Gigi Datome a 360°: di Virtus Roma, Fenerbahçe e Nazionale

01.08.2018 09:00 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1507 volte
Gigi Datome a 360°: di Virtus Roma, Fenerbahçe e Nazionale

Bella e interessante intervista a Gigi Datome che tocca diversi argomenti importanti (e scottanti, come quello sulla crisi economica del Fenerbahçe) sulle pagine de Il Messaggero.

Virtus Roma. Bei tempi, abbiamo sfiorato lo scudetto. Spero che la Virtus possa tornare presto ai grandi successi. Ora torna a giocare al Palalottomatica, magari è un segnale. Chissà.

NBA. L’Nba è il top, lì giocano i più grandi talenti di questo sport. Per me sono stati anni di crescita, ho saputo competere, anche se non ho mai raggiunto i livelli dei big.

Obradovic. Lui è un coach eccezionale. Si rivolge ai giocatori con modi molto duri, a volte ti mette in soggezione. Ma ormai siamo grandi e vaccinati. Alla fine ha sempre ragione lui. A prescindere. Sì, testato. Pensi di avere ragione e poi ti fa vedere un video e ti dimostra che hai sbagliato. Parliamo davvero di un maestro.

Situazione finanziaria del Fenerbahçe. Ma io sono tranquillo. Ho parlato con chi di dovere e mi ha rassicurato. Per quanto mi riguarda sono a posto con tutti i pagamenti degli stipendi. E poi, la garanzia per tutti o proprio Obradovic: se sa che non può svolgere il suo lavoro, sarebbe il primo ad andarsene.

Il Fenerbahce è quasi una nazione. È proprio così. Il Fener ha trenta milioni di tifosi su ottanta milioni di turchi, anche quando andiamo in trasferta siamo più dei sostenitori della squadra di casa. Lì c’è una passione sfrenata per il basket, io sono un idolo, mi conoscono tutti, mi vogliono bene. Anche se rispetto agli Usa è un basket diverso, meno atletico, meno spettacolare. Ma una squadra come la mia, il Fenerbahce, nell’Nba non sarebbe certo l’ultima.

Passione per il basket in Italia come in Turchia? Non penso. Il calcio è facile: metti due casse per terra e hai le porte, nel basket se non ci sono i canestri non giochi. Alcune tradizioni, per cultura, sono più attrezzate, predisposte, come la Serbia.

Nazionale azzurra. Per me l’azzurro è il nervo scoperto, vorrei vincere qualcosa con questa maglia. Da tredici anni indosso la maglia azzurra. Dalla Nazionale manca da un pò. Alla fine ho saltato due partite, ma purtroppo i calendari sono quelli che sono. Nel calcio, quando c’è l’Italia si ferma tutto, nel basket non è così, purtroppo.