Pascucci "Rockets si evolvono dal tiro da tre e dal laboratorio D-League"

12.02.2016 07:57 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 762 volte
Pascucci "Rockets si evolvono dal tiro da tre e dal laboratorio D-League"

Gianluca Pascucci è uno dei general manager degli Houston Rockets e dei Valley Vipers. Piero Guerrini di Tuttosport lo ha intervistato per farci raccontare il basket visto dall'angolazione dei Rockets, che privilegiano due fondamentali contrapposti: il tiro da tre punti e la schiacciata. E di quell'immensa palestra di uomini ed esperimenti tecnicci che si sta sviluppando sotto il nome di D-League.

Pascucci, voi avete anche una filosofia di gioco ben definita, per cui si tira soltanto da tre o da due metri, meglio schiacciando. «E' la filosofia del gm Morey, ma non estremizziamo, bisogna sempre guardare i giocatori a disposizione e quest'anno abbiamo due centri veri. Però è vero che siccome le percentuali nel tiro da tre e con il tiro dai sei metri sono sostanzialmente uguali, è più efficace tirare da oltre l'arco dei tre punti. Insomma, è calcolo percentuale. Si tratta di massimizzare le modalità per avere successo. Si sviluppa questo sistema di gioco senza però essere più ferrei. Si fa un passo avanti, si studia, magari si torna un po' indietro e si riparte.

Importante è avere un programma, un'idea di partenza. Reno Bighorns ci ha superati, estremizzando ancor più il proprio gioco. Infatti hanno ingaggiato Dave Arsenault, coach di quel college, Grinnell, famosissimo nonostante fosse in Division 3 perché giocava a mille all'ora e tirando solo da tre. Ripeto, se hai i giocatori ideali, che fanno canestro dalla distanza, perché contemplare il tiro intermedio? Ma è un progetto che si evolve.

Per provare nuove soluzioni, ma non è tutto ardito, ci sono programmi precisi, si vuole far crescere una generazione di giocatori e anche futuri allenatori. Il nostro capo allenatore associato Chris Finch viene dai Vipers. I progetti prima si elaborano. Per Clint Capela l'anno scorso avevamo previsto una stagione in D-League, non ritenendolo pronto. Così è stato per 3 quarti di campionato, poi a causa degli infortuni, lo abbiamo richiamato e ha giocato playoff oltre le più rosee previsioni. Adesso è nella rotazione importante, tra i primi nostri giocatori.

Insomma, bisogna guardare l'operazione a 360°. Mi rendo conto che all'esterno la D-League non goda ancora di credito, ma è un laboratorio vero, molto interessante. E per una squadra Nba è meglio avere un giocatore che si allena al mattino da noi, gioca la sera in D-League, poi magari torna e gioca qui».