Old Star Game 2018 - Galanda, il primo scudetto non si scorda mai

17.02.2018 11:15 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 513 volte
Old Star Game 2018 - Galanda, il primo scudetto non si scorda mai

(Giuseppe Sciascia).  Si avvicina il ritorno dei Miti nel “Derby Triangolare” in programma Sabato 24 alle ore 20.30 al Pala Banco Desio, con lo scopo benefico di aiutare la Fondazione Operation Smile Italia Onlus presieduta da Santo Versace, alla quale saranno devoluti i ricavi della vendita dei biglietti. Belen Rodriguez e Dan Peterson presenteranno al pubblico oltre 70 Campioni della Pallacanestro Italiana. Per Varese arrivano le conferme eccellenti delle Icone della storia biancorossa. Ci saranno tutti i Pionieri dei successi che si siederanno in panchina, da Gamba, Zorzi, Isaac, Dino Meneghin, Ossola, Zanatta, Rusconi, Vittori, Gualco, Colombo, Lucarelli, Ferraiuolo, Galleani e poi ci sarà chi come “Jack” Galanda, l'ex capitano della società lombarda e della Nazionale di Carlo Recalcati sarà una delle colonne della selezione che rappresenterà la sua ex squadra – nelle cui file vinse lo Scudetto della Stella nel 1998-99, e poi militò nuovamente dal 2005 al 2011. Galanda sarà alla sua seconda partecipazione all'Old Star Game dopo aver disputato l'edizione 2017 di Bologna con la maglia della Fortitudo. E ritroverà volentieri sotto l'egida di Varese Carlo Recalcati e Gianmarco Pozzecco, con i quali ha condiviso momenti indimenticabili non solo con la maglia biancorossa, ma anche con l'azzurro dell'Italbasket:

<E’ molto curioso e affascinante ritrovarsi a disputare un derby triangolare nel basket. Sarà bello rivedere tante amici con i quali abbiamo condiviso momenti indimenticabili; conosco l'atmosfera bellissima di questo evento, lo scorso anno ho disputato il derby di Bologna e sarà un piacere tornare per il derby dei miti della Lombardia con la maglia di Varese, ritrovando persone come Charlie e il Poz. Con loro ho vissuto quello che probabilmente è stato il periodo più bello del basket italiano: Allora i nostri la Nazionale vincevano in Europa ed oggi no? Non è solo quell'aspetto: mi riferisco al coinvolgimento del pubblico, alla passione ed alla professionalità dei club. Oggi c'è una situazione diversa dal punto di vista economico che si riflette su tante scelte, anche se il basket è a tutti gli effetti uno sport professionistico i livelli di allora sono molto difficili da raggiungere>.

-Sabato prossimo a Desio ci si aspetta di rivedere il suo indimenticabile gioco a due con Pozzecco che si chiudeva inevitabilmente con una sua tripla frontale...

<Ci divertiremo tantissimo, sotto certi aspetti è anche difficile capire fino a che punto si ride e si scherza e quando invece si gioca per davvero. Il pick and pop col Poz ci è sempre venuto naturale, di sicuro sarà più facile vedere quello che una schiacciata. Non sono mai stato un atleta clamoroso, ma col senso della posizione, stando un metro più avanti o più indietro, potevo condizionare le difese: d'altra parte il basket non è solo statistica o atletismo, è come un gioco di scacchi dove devi esaltare le tue qualità e nascondere le tue debolezze. Credo che in questo senso la mia conoscenza del gioco mi abbia aiutato molto nella mia carriera>.

-All'Old Star Game 2018 ritroverà anche Recalcati, che “inventò” quasi il suo ruolo di lungo tiratore ormai “sdoganato” nel basket moderno dei 24 secondi ma nel 1999 ancora innovativo...

