Varese, il problema sta alla radice. Chi farà le valigie?

 di Alessandro Palermo  articolo letto 1277 volte
Varese, il problema sta alla radice. Chi farà le valigie?

Paolo Moretti rischia davvero il posto? No, secondo Claudio Coldebella l'allenatore della Pallacanestro Varese non è in discussione. La squadra, però, non ingrana. O meglio, ingranare aveva ingranato ai nastri di partenza ma le cinque sconfitte consecutive (con scarti molto pesanti) hanno ridimensionato completamente il valore del gruppo, per non parlare degli obiettivi stagionali. Per questo, in caso di sconfitta con Pesaro nel weekend, la società potrebbe decidere di prendere qualche decisione forte, prima che sia troppo tardi. La Champions League è passata dall'essere una competizione ampiamente alla portata e - soprattutto - importante per la società, a "pensiamo a prenderne il meno possibile". Il -34 ed il -25, rispettivamente contro Neptunas e Ventspils ha stravolto le ambizioni europee del club, che ci teneva e ci tiene tuttora particolarmente a tornare grande anche oltre i confini nazionali.

Claudio Coldebella a "La Prealpina" ha messo fine al tormentone: «Paolo Moretti appeso a un filo? Ma non scherziamo...». Il General Mangaer biancorosso  ha dato piena fiducia al coach, con le parole, vedremo se lo farà anche con i fatti. La sensazione è che, davvero, nonostante i pessimi risultati, Moretti rischi ben poco. Ma il polverone chi lo ha alzato? Un paio di giorni fa "La Gazzetta dello Sport" metteva al patibolo Moretti, dando una percentuale pari quasi allo zero alla permanzenza nella "Città Giardino" del coach toscano. Le parole di Coldebella, però, spazzano via ogni dubbio: «L'allenatore non è assolutamente in discussione, stiamo ragionando insieme sul modo migliore per uscire dal momento di difficoltà».

Uno in meno. Nel senso che allora non sarà coach Moretti a fare la valigie, ma qualcuno dovrà pur andarsene. Ci vuole uno scossone, ci vuole un cambio di rotta. Chi rischia? A rischiare il posto, sempre secondo "La Prealpina" sono in tre: Maynor, Anosike e Johnson. Tre giocatori dalla storia completamente diversa. Il primo, sembra un lontanissimo parente dello splendido atleta ammirato sotto la guida di Attilio Caja. L'ex Thunder ha dei chiari problemi psico-fisici. Le ginocchia e le sue gambe sembrano imballate, colpa delle operazioni e del fisico di cristallo che si ritrova. Ma anche a testa sembra non esserci: confuso e disordinato, in alcune situazioni pare quasi si faccia prendere anche dal panico, della serie: "E mo? Che faccio?". Quando le cose vanno male, quando la squadra non gira ed il gioco delude le aspettative - generalmente - è il playmaker titolare a farne le spese. E potrebbe essere anche il suo caso. In passato furono "Kee-Kee" Clark e Dawan Robinson i sacrificati, oggi potrebbe essere Maynor il capro espiatorio. Quanto ad Anosike, nonostante il centro non soddisfi in campo e nonostante i suoi ripetuti problemi alla schiena, non sembra essere il favorito numero uno ad andarsene. Sarebbe più complesso privarsi di un giocatore che, comunque vada, i suoi dieci rimbalzi li prende sempre e comunque. Inoltre, sarebbe ancor più complesso andare alla ricerca di un lungo in questo momento del mercato. Più facile, dopo Maynor però, che a fare le valigie sia Johnson. Il rookie non ha convinto, era partito bene ma dopo il derby con Milano il suo rendimento e le sue tripe sono andate sempre a diminuire. Potrebbe essere lui, a sorpresa, ad andarsene. Ma cosa si risolverebbe? Poco. Il problema di Varese sta alla radice, nel gioco, che Moretti e Maynor faticano a produrre. Qualcosa va cambiato, prima che il treno per i playoff diventi troppo affollato.

Editoriale a cura di Alessandro Palermo,
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