Vanoli (poco) Family, il giorno dopo la retrocessione

 di Alessandro Palermo  articolo letto 6268 volte
Vanoli (poco) Family, il giorno dopo la retrocessione

The day after. Il giorno dopo un fallimento sportivo si fa ancora fatica a digerire la delusione, anzi - di norma - il girono dopo è proprio il peggiore. Ci si lecca le ferite, si rimugina, si punta il dito verso i colpevoli. Una retrocessione non la augurerei neanche al mio peggior nemico, un fatto terribile e difficile da dimenticare per un tifoso che ama e vive lo sport, in tutta la sua essenza. Ieri la Vanoli Cremona è retrocessa sul campo di Masnago, sconfitta da una Varese affamata ancora di vittorie, nonostante la salvezza in tasca ed il sogno playoff in frantumi. Diverso invece il discorso per l'Olimpia Milano, nel weekend la capolista - ormai aritmeticamente prima da tempo - ha "giochicciato" in quel di Pesaro, consegnando di fatto in un colpo solo vittoria e salvezza alla Consultinvest. Al 40' il verdetto: Pesaro salva, Cremona all'inferno. Vuelle in paradiso, Vanoli in A2.

COLPEVOLI
Il giorno dopo di una retrocessione è sempre il peggiore, perché a mente lucida devi provare a sforzarti di capire, capire in che dimensione ti ritroverai l'anno prossimo. In questo caso in A2, un limbo terrificante, difficile da uscirci. 32 squadre, due gironi, una sola promozione (in futuro diventeranno due). Tante squadre, la maggior parte storiche, blasonate, con budget importanti e con un grandissimo pubblico. Tutti ingredienti che - alla lunga - portano al ritorno in Serie A. Il giorno dopo una retrocessione però non c'è più tempo di critiche o colpevoli, tutti hanno delle colpe, chi più e chi meno. Vero. Alcune colpe però non possono non essere citate. Due in particolari, che coinvolgono Cesare Pancotto e Darius Johnson-Odom, entrambe commesse dalla società.

CAPITOLO ALLENATORE
Capitolo bello tosto, quello sul coach, un tasto dolente per i tifosi di Cremona. Il club ha scelto di esonerare Pancotto, rischiando, e per questo ora ne sta pagando le conseguenze. Semplicemente la società ha fatto un errore, un grave errore. Il 13 dicembre scorso, Pancotto, viene sollevato dall'incarico, dopo la pesante sconfitta contro la Leonessa Brescia (95-66). Ko numero nove, nove su undici incontri disputati. Troppo poche due vittorie, troppo pericoloso l'ultimo posto. Cremona ha avuto paura di retrocedere e, nella paura, ha preso una scelta sconsiderata, quella che forse - apparentemente - poteva sembrare la più semplice: esonerare l'allenatore. Scelta che ci può stare, per carità, l'intento del club lombardo era quello di dare una scossa alla squadra ma a Cremona è arrivata la scossa sbagliata. Alla fine sono rimasti tutti fulminati dalla corrente, e la retrocessione è passata soprattutto da quella scelta. Al suo posto è stato promosso al ruolo di capo allenatore coach Paolo Lepore, il quale - non ce ne voglia - non fa neanche il 50% di un Cesare Pancotto. La Vanoli in questo è stata poco #Vanolifamily, per usare l'hashtag lanciato dalla società biancoblù. Con che coraggio si può licenziare un tecnico che, in tre anni, porta una piccola società come Cremona ai livelli più alti del basket italiano? Bella domanda. Pancotto ha portato la Vanoli alla prima Final Eight della sua storia, nel 2015, e successivamente alla semifinale della Coppa Italia l'anno seguente. Nello stesso anno (2016) sono arrivati anche i primi playoff di sempre ed il miglior piazzamento in A della storia societaria (un incredibile 4° posto). Senza dimenticare che al termine della scorsa regular season Pancotto è stato (giustamente) eletto miglior allenatore dell'anno, alla guida di una squadra che sulla carta sarebbe dovuta finire nella parte più bassa della classifica. Una mossa sbagliata, un azzardo che non ha pagato. E non lo diciamo adesso a giochi fatti - perché parlare dopo è sempre fin troppo facile - lo diciamo ora perché abbiamo lasciato tempo a coach Lepore di tentare l'impresa, un'impresa che - come da pronostico - non si è concretizzata. Con questo non vogliamo dire che con Pancotto Cremona si sarebbe salvata sicuramente (o forse sì?) ma che il suo ciclo non era ancora terminato. L'esperto tecnico marchigiano aveva ancora qualche cartuccia da sparare, qualche "furbata" da inventarsi.

SALVATORE DELLA PATRIA
Archiviato il capitolo allenatore, passiamo a quello di Johnson-Odom, altrettanto spinoso. Capitolo molto simile a quello del coach. Anche qui la società sceglie di prendere la decisione più facile, ovvero quella di firmare un giocatore con tanti punti nelle mani ma - di certo - non adatto ad una formazione che oltre a risollevare la propria stagione deve anche salvarsi contro ogni pronostico. Ad inizio febbraio Cremona mette sotto contratto DJO, un "bomber" che non ama molto il gioco di squadra, anzi per niente. Un solista puro che, spesso, può nuocere ad un sistema di gioco, specie se questo sistema è già in crisi. Anche in questo caso, la Vanoli avrà detto: «O la va, o la spacca». Patatrac. Barrare con la "V" la seconda. Johnson-Odom ha portato più punti ma non un gioco concreto. E' possibile fare un paragone anche con un'altra squadra e con un'altra situazione analoga: Varese, proprio quella Varese che ha condannato Cremona in A2. I biancorossi, che ultimi in classifica lo sono stati, hanno scelto qualche mese prima di firmare Dominique Johnson, un giocatore molto simile (per caratteristiche offensive) a Johnson-Odom. Il classico pistolero che prende e spara. Una scelta del genere a volte paga, altre no. A Varese ha svoltato la stagione, a Cremona l'opposto. In questo caso, però, la differenza l'ha fatta la "cura" Attilio Caja. Con il nuovo allenatore (ironia della sorte ex Vanoli), Varese, ha saputo sfruttare Johnson soltanto per le sue doti positive, mascherando quelle negative. Caja è riuscito a mescolare alla perfezione il suo ossesso per il tiro da tre punti con la difesa, trasformando Johnson in un ottimo difensore (oltre ad un grande attaccante). Tornando a Cremona invece - che prima dell'arrivo di DJO era a 4 vinte e 13 perse - l'ex Cantù ha fruttato al gioco di Lepore 17.6 punti di media in 32.2 minuti sul parquet, tirando con il 64.7% da due e con il 38.9% da tre. Per lui però anche 3.3 palle perse, una media di cui non andarne fieri. Con Johnson-Odom Cremona ha alzato la percentuale di vittoria (4 vinte e 8 perse su 12) ma ha diminuito quelle di salvezza. Questo dicono i fatti e il campo ha parlato anche a Masnago, dove la Vanoli è caduta 78 a 75. DJO avrà segnato anche 22 punti ma è stato più una croce che una delizia. E non ci riferiamo soltanto al suo 1/3 ai liberi a 30'' dalla fine (con 2/3 avrebbe pareggiato, mentre col 3/3 avrebbe siglato il +1), che ha pesato tantissimo ma non è stato l'unico errore della sua partita. Una fetta di tifosi biancoblù punta il dito verso di lui ed i motivi sono più che comprensibili, tuttavia, non è l'unico ad avere delle colpe, come spesso accade in questi casi. Arrivederci Vanoli, a presto.

Editoriale a cura di Alessandro Palermo