Lega A - Larry Brown arriva a Torino "Con le farfalle nello stomaco"

09.08.2018 07:50 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 2401 volte
Fonte: La Stampa
Lega A - Larry Brown arriva a Torino "Con le farfalle nello stomaco"

I giorni di agosto scorrono veloci, e già il 16 agosto comincerà il ritiro per la Fiat Torino 2018-19, una squadra rivoluzionata rispetto a quella pazzarella capace di vincere la Coppa Italia e di naufragare miseramente nel finale di regular season. Per il coach americano Larry Brown, a dispetto dell'età, dell'esperienza e dei record in carriera, si avvicina il momento di uno speciale esordio stagionale. Con tanta emozione:

«Le farfalle nello stomaco: la voglia di cominciare è tale da trasformarsi quasi in ansia» racconta da Dallas il 77enne coach della Fiat Torino. L’unico tecnico a vincere il titolo sia nella Nba (Detroit) sia nel college basket (Kansas), freme esattamente come quando si apprestava a guidare Indiana, Philadelphia e Detroit, e stelle come Reggie Miller, Alien Iverson e Rasheed Wallace. «Il sentimento è amplificato, perché sarà quasi tutto nuovo per me, ma è ciò che desideravo».

«perfezionista in un gioco imperfetto» e «contento soltanto quando è scontento», si innamora e disamora dei giocatori con enorme facilità: Larry Brown è davvero tormentato? «Credo non ci sia nulla di male nel voler fare bene qualcosa, il mio “play the right way”, giocare nel modo giusto, nasce da qui. Da un gioco equilibrato e altruista: se il mondo fosse una squadra, sarebbe un posto migliore, perché ad ogni uomo importerebbe qualcosa della persona che ha accanto».

Come si sposerà la sua quarantennale esperienza tra Nba, Aba e college basket con la Serie A? «Voglio condividere le mie conoscenze con i miei assistenti Paolo Galbiati, Stefano Comazzi, Dante Calabria. Con giocatori giovani come Vojislav Stojanovic e David Okeke, e con americani al debutto in Europa. Siamo tutti qui per imparare, io per primo. Desideravo una squadra giovane, adoro plasmare il talento».

L’ambiente sportivo italiano non è noto per la pazienza: avrà il tempo necessario per seminare? «Voglio far migliorare chi mi circonda. Perdere il posto dopo una sconfitta non è un mio pensiero». A che cosa si dovrà adattare? «Sono contento di poter rivivere un precampionato simile ai vecchi tempi Nba, con sei settimane di lavoro e tante amichevoli. Avrò maggiori possibilità di fornire un’impronta alla squadra, in questo sarò aiutato da veterani come Marco Cusin, Peppe Poeta che diventerà un grande allenatore, e Carlos Delfino, che allenai a Detroit e che sarà il ponte tra passato e futuro».

Se l’aspettava l’esperienza italiana? «Questo Paese è nel mio cuore, vorrei aiutare il basket italiano a tornare al top. Mia figlia verrà qui per l’Università, e mi troverò bene: finché amerò il mio lavoro, la mia casa sarà il luogo in cui insegnerò e imparerò il basket».