Santificetur Eurosport Player

16.01.2018 15:40 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 1065 volte
Santificetur Eurosport Player

La rivoluzione dell'offerta televisiva, che non avviene più per televisione ma anche a mezzo computer, tablet e smartphone, è il futuro audiovisivo provocato dalla parcellizzazione alla ricerca di tutte le nicchie di mercato, nato dalla difficoltà fisica di occupare lo spettro delle frequenze nell'etere, un mezzo di propagazione di suoni e immagini limitato. Perché questo dotto preambolo? L'ultima di andata del campionato di serie A è stata un successo per chi ha potuto usufruire del player di Eurosport. Finalmente un segnale ottimale - le partite sulle televisioni private ma spesso anche sulla Rai avevano una qualità catastrofica, ci vuole ancora oggi tanta passione - e quell'on demande che domenica sera ha permesso a chi scrive di vedere l'ultimo quarto al cardiopalma tra Brindisi e Cantù dopo aver seguito quello tra Milano e Venezia senza perdersi una emozione. E senza alzarsi dalla poltrona di casa. Questo non era mai accaduto, nella storia della pallacanestro italiana, e visto che nessuno lo fa, ve lo diciamo noi!

#TuttoUnAltroSport. Non c'è stata una partita scontata. Ci sono state sorprese fin dal sabato, come la vittoria della Vuelle Pesaro su una accreditata Sassari. Non abbiamo fatto neppure ping pong con Trento e Bologna: avevamo sul tavolo ben tre portatili accesi e collegati, una sorta di piccolo "Ritorno al futuro"... che funziona anche senza digitale terrestre. E si è continuato la domenica, fino ai canestri di Thomas al PalaPentassuglia e Bramos al Mediolanum Forum. Come sempre amiamo giudicare alla prova dei fatti, lo spettacolo e la trasmissione sono stati ok e al caro Egidio Bianchi stavolta diamo un bell'otto e mezzo ben meritato. Alla faccia di quelli che si divertono solo con l'EuroLeague!

Futuro del prodotto. Il radicale cambiamento che la proprietà dell'Olimpia ha voluto per il roster 2017-18 è la dimostrazione che i soldi sono importantissimi per fare una squadra ma che occorrono anche cose, l'amalgama ad esempio, che non si possono comprare e che poi si manifestato nei famosi dettagli per cui si perde la partita. Il futuro del prodotto sta nel giusto mix tra la produzione interna e quella esterna. Le università americane sfornano ogni anno 3000 potenziali professionisti, di cui solo il 10% può ragionevolmente sperare di ottenere un contratto nella galassia NBA. Nessuno sa quanti potenziali professionisti ci sono in Italia al compimento dei venti anni, quando il sistema in cui sei cresciuto ti abbandona tout court. Cosa fare per fare in modo che almeno il 10% possa trovare un futuro nel basket? La FIP sa far funzionare il reclutamento nel mondo della scuola? Cosa vuol dire fare reclutamento?

Non c'è bisogno di spendere i soldi del comitati per organizzare kermesse ed allungare il curriculum dei loro presidenti (e la pancia, visto che magnà se magna volentieri). Nè di strombazzare al mondo le qualità di un singolo che, bontà di madre natura, ce la farà da solo come un Belinelli o un Poeta qualsiasi. C'è da pedalare in silenzio da istituto scolastico a istituto scolastico, c'è da stanare il talento nascosto nella pigrizia, nelle sdrusciate lungo il corso, nella scarsa educazione sportiva dei genitori, nelle simpatie e antipatie di un allenatore di minibasket, nello sconfiggere il carrierismo degli allenatori che valgono solo se vincono la loro Under 13 regionale ma che non hanno mai prodotto un giovane in grado di arrivare in serie A.