<Fino ad un certo punto è vero: Recalcati è bravissimo a capire le caratteristiche individuali di un giocatore ed assemblare una squadra in tempi rapidi, per questo è stato facile entrare in quei meccanismi. Prima di me c'era Magnifico, forse io giocavo più vicino a canestro ma avevo caratteristiche particolari, ero principalmente un giocatore di sistema che aveva bisogno di certe condizioni per rendere al meglio; venivo da una stagione sofferta, con lui mi sono allenato a livello di Eurolega e ho capito davvero dove potevo arrivare. Per esaltare al meglio le mie caratteristiche avevo bisogno di guardie che penetrassero ed ali capaci di giocare anche dentro l'area. Il segreto di quei Roosters era proprio la completezza: non solo l'estro del Poz o il talento offensivo e difensivo del Menego, ma soprattutto la batteria di ali, da Mrsic a Vescovi fino a De Pol e ed a me, che possedevano grande tecnica e fisicità. Quella Varese era quasi una squadra lituana per come riusciva a stare in campo con ruoli intercambiabili e visione di gioco di tutti gli effettivi>.

-Qual'è stato lo Scudetto più bello dei tre che ha vinto in carriera?

<Sono stato protagonista di tre prime volte, tutte altrettanto emozionanti e particolari: ho contribuito a conquistare il primo titolo di Fortitudo Bologna e Siena e il decimo di Varese, che però per me è stato il primo. E il primo non si scorda mai...soprattutto perchè è stato il culmine di un'annata all'insegna di un divertimento incredibile: eravamo un gruppo fantastico e molto unito, credevamo molto in noi stessi e si stava bene insieme, al punto che comunque ci siamo visti ancora spesso dopo la Stella. Poi comunque quello di Varese era un grande ambiente, ci sono tornato anni dopo ottenendo ancora belle soddisfazioni>.

-La Stella dei Roosters fece letteralmente impazzire di gioia una città che aspettava da 21 anni il decimo titolo, cosa ricorda di quella stagione?

<E' stato un anno speciale nel quale abbiamo vinto tanto ma anche perso delle partite, soprattutto al termine dellla stagione regolare. E poi la Coppa Italia: Fortitudo e Virtus giocavano in casa a Casalecchio, partivamo sfavoriti nonostante il primato in classifica, poi era il periodo del lockout NBA e la Fortitudo aveva ingaggiato Vinny Del Negro; nonostante tutto li battemmo in semifinale ed approdammo in finale contro la Kinder di Messina. Potevamo vincere perchè avevamo guidato a lungo, per oltre 38 minuti, e perdemmo in volata perchè furono bravi a toglierci le nostre sicurezze; col senno di poi in assoluto quella sconfitta ci fu utile in vista dei playoff, ai quali arrivammo comunque in condizioni ottimali legittimando la nostra superiorità vincendo due volte in semifinale a Bologna e la gara 2 della finalissima a Treviso. Avevamo trovato un'alchimia perfetta, il roster era di 10 giocatori ma alcuni davano un contributo relativo, in quei playoff però ci esaltammo tutti>.

-Lei è rimasto nel mondo del basket in qualità di consigliere federale in rappresentanza dei giocatori professionisti:

<Provo a dare il mio contributo in un ruolo diverso: da giocatore volevo cambiare delle cose, ora mi sono cimentato in questo impegno che porto avanti col massimo impegno pur non essendo il mio lavoro primario. Nutro grande fiducia in questo Consiglio Federale che sta operando tanto e nella direzione giusta: la scelta di Sacchetti per la Nazionale ha avuto un ottimo impatto, sulla figura e sulle capacità di Tanjevic non penso esistano dubbi. Ritengo che la FIP abbia potenzialità davvero importanti e confrontandosi con Lega Basket, LNP e settori giovanili come è stato fatto negli ultimi tempi si possa fare qualcosa di significativo. Sicuramente c'è bisogno di semplificare tanti aspetti, poi ogni componente del movimento deve capire che rinunciando a qualcosa oggi potremo guadagnarne tutti più avanti. Le decisioni che abbiamo preso andranno valutate fra qualche anno, lasciando almeno 5 stagioni di tempo per vederne i frutti; di sicuro c'è bisogno di meno fretta e meno scorciatoie rispetto al passato>.

 

La prevendita dei biglietti è disponibile on line ed in tutti i punti vendita VivaTicket in Italia oltre che al Pala Banco Desio ai botteghini, sabato 24 a partire dalle ore 18.00. Per maggiori info :

 

Giuseppe Sciascia

Ufficio Stampa Old Star Game