Roma insiste, Milano fa sul serio

20.01.2014 08:02 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1322 volte
Fonte: www.marioarceri.it
Phil Goss
Phil Goss

Da quel che s'è visto nelle ultime settimane, l'Armani ha messo la sesta: Brindisi come l'Olympiacos. Trenta punti ai greci, ventiquattro ai pugliesi. In mezzo la vittoria comunque convincente sul Malaga di Scariolo e Poeta e prima quelle su Sassari e Siena in campionato. Insomma, quando la lotta è iniziata a farsi dura, i duri sono usciti fuori: Milano si è presa il comando della classifica in Italia e si è ben posizionata anche in Eurolega compensando ampiamente il primo passo falso di Atene, in Top 16, contro il Panathinaikos. Merito di Daniel Hackett? Forse, merito  sicuramente della formazione tornata al completo, di Jerrells che ha cominciato a giocare ai livelli che si attendevano di lui, di Banchi che sta facendo finalmente quadrare il cerchio di una squadra nata per dominare (almeno in Italia) ma che fino a una ventina di giorni fa arrancava faticosamente pur restando a contatto delle prime visto il grande equilibrio al vertice.

Ieri ha dominato Brindisi vendicando la sconfitta nella giornata d'apertura del campionato. Una vittoria che era nelle previsioni, anche se non con uno scarto così ampio. Una vittoria, soprattutto, che spinge l'Armani verso la Final Eight con uno spirito e una convinzione decisamente nuovi e soprattutto giusti se, a distanza di diciotto anni dall'ultimo scudetto, e dopo tante finali e tante occasioni sprecate...

pur proponendosi come favorita, vuol tornare a vincere un trofeo, compensando finalmente Giorgio Armani dei tanti soldi profusi finora.

La classifica propone un poker in testa, destinato però a ridimensionarsi già domenica prossima visto che è in programma il confronto diretto tra Brindisi e Roma (20.30, diretta su Rai Sport), ma tenendo anche conto del fatto che Cantù (brutto il ko a Pistoia) ospita Sassari e che, lunedì, Milano va a far visita a Varese, rivitalizzata dal successo di Reggio Emilia, per un derby storico nel quale i rapporti di valore potrebbero anche essere capovolti dall'atmosfera tutta particolare di un confronto particolarmente sentito. Insomma, la seconda di ritorno potrebbe rimescolare fin da subito le posizioni fin qui acquisite e gli equilibri che comunque continuano a caratterizzare la stagione finora priva di una dominatrice assoluta. 

Lo scorso anno comandava Varese, quest'anno si aspettavano tutti Milano: in ritardo, ma comunque ampiamente in tempo visto che finora la classifica è appiattita su sei squadre che si alternano al comando (e si sta avvicinando Venezia), l'Armani potrebbe finalmente prendere il volo. Perché Brindisi soprattutto ieri ha mostrato la sua attuale situazione di affanno, perché Siena perdendo a Cremona ha evidenziato i suoi attuali limiti, perché Sassari ha sofferto fin troppo per battere di misura Bologna, e anche se Roma continua generosamente a fare risultati (soprattutto in trasferta): sabato ha avuto vita facile sul suo campo, ma contro un Montegranaro ormai allo stremo.

E proprio Montegranaro - con Pancotto che sta pilotando la Vanoli in acque più sicure e con Pesaro che, grazie ad un monumentale Anosike (22 rimbalzi e 18 punti) in attesa di poter schierare anche Perry Petty, è tornata alla vittoria superando Avellino - rischia grosso. L'ultimatum dei suoi giocatori è per mercoledì prossimo: se non arriveranno i soldi è scontato che i migliori lasceranno la Sutor rendendo quanto meno improbabile la salvezza.

Vale la pena soffermarsi su quattro squadre. La prima è Pistoia che continua a sorprendere: vittima di turno ieri è stata Cantù, dopo un supplementare e con un parziale negli ultimi 15' di 29-17. Vale la pena sottolineare che Sacripanti, assente Cusin, ha avuto bisogno di Marconato in campo per venti minuti, e che Aradori e Ragland non sono stati sufficienti per finalizzare un risultato che, dopo trenta minuti (60-53) sembrava abbastanza sicuro. Una volta di più bravo Moretti che interpreta nel modo migliore il gioco di Serie A, ottenendo dai suoi stranieri un rendimento analogo e comunque elevato.

Bologna è uscita sconfitta dal PalaSerradimigni, ma ha reso dura inno all'ultimo la vita al Banco di Sardegna. Hardy e Walsh determinanti, ha pesato l'assenza di Jordan anche se King e lo stesso Walsh hanno fatto un superlavoro sotto canestro.

Infine Roma e Brindisi che si affronteranno domenica con stati d'animo ben diverso. L'Acea ha travolto Montegranaro con una grande prova di Jones e con Taylor che sta tornando ai livelli migliori mostrando misura in regìa ed efficacia in attacco, accanto al gelido Baron e al maestro Goss, anima e mente della squadra di Dalmonte. Brindisi invece sembra tirare il fiato. Alla prova della verità contro l'Armani è crollata di schianto, in realtà il primo ko indiscutibile dopo quattro sconfitte ai punti nelle sedici partite fin qui giocate. Può capitare: se in giornata di vena, l'Armani può trasformarsi in un'inesorabile macchina da canestri. L'importante è evitare di cader preda della sindrome del girone di ritorno che già lo scorso anno frenò la squadra di Bucchi: sedici punti all'andata, ventidue alla fine della stagione regolare, esattamente quanti ne ha invece conquistati quest'anno nelle prime quindici giornate. 

Entrambe le squadre hanno comunque apportato importanti ritocchi vicino il canestro. Roma con Szewczyk e Brindisi con Chiotti hanno guadagnato centimetri e valenza sostituendo i deludenti Eziukwu e Alade Aminu. Non due stelle (il polacco è assai anziano) ma due giocatori di grande utilità, di esperienza, di ottimo carattere, disposti a giocare per la squadra. 

Quello di domenica prossima è dunque un nuovo match-verità contro una squadra particolarmente produttiva in trasferta, per un'Enel che sul proprio campo trova grande linfa dal sostegno del suo impareggiabile pubblico, così come per Roma che, vincendo al PalaPentassuglia, spazzerebbe via ogni residuo dubbio sulla qualità della sua stagione.

Sicuramente è una fase delicata della stagione per tutte le squadre: nelle prossime due giornate si deciderà gran parte del futuro prima di tirare un po' il respiro e tuffarsi nella vetrina della Final Eight.

Mario Arceri