A1 F - Broni, parla il dg Caraffini: "Siamo una realtà vera da 30 anni"

25.07.2017 09:31 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 139 volte
Fonte: La Provincia Pavese
A1 F - Broni, parla il dg Caraffini: "Siamo una realtà vera da 30 anni"

Zandalasini, Colli, straniere, tifosi, regole del campionato di serie A1: Gianluca Caraffini, direttore generale della Pf Broni 93, da 30 anni nel mondo della palla a spicchi rosa, parla a 360 gradi. Lo abbiamo intervistato. Caraffini, vogliamo svelare un po’ il dietro le quinte di un campionato nazionale.

Ci spiega quante straniere si possono tesserare? «Possiamo tesserare due straniere extra Ue e un numero illimitato di giocatrici comunitarie, poi però possono andare in campo solo in tre. Se facciamo giocare le italiane indubbiamente crescono, ma non bastano, le straniere sono fondamentali. Quest’anno la Lega aveva proposto di inserire una giocatrice straniera che fosse eleggibile per la nostra nazionale. Cioè una giocatrice con doppio passaporto che non avesse mai giocato nelle nazionali giovanili dell’altro paese. Poi la Fip non lo ha ritenuto opportuno. Personalmente ritengo che la formula due più una è giusta».

La lingua è un problema? «Assolutamente no. Quasi tutte le giocatrici parlano inglese, per quel che riguarda i termini tecnici del basket. Tutte danno una mano sicuramente, fortunatamente quest’anno Premasunac conosce l’italiano abbastanza bene, la terza straniera in arrivo (Wojta, ndr) lo parla molto bene, mentre Lee se seguita bene potrà imparare a farsi capire».

Veniamo alla nostra zona. C’è qualche talento? «Sì. Mi viene in mente Carolina Colli, una futuribile. Quest’anno non l’abbiamo cercata perché riteniamo sia giusto faccia ancora un campionato giovanile di alto livello. Ma già dal prossimo anno potrebbe essere con noi, vedremo. Adesso viene a dare una mano, facendo qualche allenamento settimanale».

Di Zandalasini cosa ci può dire? «Ci si è accorti che sarebbe diventata una giocatrice forte nei due anni in cui ero all’interno della società maschile. Si parla di metà degli anni 2000, già allora, quando faceva minibasket, si capiva che Cecilia aveva qualcosa in più. Poi quando smetteva l’allenamento della maschile rimaneva spesso a tirare. Il talento è una cosa naturale, ma solo il lavoro ti permette di arrivare ai suoi livelli».

Super Ceci cresciuta qua, la squadra in A1. Broni è un’eccellenza del basket femminile? «Non penso che siamo un’eccellenza. Piuttosto un gruppo di amici che cerca di portare in alto il nome di Broni. Probabilmente non essere professionisti del mestiere, a differenza di altre formazioni più organizzate, ci porta ad avere un ambiente che viene considerato positivo da giocatrici, altre società e dirigenti. Il pubblico fa tanto, perchè giocare in un posto dove il palazzetto è sempre pieno è un segnale positivo per l’intero movimento. A Lucca c’erano 1.800 spettatori per la vittoria scudetto, forse con Broni ne avremmo avuti 3mila, giocando al PalaTreves, non potendo giocare al PalaBrera. Serve infatti un impianto da almeno 1.500 spettatori in caso di finale playoff. La Lega è consapevole di questo interesse a Broni».

Anche Zandalasini ha evidenziato il problema pubblico… «Qualche sera fa, durante un’intervista, ha detto che la cosa che le ha dato più fastidio è aver giocato la finale settimo posto degli europei davanti a 25 spettatori».

Come si spiega il fenomeno Broni? «Il paese è piccolo, non ci sono molte offerte. E poi è 30 anni che c’è la squadra. Fin dai tempi di piazza Italia, quando avevo 12 anni si diceva: "domenica si va a vedere la femminile". Un appuntamento fisso ancora oggi: famiglie, bambine, nonni, qualche neofita del basket. La cavalcata in A2 è stata importante, il volano. Ma ripeto, la cultura c’è sempre stata: mi ricordo la prima partita della rinnovata società nel campionato Promozione con 150 spettatori».

Siete l’unica lombarda in serie A1… «Bisogna tenere in alto il nome di una regione capofila al femminile per le squadre che esprime e i trofei che ha conquistato. E’ l’unica regione dove si arriva al campionato Promozione, molte regioni si fermano alla B, la stessa Emilia Romagna, seconda forza, fa fatica a fare la C».

Questo significa rafforzare anche il settore giovanile? «Certo. Nei giorni scorsi c’è stato un primo allenamento conoscitivo del gruppo under 20 che si è costituito ex novo e poi tornerà a radunarsi ad agosto. Alcune adesso non c’erano perchè in vacanza: costituirà il bacino della prima squadra. Mentre a livello di under 13 e under 14 stiamo lavorando con diverse società della zona, cercando di creare una sorta di rete in cui facciamo in modo che le giovanili rimangano "a casa", quando saranno under 16 cercheremo di convogliarle su Broni per fare una squadra competitiva».

L’Opening day sarà a Ragusa, trasferta già programmata? «Certamente, bisogna essere pronti per tempo. Andrà su due, tre giorni. Non sappiamo se giocheremo sabato o domenica, ma ci sono degli eventi di corollario a cui bisogna partecipare, come la cena di gala e le premiazioni, le riunioni con gli staff medico e tecnici della federazione. Si partirà venerdì per tornare lunedì. Il calendario dovrebbe uscire entro fine luglio. Speriamo – aggiunge con un po’ di preoccupazione – di non dover tornare in Sicilia subito, già alla seconda giornata».

Franco Scabrosetti