FIBA ed EuroLeague continuano nel muro contro muro

13.03.2018 12:26 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 718 volte
FIBA ed EuroLeague continuano nel muro contro muro

FIBA Europe ed EuroLeague continuano il loro conflitto e nel mezzo ci sono gli appassionati e la pallacanestro. L'organizzazione di Jordi Bertomeu ha avanzato la settimana scorsa delle proposte in un incontro con la parte avversa con cui vorrebbe cannibalizzare il calendario annuale a scapito di campionati nazionali e squadre Nazionali che, evidentemente non può essere accettato da FIBA.

La stessa FIBA ha magnificato, nonostante gli ovvi limiti sul campo puramente tecnico per le assenze dei migliori giocatori trattenuti dalla NBA o dalla stessa EuroLeague, i 300.000 spettatori nelle arene dove si sono giocate le gare della finestra di World Cup di febbraio, e gli oltre 600 milioni di contatti sui canali internet da novembre a oggi. La stessa FIBA che è arrivata ad aver su Facebook 1.220.000 like sulla pagina della Champions League contro gli appena 688.000 della corrispondente di EuroLeague Basketball...

Bertomeu avrebbe chiesto 1) la riduzione a 16 squadre delle serie A dei vari paesi europei; 2) Tre competizioni continentali, con la riserva esclusiva sulle componenti e sul numero di iscrizioni a EuroLeague per la sua organizzazione ECA 3) la riduzione degli spazi per la Nazionali a sole 6 settimane nel periodo luglio-settembre con la soppressione delle finestre di novembre e febbraio 4) esonero dall'obbligo per i giocatori di EuroLeague di rispondere alle convocazioni delle Nazionali 5) premi assicurativi più grossi per l'utilizzo di giocatori in Nazionale.

Ieri il comitato esecutivo della FIBA ha dato indirettamente una risposta confermando per la prossima stagione il calendario delle manifestazioni deciso già nel 2015. Per quanto riguarda le proposte menzionate, la FIBA avrà un incontro con l'ULEB per definire una posizione comune.

E' evidente il tentativo di ECA di sottomettere il calendario della pallacanestro europea alle sue esclusive esigenze. Che si trasformeranno in un drenaggio completo delle risorse (economiche e mediatiche) a favore di pochi eletti - non più di 20 -, nel nome di un basket professionistico sempre di più spettacolarizzato, che secondo noi, rimarrà sempre di più una dependance della NBA. I vari Teodosic e Bogdanovic quest'anno non sono stati rimpiazzati da nuove stelle europee e nemmeno da nuovi giocatori americani (leggersi lo Stats leaders dell'EuroLeague, please), attratti questi ultimi come sono dalla riforma della G-League e dai dollari della Cina.

Le centinaia di migliaia di società che rimarranno in tutta Europa senza possibilità di accedere all'empireo di Bertomeu saranno nel migliore dei casi talmente povere da non poter pensare che alla sopravvivenza dovendo anche curare a proprie spese la formazione dei giovani che andranno a ingrassare i roster delle formazioni elette. C'è troppa gente che ritiene di aver deciso per chi parteggiare senza aver ponderato costi e benefici dell'operazione per tutto il movimento della pallacanestro continentale. Bisogna andare aldilà di simpatie e antipatie e cercare una strada buona per tutti.