Reggiana, il presidente Paterlini scopre le carte: «Siamo determinati a giocare l'Eurocup a Bologna»

Il presidente della squadra emiliana non fa mistero della voglia di far bella figura anche in Europa dopo il trionfo in Eurochallenge
13.08.2014 09:18 di Matteo Marrello Twitter:   articolo letto 1264 volte
Reggiana, il presidente Paterlini scopre le carte: «Siamo determinati a giocare l'Eurocup a Bologna»

Manca ancora l’ufficialità ma oramai, salvo improbabili colpi di scena, la Pallacanestro Reggiana ha deciso di giocare le gare interne della prossima edizione dell’Eurocup al PalaDozza di Bologna. A farlo intendere è lo stesso presidente della società biancorossa che in una intervista alla a cura di Linda Pigozzi, lascia poco spazio ad alternative rincarando oltretutto la dose sulla questione del palasport cittadino.

 

Eccone i passaggi principali

 «L’ipotesi di giocare le gare interne d’Eurocup al palaDozza si fa ora dopo ora più reale e non possiamo far altro - rivela Paterlini -. I contatti con l’amministrazione comunale bolognese sono già ben avviati e siamo determinati a giocare la coppa a Bologna. Il Bigi non ci basta più. Si deve al più presto adeguare seriamente l’impianto di via Guasco alle nostre nuove esigenze o, come ci ha detto il patron Stefano Landi, nel giro di qualche anno saremo costretti a trasferirci o a ridimensionare l’attività. Gli spettacoli si fanno dove ci sono i teatri adatti a contenerli. Noi vogliamo produrre un grande spettacolo e, purtroppo, il Bigi non ci consente di farlo. Ci diamo tempo due anni, poi prenderemo una decisione. Se non ci verranno incontro, saremo costretti a trasferire l’attività o torneremo in Legadue che è a misura del nostro palasport. Bologna ha un impianto che per le nostre attuali esigenze è perfetto. Non possiamo pensare che una riverniciata agli spogliatoi e alla sala stampa del Bigi possa bastare. Nel nostro palasport, solo per fare un esempio, non ci sono i bagni per i disabili. Vi sembra possibile? In regione tutte le città piccole o grandi hanno rifatto l’impianto. Qui non si è mai fatto nulla. E un palazzetto più grande non servirebbe solo al basket ma a tutta la città. Sono anni che lo ripetiamo ma nessuno ci è mai venuto incontro. Anzi, questa estate ci è arrivata un’altra doccia fredda... a quest’anno potremo dover pagare più del doppio d’affitto del Bigi perché sembra che il Comune non eroghi più il contributo. Noi aspettiamo un invito dall’amministrazione per discutere della nostra situazione. Non è pensabile che il patron Landi, che ho ribattezzato “Santo Stefano”, continui a fare beneficenza in questo modo mettendo fiumi di soldi per offrire uno spettacolo di alto livello che non si paga da solo. Il botteghino copre circa un terzo delle spese ed è troppo poco. Nel nostro bilancio ci mancano quei 12/15mila euro che ogni domenica potrebbero garantire i biglietti venduti ai tifosi ospiti, cui siamo costretti a rinunciare perché non sappiamo dove metterli. Ci serve un impianto nuovo e più grande se vogliamo restare a lungo a certi livelli».

 

Ecco allora che il presidente Paterlini uscito di fatto allo scoperto sulle intenzioni societarie, illustra quali saranno le opportunità a disposizione dei tifosi per seguire la  Grissin Bon: «Proporremo due tipi di abbonamento: uno solo per il campionato e un pacchetto con il campionato e la coppa con il trasporto in pullman gratuito. Sono convinto che ci seguiranno in parecchi: c’è tanto entusiasmo attorno a questa squadra».

 

Si passa poi all’analisi sulla squadra: «Siamo felici perché dopo un mese e mezzo di tira e molla siamo riusciti a costruire la squadra che volevamo. I giocatori forti ci sono e in teoria si incastrano perfettamente. Non abbiamo comunque fatto pazzie. Abbiamo speso più dello scorso anno anche perché ci troviamo a giocare l’Eurocup in cui il livello si alza rispetto all’Eurochallenge e vogliamo essere all’altezza. Drake Diener? Non vediamo l’ora di vederlo all’opera».

 

Su Lavrinovic: «Darjus non è mai stato in Italia e siamo contenti che abbia accettato la nostra proposta. Alla fine ha preferito il nostro club di provincia ai “petrolrubli” che gli sarebbero arrivati dalla Russia. E’ un segnale che ci stiamo facendo un nome anche fuori dall’Italia e che aver vinto la scorsa stagione l’Eurochallenge (ride, ndr) qualcosina ha portato»

 

Reggio Emilia serbatoio azzurro «L’impegno con la nazionale assorbe l’intera estate dei giocatori. E’ da fine giugno che questi ragazzi sono in ballo. Non inizieranno i lavori con le rispettive squadra alle quali si uniranno solo a preparazione già iniziata. E arriveranno dopo aver lavorato intensamente per due mesi: in che stato saranno a ottobre quando inizierà la stagione? I nostri, ma anche altri azzurri, oltre al campionato dovranno affrontare anche una coppa e questo vuol dire giocare due volte a settimana già da ottobre e tirare poi sino a maggio/giugno senza essersi di fatto mai fermati. E’ troppo. Bisognerebbe concentrare i lavori con le nazionali in un mese o poco più in modo da lasciare ai giocatori almeno una quindicina di giorni di riposo assoluto, in modo che arrivino ai club in forze. Non si può tirar troppo la corda, anche se parliamo di ragazzi giovani. Non stupiamoci poi se non c’è gente che non vuole andare in nazionale, se l’impegno richiesto è questo»