Pozzecco sul suo futuro, sulla Nazionale (scommettendo su Hackett) e su Tonut: «Mi fa impazzire»

 di Alessandro Palermo  articolo letto 5903 volte
Fonte: Il Piccolo
Pozzecco sul suo futuro, sulla Nazionale (scommettendo su Hackett) e su Tonut: «Mi fa impazzire»

Gianmarco Pozzecco ha appena vinto lo scudetto in Croazia, sulla panchina del Cedevita, società con sede a Zagabria. Trionfo agguantato non come capo allenatore ma come vice dell'amico Veljko Mrsic, storico compagno di squadra nell'anno della "stella" a Varese. Da quell'incredibile vittoria del '99, ne è passato di tempo ma la sostanza non è cambiata: i due hanno formato e formano tutt'ora un tandem vincente, sia sul parquet che in panchina, vincendo così, di fatto, il loro secondo scudetto in coppia. Poi, che sia "soltanto" il vice-allenatore non fa differenza, per il "Poz" questo dettaglio conta poco, come si può ben capire dall'intervista rilasciata al quotidiano triestino "Il Piccolo". Di seguito riportiamo alcune delle parole significative dell'idolo biancorosso, il quale ha toccato più temi: dal suo futuro, alle differenze tra come si ragiona in Italia ed in Croazia, parlando anche di talenti come Stefano Tonut e Simone Fontecchio, oltre a parlare (ovviamente) anche di Preolimpico.

ANNATA POSITIVA
«Sicuramente è stata una stagione ottima. Oltre allo scudetto ed alla coppa nazionale vinta, mettiamoci anche la qualificazione alle Top 16 dell'Eurolega. Non sempre chi mette più soldi vince. Il nostro vero successo, comunque, è stata la crescita di una generazione di ragazzi. Ho giocatori pazzeschi. Arapovic, il figlio di Franjo, ha 20 anni, Musa è del 1999. Non abbiamo paura di lanciale i giovani, dovrebbero fare tutti così».

L'AMBIENTE CEDEVITA
«Per prendere certe decisioni bisogna valutare tutti i pro e i contro. A Zagabria lavoro insieme a Mrsic che, oltre a essere un buon amico, considero trai migliori allenatori europei. Ho trovato un ambiente dove c'è voglia di fare buon basket divertendosi, come piace a me. La società è sana, con gente ambiziosa ma competente. Il proprietario è un ex giocatore, il presidente anche. Si parla molto tra di noi e si giocano persino delle partitelle».

IL FUTURO DEL "POZ"
«Il mio ruolo mi sta bene. Facendo il vice ho imparato ad essere più analitico, sento che ora sono più completo. Se resterò o meno a Zagabria? Si, resto qui ma firmo soltanto un annuale, ho sempre fatto così perchè mi sembra più corretto».

LA NAZIONALE
L'Italia ha buone possibilità al Preolimpico. Tra l'altro dovremo vedercela proprio con la Croazia, ne parlavo con Aza Pettovic. Messina è un grande, posso mettere le mani sul fuoco per i vari Gallinari, Bellinelli, Datome. E poi c'è un giocatore che secondo me può fare la differenza: Hackett. Se ne parla poco ma è maturo per il salto di qualità. Puoi usarlo da guardia e da play. Può dare quella fantasia che altre volte è mancata. Vedo un solo rischio per la Nazionale, spesso ha ottenuto i risultati migliori partendo da da sfavorita. Stavolta in casa ha i riflettori addosso».

TONUT, FLACCADORI E LE DIFFERENZE CON L'ITALIA
«Io impazzisco per Tonut. Sarà che conosco Alberto, sarà che quando era ragazzino abbiamo giocato in una partita ai salesiani e gli ragalai un mio paio di scarpe. 42, ora si è allungato e le avrà buttate. Ha grandi mezzi fisici, migliora ogni anno. Avrei dovuto portarlo a Varese e mi pento di non averlo fatto. I miei rimpianti si chiamano Tonut e Flaccadori. L'avrei fatto giocare, sicuro come l'oro. Giovani di talento. Giocatori di talento. Solo in Italia continuiamo a etichettare come giovane uno del 1993. In Croazia lanciano i sedicenni, qui invece uno a 18 anni non è considerato maturo».

L'ESTATE TRIESTINA DEL POZ
«Mi attira un appuntamento triestino. Il ritomo del torneo San Lorenzo a Servola. Mi piacerebbe esserci, però sono stato invitato a una Summer League. Ricordo il San Lorenzo a San Giovanni e, ancora prima, nelle storiche edizioni a Servola. L'albero addosso al campo, dove nessuno provava a tirare perchè non si vedeva il canestro. Ero bambino e vidi giocare Bariviera che regalò magliette della Squibb Cantù. Se sarò a Trieste, una partita vorrei disputarla. Il guaio è che sono competitivo. Mi incazzo a perdere e voglio sempre vincere. Anche nelle sfide tra scapoli e ammogliati. Il basket lo vivo così. Uno dei tanti insegnamenti del mio maestro Tullio Micol».