80 anni di Dan Peterson, sempre sulla breccia

08.01.2016 11:00 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1019 volte
80 anni di Dan Peterson, sempre sulla breccia

"D'Antoni, Meneghin, Premier, Bertolotti e Caglieris, Carroll, Schoene, Driscoll e Gianelli, Tom McMillen?" L'ottantenne di successo Dan Peterson risponde così alla domanda di QS che gli chiede la lista dei migliori giocatori. Dan è ancora sulla breccia: "Sto andando a Trento. C'è l'All Star Game. Mi hanno chiamato come allenatore. Ci sono Menetti e Buscaglia. Io sto con Menetti. Dall'altra parte c'è Valerio Bianchini. Mia moglie un po' s'è arrabbiata. Le ho promesso che il 7 dicembre 2017 ci risposeremo. La prima volta lo abbiamo fatto il 7 dicembre del 1997 in casa di McAdoo. L'idea del matrimonio bis le è piaciuta. Così fino a quel dicembre mi concede tutto. Dopo pagherò pegno".

Un aneddoto su Ettore Messina: "Gli ho portato via un anno da head coach. Fine anni Ottanta, sono general manager alla Virtus. Ettore era stato il vice di Bucci, Gamba, Cosic. Porelli mi chiede se Messina è pronto per fare il capo. Ettore è pronto, ma ho paura di bruciarlo. Così arriva Bob Hill. L'anno dopo Bob se ne va: normale affidare la panchina a Ettore. Un grandissimo. Ma gli ho portato via un anno".

Dan (Daniel Lowell) Peterson è nato a Evanston, Illinois, il 9 gennaio del 1936. Festeggerà in panchina quindi il suo 80esimo compleanno! Allenatore nelle giovanili locali per passare poi alle Università: Michigan State, Usna e Delaware. Poi la Nazionale del Cile. Bologna nel 1973: le vittorie nella Coppa Italia del 1974 e lo Scudetto del 1976. Milano e si entra nella leggenda della pallacanestro italiana. Dieci anni, dal 1978 al 1987, che portano 4 Scudetti (1982, 1985, 1986 e 1987), due Coppe Italia (1986 e 1987), una Coppa Korac (1985) e soprattutto la Coppa dei Campioni del 1987.

Frasario: «mamma busta la pasta» per chiarire che una partita è ormai finita; «Fe-no-me-na-le» per indicare una giocata di altissimo livello; «mai sanguinare davanti agli squali»; «non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente».

Per Avvenire, Antonio Giuliano gli ha rivolto diverse domande. Una su tutte: Negli anni Ottanta ha fatto conoscere l’Nba agli italiani portando in tv un linguaggio tutto suo. «Quando sono arrivato nel vostro Paese mi sono sforzato di parlare molto bene l’italiano, ma in televisione mi chiedevano l’accento americano e alla fine mi sono adattato. La differenza però la fa la pallacanestro. Quando anche oggi vedi superstar come Steph Curry, Lebron James o Kevin Durant…Come fai a non innamorarti di questo sport?».