Lega A - Occorrono più sponsor e solidità finanziaria per tutte le squadre

05.05.2018 12:22 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1074 volte
Fonte: sportweek
Lega A - Occorrono più sponsor e solidità finanziaria per tutte le squadre

Sponsor, diritti televisivi, i costi delle società: il basket italiano riflette la crisi economica del Paese. «Per una società è sempre più difficile andare in pari», dice Bulgheroni, che ha legato il suo nome alla pallacanestro varesina, prima da giocatore e poi da dirigente. «Due i motivi: primo, la legge Bosman ha fatto lievitare i costi dei giocatori, e se molti club europei hanno più forza economica dei nostri, è logico che sul mercato degli stranieri dobbiamo accontentarci delle terze o quarte scelte, con conseguente impoverimento tecnico del campionato; secondo, se il nostro basket si deprezza, non richiama più sponsor di prima grandezza. Conseguenza di ciò, la visibilità televisiva del nostro sport, inferiore per qualità e quantità a quella del passato: oggi le grandi emittenti preferiscono Eurolega e Nba».

I dati tv di questa stagione dicono che Rai Sport ha un ascolto medio dì 103 mila spettatori, mentre Eurosport 2 ha un ascolto medio di 24 mila. Non sono disponibili ancora i numeri relativi alla piattaforma Eurosport Player, dove sono disponibili a pagamento tutte le gare di A. I diritti tv sono comunque raddoppiati rispetto agli 800 mila-1,5 milioni di euro pagati fino alla passata stagione.

«Varese ha uno dei budget più bassi della A legato agli stipendi, 1 milione 800 mila lordi all'anno», riprende Bulgheroni. «Le entrate garantite dagli sponsor sono pari a 6-700 mila euro, altri 500 mila arrivano dalla vendita di biglietti (la media-spettatori di A nel girone di andata è di 3.740 persone, +0.14% rispetto alla scorsa stagione). Le spese si aggirano sui 4 milioni annui. Il disavanzo tra entrale e uscite è coperto da un consorzio di imprese locali: questo è il futuro dei club. Il mecenatismo, tranne casi rari, é finito».

Bulgheroni chiede un tetto ai salari («Al netto, in A si va da un minimo di 40-50 mila euro a un massimo di 1 milione, 1.300 mila»), Bianchi riconosce che «le "piccole" lavorano su forme di azionariato diffuso», però auspica il ritorno dei grandi sponsor («Oltre ad Armani, sono rientrati Fiat e Segafredo») garantendo «visibilità e nessun rischio di fallimento». «Ma noi non abbiamo strumenti per controllare i bilanci, possiamo solo scambiare informazioni col ministero dell'Economia », dice Petrucci.