talora transitano su società estere. E qui, che si salti il fisco italiano, su lavori fatti in Italia, appare più che palese. E punibile.

Fosse dimostrata questa prassi, chi oggi spende due dovrà farsi bastare uno (e l’altro uno devolverlo in tassazioni). Chi uno, mezzo. Calerebbe tutto: potere d'acquisto, qualità, competitività, fino a scendere ulteriormente sull’orlo dell’asfissia economica. Non è il caso della Virtus, che tutto fa in chiaro, per scelta della Fondazione, ma di buona parte del baraccone basket. Che ha notoriamente poche entrate e cerca di stare a galla barcamenandosi con le uscite. Finchè dura. Se dura".