Kobe Bryant "i giocatori europei sono più abili di quelli statunitensi"

04.01.2015 00:41 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1811 volte
Kobe Bryant "i giocatori europei sono più abili di quelli statunitensi"

Una dichiarazione pepata di Kobe Bryant non passa inosservata nel mondo dello sport statunitense, e quella appena concessa sarà oggetto di discussione per molto tempo. "Penso solo che i giocatori europei siano solo molto più abili dei nostri" ha detto venerdì sera, dopo la sconfitta per 109-106 dei Los Angeles Lakers opposti ai Memphis Grizzlies. "A loro viene insegnato il gioco nel modo giusto in tenera età. ... Sono più abili. E' qualcosa che dobbiamo veramente risolvere. Dobbiamo veramente affrontare questa realtà. Dobbiamo insegnare ai nostri bambini a giocare nel modo giusto."

Kobe sa bene di cosa sta parlando, avendo vissuto e imparato a giocare a basket in Italia, dove aveva seguito il padre Joe Bryant che aveva sviluppato una carriera tra il 1984 (Rieti) e il 1991 (Reggio Emilia, passando per Reggio Calabria e Pistoia). "In America non stiamo insegnando ai giocatori come giocare a tutto tondo il basket. Ecco perché avete Pau e Marc [Gasol], e questo è il motivo per cui il 90 per cento dei roster degli Spurs sono giocatori europei, perché hanno più abilità ".

Dell'esperienza italiana racconta che "Probabilmente non sarei in grado di palleggiare e tirare con la mia mano sinistra e avere un buon gioco di gambe", ha detto Bryant. "Sono stato fortunato perché quando ero in Italia, i Red Auerbach e i Tex Winters e tutte i grandi allenatori facevano clinic e camps in Europa. Essi insegnavano a tutti gli allenatori di club, e gli allenatori di club stavano seguivano i loro consigli e i loro fondamentali, come la Bibbia, e insegnavano a tutti noi ragazzi queste cose. Io, Manu [Ginobili] e tutti questi ragazzi che sono cresciuti in quel periodo siamo un prodotto di questo. Ed è una grande differenza."

Kobe punta il dito sull'enorme giro d'affari che circonda la carriera di un giovane e la fretta di mungerlo come una vacca da parte di procuratori, genitori, perfino istituzioni universitarie. "Bisogna insegnare loro il gioco. Dare loro istruzione. Questa è una profonda rivoluzione difficile da realizzare perché poi si inizia a tagliare nelle tasche della gente, perché tutto quello che fanno è cercare di ricavare un profitto da questi poveri ragazzi. Non esiste una risposta rapida a questo problema."