ESCLUSIVA - Abass: «A quelli come Gerasimenko non siamo abituati. Futuro? Non andrei a Milano, o Cantù o NBA»

11.01.2016 12:35 di Alessandro Palermo  articolo letto 4260 volte
Awudu Abass
Awudu Abass

Il nostro Alessandro Palermo ha intervistato, in Esclusiva per i lettori di Pianetabasket.com, il capitano della Pallacanestro Cantù, nonchè fresco vincitore della gara delle schiacciate all'All Star Game di Tento, Awudu Abass. Il leader della squadra brianzola ha parlato di obiettivi personali, del suo futuro, dell'arrivo di coach Bazarevich e del "terremoto Gerasimenko". Di seguito l'intervista:

A livello personale la tua stagione sta andando decisamente bene, hai iniziato alla grande. A livello collettivo, invece, la squadra fatica parecchio...

«E' vero come squadra stiamo faticando un po' ma, d'altronde, è normalissimo quando ci sono tanti cambiamenti così importanti. Credo che per abituarsi ad un allenatore ci voglia circa un mese. Noi ci abbiamo messo questo lasso di tempo con Corbani, poi è arrivato Bazarevich e ci vorrà altro tempo ancora. In più a questo aggiungiamo che sono arrivati due nuovi giocatori, per di più titolari, quindi è normale che abbiamo faticato un po', ci vuole tempo. Sono sicuro al 100% che, se non fosse stato per tutte queste varianti, avremmo vinto almeno 2-3 partite in più».

Prima Corbani, poi Bazarevich. Quali sono le differenze tra questi due allenatori?
«Mi sono trovato benissimo con Corbani, i miei ex compagni mi avevano parlato solo bene di lui e avevano ragione. Come coach predilige il contropiede e punta tutto sull'attacco, nel suo gioco tutti vengono coinvolti e pretende molto giro palla. Bazarevich, invece, punta molto sulla difesa, in allenamento dedichiamo 20 minuti solo a questo. Il suo sistema è incentrato più sui singoli che sul collettivo, se l'altra squadra blocca i nostri singoli andiamo in difficoltà. Devo dire però che il sistema di gioco di Bazarevich non mi dispiace, sto imparando molto».

Con l'arrivo di Gerasimenko è piombato un vero e proprio uragano a Cantù, con aspetti positivi ma anche negativi...

«Gerasimenko è stato un grosso cambiamento, ha modi di fare ai quali non siamo abituati in Italia. Noi pensiamo soltanto a giocare bene, il resto non lo guardiamo. Non posso sbilanciarmi troppo!».

Ora come ora, hai un obiettivo personale in particolare?

«Si, cercare di migliorarmi sempre, ogni giorno. Se non miglioro non mi sento a posto con me stesso, voglio fare un gran girone di ritorno. Poi sicuramente l'obiettivo è anche quello di vincere la FIBA Cup, sarebbe bello alzare un trofeo da capitano. Ovviamente aggiungo anche la Nazionale, a quello ci spero sempre anche se so bene che nel mio ruolo c'è tantissima concorrenza. Però magari, se facessi bene sia in campionato che in Coppa, potrei anche farcela».

Da musulmano e da cittadino italiano, come vivi questo momento difficile? Immagino non deve essere bello sentire molti italiani che generalizzano su tutto e tutti...

«Si sentono tante cose brutte ma non ci puoi fare nulla, uno deve essere bravo soltanto ad ignorare tutto. Anche perché quei terroristi sono pseudo musulmani, il corano non inneggia a fare la guerra ma a diffondere pace. Io per evitare di buttarmi giù, non guardo più i telegiornali. Non voglio negatività attorno a me, voglio stare bene».

Domanda sul tuo futuro: Milano l'anno prossimo potrebbe puntare sul 6+6, dovendo firmare molti italiani e di qualità, potrebbe farti una proposta. Andresti in una big come l'Olimpia o coltivi ancora il sogno NBA?

«Vedremo come finirà la stagione. Il sogno NBA c'è e rimane lì, visto che l'anno scorso ci sono andato vicinissimo, potrei anche riprovarci. Milano una big? Anche Cantù lo è. Se la domanda è: Rimarresti a Cantù se non riuscissi ad andare in NBA? La mia risposta è si, rimarrei a Cantù, assolutamente».