Spagna - Mirotic potrebbe sfidare il "suo" Montenegro a FIBA EuroBasket 2017

17.01.2017 11:00 di Simone Sperduto  articolo letto 227 volte
Spagna - Mirotic potrebbe sfidare il "suo" Montenegro a FIBA EuroBasket 2017

Nikola Mirotic, il giocatore nato in Montenegro ma naturalizzato spagnolo, qualche anno fa decise di vestire la maglia del Paese che lo ha formato cestisticamente: la Spagna. Attualmente è alla sua terza stagione ai Chicago Bulls e dopo aver partecipato a Eurobasket2015, vuole esserci anche ai prossimi europei. Spagna e Montenegro sono inserite nello stesso gruppo e il cestista ex Real Madrid ne parla a FIBA.com.

FIBA EuroBasket 2017 – ci pensi?
Ora sono concentrato sulla stagione dopo si vedrà. Ho passato due bellissime estati giocando a Eurobasket 2015 e ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Quest’ultima è stata un’esperienza fantastica coronata con la medaglia di bronzo. Ora ci sarà Eurobasket 2017 e siamo in un gruppo davvero molto competitivo. Molto probabilmente potrà andarci solo un giocatore naturalizzato quindi o andrò io o toccherà a Serge Ibaka. Chiunque verrà scelto farà bene con la maglia della nazionale.

Sei cresciuto in Montenegro, poi sei passato al Real Madrid (prima tra le fila della squadra giovanile). Cosa ti ha fatto scegliere di giocare per la Spagna e non per il Montenegro?
Bella domanda. Ero molto giovane quando arrivai in Spagna. Era molto difficile riuscire a entrare in prima squadra per via del passaporto. Il Montenegro non faceva parte dell’Europa e contavo praticamente come un giocatore americano. Quindi solo due di noi potevano giocare in prima squadra e squadre come il Real hanno sempre atleti americani pazzeschi. Mi chiesero se avessi voluto giocare per la Spagna e decisi di farlo in modo tale di aprirmi diverse porte. Il mio obiettivo primario era quello di giocare con la prima squadra del Real, di provarci. 

Cosa ti ha spinto a lasciare il tuo Paese natìo per la Spagna? 
Lasciare la mia famiglia e il mio Paese è stata una decisione durissima. Stavo cercando delle opzioni per la mia carriera e sono contento della scelta che ho fatto visto che ho avuto un’ottima carriera al Real e ho giocato e vinto i campionati europei.  Ho giocato alle Olimpiadi e ho vinto il bronzo. Non c’è nulla di cui possa lamentarmi a parte il dispiacere di aver lasciato la mia terra anche se ogni estate ci torno.

Quale sarà la sensazione che proverai nello sfidare il Montenegro nel Gruppo C a Eurobasket2017? 
Penso che sarà una gara molto speciale per me. Sicuramente molto emozionante. Ci ho già giocato agli Europei under 20 nel 2010. è stato davvero difficile giocarci contro visto che conoscevo tutti i miei avversari. Alla fine si trattava di una partita, la vincemmo. Questa volta sarà diverso perché si tratta della prima squadra e non so che dire. Mi auguro tutto il meglio sia per il Montenegro che per la Spagna.

Ti senti molto attaccato alla Spagna?
Mio figlio è nato in Spagna e ha il doppio passaporto. Nella penisola iberica ci ho passato otto anni molto importanti con dei piacevoli avvenimenti come il matrimonio e i titoli vinti.   

Devi aver avuto davvero coraggio per chiedere la mano della figlia del tuo ex coach in Montenegro, Jadran Vujacic. È già un atto di coraggio uscirci insieme ma sposarla?

Sì, l’ho fatto (ride). C’era un po’ di timore ma questa è la vita. Sapevo che era la donna perfetta per me anche se ero così giovane.

Come ha reagito il padre, il tuo allenatore?
All’inizio è stato difficile per lui riuscire a regolare tutto, non era abituato. Io ero il giocatore più forte della sua squadra e c’era un ottimo rapporto tra i miei genitori e i miei suoceri. Una volta che hanno saputo della nostra relazione, c’è stata un po’ di sorpresa iniziale ma poi hanno accettato e hanno detto „se sei felice, lo siamo anche noi“. Ci siamo sposati tre anni fa e abbiamo un figlio. Ora che sono nonni sono felicissimi.

Torniamo al tema Spagna. C’è una sorta di cambio generazionale, qualche giocatore sta pensando al ritiro.
Mi ritengo molto fortunato per aver disputato le Olimpiadi al fianco di giocatori come Jose Calderon, Pau Gasol, Felipe Reyes, Juan Carlos Navarro, atleti che stanno per terminare la carriera.

Come ti hanno accolto pur sapendo che non sei nato in Spagna?
Benissimo dal primo istante. C’erano giocatori che già conoscevo dai tempi del Real Madrid: Sergio Rodriguez, Sergio Llull, Felipe Reyes e c’era anche Pau Gasol, mio compagno ai Chicago Bulls. Siamo come una famiglia. I tifosi mi hanno amato sin dal primo momento. Questa è una delle ragioni per cui questa generazione è così vincente. Sono molto affiatati e io mi sono sentito da subito uno di loro. Durante le fasi di preparazione ci alleniamo molto duramente e poi a fine serata usciamo a cena e passiamo il tempo insieme.

È bello ritrovare tanti compagni di nazionale anche in NBA?
Sì, è molto bello vederli. Quando li incontri ti ricordi dei momenti che hai vissuto insieme. Un paio di settimane fa ho cenato con Pau Gasol, visto che abbiamo giocato contro i San Antonio. È stato mio compagno di squadra nei miei primi due anni ai Bulls e mi ha aiutato tantissimo ed è stato molto importante per me per stabilizzarmi nella NBA. Ci sono anche altri giocatori che sono approdati in NBA come Rodriguez, i fratelli Hernangomez (Willy e Juancho). È meraviglioso.