Lepore: «Io, coach avellinese contro, ma non avrò tempo per le emozioni»

«Limitare gli esterni. La Scandone resta la squadra più forte dopo Milano"
 di Massimo Roca  articolo letto 480 volte
Fonte: Il Mattino
Lepore: «Io, coach avellinese contro, ma non avrò tempo per le emozioni»

L’inedito del match di stasera: un avellinese alla guida di una formazione avversaria ospite al Pala Del Mauro. Paolo Lepore, il più giovane head coach attualmente in serie A (39 anni), ritornerà nella sua città natale all’inizio di una nuova fase della propria carriera sviluppatasi peraltro tutta in terra cremonese. Il suo avvento sulla panchina della Vanoli ha coinciso proprio con il match di andata contro la Sidigas. In fondo alla classifica con 4 punti in undici gare sotto la guida Pancotto, l’avvento del tecnico avellinese e l’avvicendamento in cabina di regia tra Holloway e Johnson-Odom hanno portato in dote 10 punti in 14 gare. Sicuramente meglio dell’avvio, ma non abbastanza per abbandonare l’ultimo posto. A quattro giornate dal termine, la Vanoli è la principale candidata alla retrocessione: i soli due punti di distacco da Pesaro, contro cui lo scontro diretto è favorevole, lasciano però aperta la porta alla speranza. Una porta che sembrava essere un portone dopo la vittoria nelle Marche di quindici giorni fa, ma che si è improvvisamente ristretta in seguito alla sanguinosa sconfitta interna di domenica scorsa contro Brescia.

Harakiri nell’ultima giornata, proprio nel momento del massimo sforzo. Cosa è successo?

“E’ stata una battuta d’arresto inaspettata. Eravamo reduci dal fondamentale successo a Pesaro dove abbiamo ribaltato anche la differenza canestri. Un’affermazione arrivata a valle di una settimana psicologicamente difficile in seguito alla sconfitta contro Sassari in cui abbiamo dilapidato sette punti di vantaggio negli ultimi novanta secondi. La reazione avuta in un match da ultima spiaggia mi lasciava ben sperare, invece la paura ci ha bloccato. Con Brescia ci accoppiamo male e ne ero consapevole, ma la verità è un’altra. Una squadra che si deve salvare non può concedere ad una formazione dal roster non profondo come Brescia ben 86 punti sul proprio parquet di cui 29 nell’ultimo quarto. Nel momento in cui dobbiamo rendere la difesa il nostro punto di forza, le difficoltà in attacco si trasformano in un boomerang, perdiamo fiducia, e di conseguenza diventa difficile rientrare in partita”.

Cinque vittorie e nove sconfitte sotto la sua gestione: all’appello manca solo la gara di domenica scorsa o c’è qualche altro rimpianto?

“Sicuramente il match contro Sassari oltre che la gara di Cantù dove eravamo +1 a 20 secondi dalla fine con possesso a favore. Contro Capo d’Orlando abbiamo dilapidato prima 15 e poi 11 punti di vantaggio. Anche a Caserta eravamo avanti nell’ultimo quarto. Non posso dir nulla sui ragazzi sia dal punto di vista umano che professionale. E’ una situazione figlia dei tanti cambiamenti che hanno riguardato questa squadra. Non è riuscita a trovare mai una propria identità. Cambiare il play titolare è operazione ardua soprattutto quando arriva un giocatore completamente diverso dal precedente”.

La prima ad Avellino da avversario nelle vesti di capo-allenatore. Quali le sensazione per stasera?

“I due incroci con Avellino sono capitati in due momenti particolari. Il mio esordio all’andata è stato caratterizzato da uno strano intreccio di emozioni: la tensione dell’esordio, essere subentrati a coach Pancotto ed affrontare la squadra della mia città. La stessa tensione ci sarà stasera. Mi sarebbe piaciuto godermela un po’ di più, ma la classifica mi costringono a pensare ad altro”.

All’andata Avellino uscì alla distanza. Che gara si aspetta?

“Le squadre come Avellino sono difficili da affrontare per la profondità del roster e la qualità diffusa. La cosa che dobbiamo evitare è adeguarci al ritmo di Avellino. All’andata, nei primi due quarti, la nostra difesa ha funzionato. Se pensiamo di voler venire ad Avellino per fare una gara a viso aperto pensando di vincerla solo segnando un punto più dei nostri avversari, sarebbe meglio restare a casa”.

Senza Fesenko e con Logan in più…

“All’andata si fece male Cusin e l’ingresso di Fesenko coincise con il nostro momento migliore. Il break arrivò con Zerini da “5”. Credo che gli esterni siano più determinanti. Mettere al fianco di Ragland un giocatore come Logan, esperto che sa costruirsi un tiro, crea più complicazioni per noi. La chiave sarà proprio limitare gli uno contro uno dei loro esterni”.

Domani rischiate di essere a -4 da Pesaro. Come pensate di gestire il contraccolpo psicologico che ne potrebbe derivare?

“L’anno scorso Torino sembrava spacciata a tre giornate dalla fine. Finché ci sarà una speranza resteremo sul pezzo. Il -4 sarebbe pesante. Nel caso non dovremo aver timore di affrontare le altre tre gare con la convinzione di poterli agguantare e salvarci a pari punti. Abbiamo battuto Venezia e Torino, siamo stati avanti con Sassari. Con l’arrivo di Johnson-Odom ce le siamo giocate con tutti. Ci crediamo: la scorsa settimana sembravamo salvi, ora non è così, ma ogni settimana lo scenario può cambiare”.

In ottica play off, Avellino che ruolo reciterà?

“Loro hanno pagato l’inserimento di un giocatore importante come Logan in un squadra già rodata. E’ arrivato in un momento delicato per la coppa e per le condizioni fisiche di Ragland. Si sono trovati a dover ricominciare. La vittoria a Reggio Emilia è stata la data zero di questo nuovo tour. Possono essere i maggiori rivali di Milano”.