Lega A - Capo d'Orlando, Sindoni: "Abbiamo commesso degli errori ma certe allusioni ci hanno stancato"

"Non abbiamo trovato mai la giusta chimica. I nostri problemi sono cominciati con la chiusura della Champions. Siamo piccoli ma sani. In Italia c'è il malcostume di giudicare in base al portafoglio"
26.04.2018 14:41 di Massimo Roca  articolo letto 774 volte
Fonte: Il Mattino
Lega A - Capo d'Orlando, Sindoni: "Abbiamo commesso degli errori ma certe allusioni ci hanno stancato"

Dal premio di direttore sportivo dell’anno 2017 a fronteggiare una situazione di grave difficoltà tecnica: Peppe Sindoni e la sua Capo d’Orlando respirano dopo 14 sconfitte consecutive. L’avvento sulla panchina di Andrea Mazzon e la vittoria a Brindisi, restituiscono un minimo vantaggio su Pesaro con cui restano appaiati all’ultimo posto a quota 12.

Cosa avete chiesto a Mazzon?

Una visione terza che potesse sbrogliare una matassa. Avevamo bisogno di qualcuno che osservasse il problema da un’altra prospettiva e magari impiegasse i ragazzi in modo differente. A livello di starting five abbiamo rilanciato Kulboka in un perimetro tutto europeo con Atsur e Stojanovic, facendo partire da dietro i due americani Smith e Faust. In attacco c’è una maggiore praticità e forse qualcuno è più a suo agio”.

Cosa non ha funzionato? La Champions quanto ha pesato?

Il nostro cammino orribile è iniziato proprio con la chiusura della Champions, per cui la coppa c’entra poco. Non abbiamo mai trovato la chimica. Già in avvio, quando viaggiavamo poco distanti dalla zona playoff, siamo dovuti correre ai ripari. Abbiamo scommesso, perdendo, sulla talentuosa ala, Damien Inglis, su cui, peraltro, non avevamo buone referenze caratteriali. Alla ricerca di una migliore amalgama abbiamo lasciato andare la guardia canadese Edwards in Corea. Da gennaio si è spenta completamente la luce. Ho trascorso i giorni successivi alle gare con la coda davanti la porta del mio ufficio per ascoltare giocatori scontenti del loro minutaggio o di come fossero impiegati. Abbiamo deciso di ridurre drasticamente le rotazioni sacrificando anche giocatori che stavano facendo bene come Alibegovic. L’ultimo passo è stato l’esonero di Gennaro Di Carlo”.

Sei arrivi e 9 partenze: chi l’ha delusa di più?

“E’ innegabile che avevamo immaginato un impatto diverso da parte di Eric Maynor. L’infortunio alla caviglia contro Milano lo ha destabilizzato. Abbiamo affidato a lui, magari sbagliando, i due palloni più importanti di questa stagione quelli che ci avrebbero fatto vincere a Torino e Pesaro”.

Avete pensato seriamente ad un ritorno di Fitipaldo?

I soli che mi hanno ventilato questa ipotesi sono stati giornalisti di Avellino. E’ un argomento che non ho mai affrontato, né con Alberani, né con Claudio Pereira, agente del giocatore. Non ci sono state le condizioni. Tutti sapevano che nel momento in cui lo avessero offerto, avrebbero ottenuto un interesse altissimo da parte nostra. Se questo non è mai successo, vuol dire che Avellino non è stata mai convinta di privarsene. Con tutto il rispetto per la mia squadra, Fitipaldo ha lottato tanto per arrivare al livello attuale e credo sia giusto che resti lì”.

I vostri momenti di crisi sono spesso sottolineati con superficialità. Perché?

“La cosa che infastidisce sono le allusioni ad imprecisati motivi extrasportivi dei nostri risultati. Le sconfitte hanno le loro cause solo nel campo. Abbiamo fatto tre mesi di disastri, ma siamo abituati a questo trattamento. Due anni fa, dopo una nostra sconfitta, si è detto di infortuni sospetti di Jasaitis. Quell’anno il lituano chiuse a 12 punti di media. L’anno successivo a Pesaro, con un contratto più alto, il suo fatturato si è dimezzato, ma magicamente i problemi di Jasaitis non venivano più considerati. Siamo piccoli con i conti a posto. Spendiamo quello che abbiamo, ma in questo Paese si dà valore alle persone sulla base delle potenzialità economiche”.

In coda quest’anno le vittorie scarseggiano. Come finirà?

“Quando una tra Capo d’Orlando, Pesaro, Pistoia e Brindisi gioca contro una squadra delle prime otto, il pronostico è quasi sempre rispettato. Le ultime sono a 12, la terzultima è solo a 16: è un dato che dice tanto. In questo contesto lo scontro diretto favorevole con Pesaro spero possa essere decisivo”.