Ryan Arcidiacono, un pezzo d'Italia illumina le Finals della NCAA

29.03.2016 11:11 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1240 volte
Fonte: roberto zanni - corriere dello sport
Ryan Arcidiacono, un pezzo d'Italia illumina le Finals della NCAA

La storia di Ryan è quella di una famiglia italo-americana in una delle zone più italo-americane degli States: Pennsylvania e Philadelphia. Ha cinque fra fratelli e sorelle e lo sport in casa ha sempre avuto un ruolo da protagonista Papà Joe giocava a basket, discreto, non una star; così si buttò sul football americano, a Villanova, dove incontrò e poi sposò Patti, che arrivava da Long Island (altro feudo italo-americano), la mamma di Ryan. Joe e Patti hanno cresciuto sei figli in Bucks County, rimanendo sempre legati a doppio filo con Villanova, perché l'università qui ti resta incollata alla pelle. Visto che le due figlie, Sabrina e Nicole erano andate a studiare e a giocare a basket a Perni State, hanno dovuto aspettare Ryan per rivedersi con la maglia di Villa-nova. Joe nel salotto di casa, quando Ryan era ancora un bambino, aveva messo anche un canestro, di quelli di plastica, attaccato al muro, vinto a una gara di pesca. Quell'allenamento, quasi continuo, tra le quattro mura di casa è servito: Ryan in una partita della AAU (Amateur Athletic Union) segnò anche più di 50 punti. E il coach di Villanova, Jay Wright, quando Arcidiacono aveva dodici anni, vedendolo in mezzo al campo al Pavilion, l'arena dell'università, gli disse che un giorno avrebbe giocato per i Wildcats. Ryan sorrise, papà Joe pure: solo il pensiero di un figlio con quella maglia era un sogno. UNA ROCCIA. Sei anni dopo il sogno divenne realtà. Intanto però Ryan era sempre più bravo: con la AAU andò a giocare anche il prestigioso Bob Gibbons Tournament, in North Carolina. Alla prima partita, rimediò una caduta e otto punti di sutura al volto. I medici gli dissero che per lui il torneo era finito. C'erano però tanti scout in tribuna, e Ryan chiamò i genitori per avere l'ok per giocare. Glielo diedero e lui segnò 35 punti. Per una ernia al disco nel 2011 perse l'intera stagione, poi un taglio sotto l'occhio nell'ultima partita del 2012/13; l'anno scorso, durante una palla contesa a terra, una gomitata in fronte, volontaria, di Ster-ling Gibbs di Seaton Hall, non l'ha fermato. Sabato nel giorno del suo compleanno è stato decisivo contro i numeri 1 di Kansas (64-59): 13 punti, glaciale nei secondi finali dalla lunetta e una palla rubata che ha deciso l'incontro.

Roberto Zanni