Zimbabwe - Vitalis Chikoko spera di essere da esempio per Ie nuove generazioni

31.01.2017 08:38 di Simone Sperduto  articolo letto 449 volte
Fonte: FIBA
Zimbabwe - Vitalis Chikoko spera di essere da esempio per Ie nuove generazioni

Il giocatore dello Zimbawe Vitalis Chikoko sta crescendo molto, migliorando i propri numeri. In forza al Pau (Francia), ha una media realizzativa di 89.4% nel pitturato, sbagliando solo cinque tiri in questa stagione.

Sei uno dei pochi cestisti dello Zimbabwe a giocare in Europa. Ci racconti di come hai cominciato a giocare a basket?
Ero solito giocare a calcio, cricket e tennis. La maggior parte dei miei amici giocava a basket e andavo a guardare le loro partite. Un giorno l’allenatore mi disse: “sei alto, vieni a giocare con noi”. L’ho fatto e mi sono innamorato subito.  

Guardavi il basket da bambino?
Quando cominciai a giocare iniziai anche a guardarlo. Indosso il numero 23 per via di Michael Jordan.

Hai detto di aver scelto il numero 23 per via di Michael Jordan. Chi ti ha appassionato di più mentre crescevi?
Tim Duncan per il suo modo di giocare. Tim faceva tutto in campo, semplicemente fantastico. Cercavo di giocare come lui. Chiaramente amavo Michael Jordan, come tutti gli appassionati di basket e alla fine della sua carriera mi sono appassionato a Kobe. Ora mi piace moltissimo lo stile di Kevin Durant.

Hai lasciato lo Zimbabwe nel 2011 per arrivare in Germania. Come è stato il periodo di transizione dall’Africa all’Europa?
Difficile. Per la prima volta lontano dalla mia famiglia. Ho avuto un grandissimo supporto quando arrivai al Gottingen, squadra di giocatori giovani. Ci siamo sentiti subito come una famiglia. Gli addetti ai lavori e la squadra mi hanno aiutato tantissimo a superare il primo momento di difficoltà.  

Come ti sei adattato allo stile di gioco europeo? 
Completamente differente. In Zimbabwe ero uno dei migliori ma in Europa ero semplicemente un giovanissimo che giocava a basket come gli altri. Ma mi alleno duramente, faccio attenzione ai dettagli sia in attacco che in difesa. Continuo a lavorare seriamente e diventa sempre più facile adattarsi al basket europeo.  

Dopo una breve parentesi al Bayern Monaco sei approdato al Pau, squadra che sta facendo molto bene in campionato e in FIBA Europe Cup. Qual è la chiave del successo?
Abbiamo degli ottimi giocatori. Ognuno di noi vuole fare qualcosa di importante e continuare a migliorarsi. Abbiamo tanti giocatori giovani ma anche qualcuno esperto come Alain Koffi e J.K Edwards. Siamo affiatati , vogliamo vincere sempre e soprattutto in casa.

Dove può arrivare il Pau a fine stagione?
Io personalmente vorrei vincere il campionato. Penso che sia un desiderio di tutti anche se l’allenatore continua a dirci di pensare gara dopo gara. Giocando come stiamo facendo abbiamo serie possibilità di vincere la liga francese.

La tua potrebbe essere un’estate molto lunga in vista di AfrobBasket 2017. Nell’ultima edizione, in Tunisia, non siete mai riusciti a vincere. Quanto è importante per te giocare con la nazionale?
Adoro vestire la maglia della nazionale. È una chance per migliorare il mio stile di gioco partecipando a tornei internazionali dove la competizione è alta. Sarà una bella estate che passerò al fianco dei miei compagni.

A livello personale hai giocato un buon torneo nel 2015 in Tunisia. Cosa hai imparato da quella edizione?
È stata un’esperienza interessante per me. Un po’ difficile visto che ero l’unico a giocare in Europa. Gli altri giocavano tutti in Zimbabwe dove non esiste un campionato professionistico. Quando affronti nazionali come la Nigeria o il Senegal devi giocare con passione, devi essere aggressivo e credere in te stesso.

Puoi essere una sorta di ispirazione per i giovani giocatori di basket del tuo paese. Come ti senti nel rivestire questo ruolo?
È davvero molto importante per me. I bambini mi vedono giocare e dicono voglio essere come Vitalis.' Quindi non posso permettermi di dormire sugli allori, devo continuare a motivare i più giovani. Se dovessi riuscire a raggiungere la NBA, avrò una nazione intera a supportarmi. È una motivazione anche per me. È il mio sogno.