Pianigiani stressato, perché non pensare a Mike D'Antoni coach della nazionale?

02.10.2012 11:35 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1919 volte
Fonte: www.pallarancione.it
Pianigiani stressato, perché non pensare a Mike D'Antoni coach della nazionale?

(Enrico Campana) - E così – come scrivono in America -  guadagnerà 20 milioni di dollari per i prossimi 4 anni, la metà dei guadagni di Gallinari a Denver o Bargnani ai raptors, colui che si era fatto la fama  di  “supervice a vita”,  “supervice di lusso”, “supervice-star”. Parliamo di Tom Thibodeau,  cognome francese anche se lui è nato nella filo-inglese New Britain , cittadina del Connecticut considerata la capitale dell’hardware. Una bella cifra 20 milioni  per uno col muso un po’ ingrugnito che passa inosservato come un passante in strada ma gode della reputazione del coach capace di  trasformare i suoi giocatori  in veri mastini, e tirare fuori il meglio da tutti.

Come “supervice” ha iniziato nell’81 a Salem College e dopo quattro anni è passato direttamente alla NBA  riuscendo in quel ruolo a servire ben 7 club contribuendo a dare fama e gloria a head-coaches di grido a Minnesota, San Antonio, Philadelphia, New York, Houston, Washington e Boston. Ci ha messo molto di suo nei Knicks, coi quali ha lavorato 7 anni, quando nella prima decade del  Duemila riuscirono a tenere sotto i 100 punti per ben 33 volte gli avversari. Così è stato anche ai Boston Celtics (ne sa qualcosa Koby Bryant) guidando per la prima e unica volta la squadra perché il suo capo aveva perso il padre, fino a quando per il buon lavoro svolto coi Bulls dal 2007 al 2010, sempre come assistente, gli è stata affidata la squadra. E in  questa transition ha avuto la fortuna di avere dalla sua parte la new star della squadra, quel Derrick Rose che sembra abbia soffiato all’orecchio dei capi la parolina giusta per questo rinnovo-record dal punto di vista salariale. Perché oggi esistono sempre meno allenatori dai grandi guadagni, ad esempio Doc Rivers dei Boston che intasca sei milioni di zucche per stagione, e molti più allenatori standard, da un milione di dollari. Poveri diavoli sempre  sotto scopa da parte degli umori delle loro star, vedi la fine che ha fatto Mike D’Antoni, il cui contratto  da 4 milioni all’anno scade nel 2013 per cui, scusate se ne parliamo oggi, ma l’argomento è intrigante. Infatti potrebbe essere una interessante soluzione, avendo indossato Mike anche la maglia azzurra, per Gianni Petrucci qualora Simone Pianigiani dovesse essere troppo stressato per questa stagione in Turchia. Perché i contratti  si fanno e si disfano, vedi il caso Recalcati  costato alla Federazione quanto un buon contratto di sponsorizzazione per una squadra di A. Prima confermato da Meneghin dopo la mancata qualificazione europea (non certo per colpa sua, perché  lo stesso coach dell’argento di Atene che ha saputo lanciare tanti giocatori che oggi  si stanno affermando in azzurro, come Aradori e Cusin) e poi giubilato dallo stesso presidente-amico  perché chi voleva mettere le mani sulla nazionale fece scrivere del coach senese  la storica frase “lui è semplicemente il miglior allenatore in circolazione”. Se lo dice costui, dobbiamo crederci, come dobbiamo credere, tornando a Thibodeau, che  il mago della difesa (aggiungo  “difesa tecnica”, non sporca come quella del flopping o del pianto greco di certe decantate nazionali europee)  con la capacità di trasformare anche giocatori in apparenza di qualità media in star come rendimento (vedi Joaquin Noah, un capolavoro maggiore di quello di Derrick Rose, dotato di talento e senso del canestro fuori dal comune) non sia abbastanza sostenuto fino ad oggi dalla fortuna.

E’ vero che i suoi Bulls, la miglior edizione dell’epopea post-Jordan, hanno dominato nelle ultime due regular season, che l’United Center di Chicago fa collezione di esauriti da 23 mila spettatori,  che lui  è stato allenatore dell’anno 2011 e il coach  più velocemente  arrivato  (a marzo di quest’anno, se non sbaglio con Orlando) alle 100 vittorie (adesso il suo record è di  112-36), ma  la sua squadra non è riuscita purtroppo a completare l’ottimo lavoro.

Nella vita ci vuole anche fortuna, anche con 20 milioni in banca uno dei pochi coach bianchi che ancora resiste all’urto del black-power,  è in credito. Infatti  Derrick Rose per il momento non è ancora in grado, dopo il grave infortunio,  di tornare ai livelli di star, per questo il mercato è stato impostato nella ricerca di illustri surrogati, come  Marco Belinelli, specialista del tiro pesante, che debutta con una maglia  prestigiosa che è giù una pietra miliare in una carriera.

Inoltre, i maligni che ammettono la sua bravura  certificano anche l’idea di una sorta di maleficio  che colpisce le sue squadre, forse perché “Mister Tom” ha lavorato a Salem, la città delle streghe (ah, dimenticavo ..oltre a Rose nei playoff si è rotto anche Noah, e questo è stato il colpo di grazia definitivo per sperare nel titolo). Sarà per questo che ha accettato di  rinnovare il suo contratto con un anno d’anticipo quando a fine stagione avrebbe avutola fila davanti all’uscio di casa?.

Non si sa mai.  Meglio l’uovo oggi, soprattutto quando è gigantesco e tutto d’oro…

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