Per alzare gli ascolti la Tv potrebbe puntare sulle "casalinghe disperate"...

27.10.2012 18:05 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 1572 volte
Per alzare gli ascolti la Tv potrebbe puntare sulle "casalinghe disperate"...

(Enrico Campana) - Orari galeotti per il basket in Tv. Si voleva la partita  la domenica mezzogiorno, benissimo eccolo arrivare domenica 28 sul digitale di La7con Enel Brindisi-Umana Venezia, non si sa quale sia la giustificazione quando ci si aspettava un battage martellante per invitare la gente a mettersi davanti alla Tv. Da parte sua lo spot della partita, geniale decisione, è alle 1.35 di venerdì, uno pensa alle 13 e invece la messa in onda  è prevista 95 minuti dopo la mezzanotte, forse per un accordo con i proprietari delle discoteche. La Rai procede con la domenica sera alle 20.30, un polpettone che rimane sullo stomaco, quasi 3 ore per digerirlo, e poi la repliche  alla 10.30 di mattina il martedì e il mercoledì,  sai quante “casalinghe disperate” a quell’ora accenderanno la Tv ammirando i muscoli degli apollinei atleti simili ai Bronzi di Riace. Magari la Rai potrebbe fare un concorso telefonico a premi, la casalinga disperata che ricorderà  3 cose di basket ascoltate durante il programma riceverà la visita di un giocatore a turno che pranzerà con la famiglia raccontandogli le storia di questo bellissimo sport.

Nella sua rubrica “Un regista in regia” Giancarlo Fercioni, l’Aldo Grasso del basket però con un dna smisurato per il nostro amato sport,  ha usato la metafora del gioco delle tre carte per descrivere quale sia la strategia del basket per guadagnare più visibilità. Lui batte sulle scuole, i campetti, un programma sociale. Certo, questi sono ingredienti utilissimi da versare nello shaker per ottenere il  miglior cocktail in grado di  euforizzare i nostri sfiduciati telespettatori. Personalmente credo, in un’ottica di marketing,  più all’utilità di  un’esclusiva di qualità coi “primi diritti” concessi a  una sola emittente, dedicata, concordata, condivisa  (oneri e onori). E un contratto che contempi (non contemplativo…)  realmente un ruolo attivo del basket, parlo  del gestore del campionato (Legabasket).  Siamo nella sfera della cosiddetta responsabilità di partnership, dobbiamo pensare di operare nel campo dei servizi, della produzione, e non di una sponsorizzazione in senso mecenatistico, fra nozze di interesse (in cui l’azienda scarica interamente il budget, per la Legge Mammì) o morganatiche, fra soggetti di rango diverso, in cui lei (madama pallacanestro), riceve un dono dal suo sposo di rango superiore (messer Network).

Il senso dell’esclusiva ti fa capire che sei un brand, altrimenti con una parcellizzazione sempre maggiore (una volta il 1° giorno della settimana era detto il lunedì letterario ) il basket ci perde, smette l’identificazione con un network leader. Come era una volta il sabato pomeriggio con Salotto della Rai e la rampante  Sky, lasciata purtroppo con…perfetto tempismo quando l’emittente di Murdoch tagliava il traguardo dei 5 milioni di abbonati, un patrimonio di contatti socialmente medio-alti notevolissimo per entrare nel giro degli investitori.

Più che mai per scongiurare il morso velenoso della crisi economica,  il palinsesto quest’anno doveva essere chiuso improrogabilmente il 15 settembre, per lasciare posto a messaggi, spot, claim sul valore del basket come sport innovativo, socialmente intelligente. Invece i vari canali coinvolti fino ad oggi non hanno proceduto nemmeno a illustrare il loro palinsesto, figuriamoci se hanno pensato  a una competizione fra di loro (immagini, contenuti, commenti, personaggi). Ci si limita ad accendere le telecamere, ti regalano il segnale, per questo lo spettacolo è pressappoco simile su tutte le “bande”. Non c’è differenza dalla Rai alla Tv locale. Cambiano solo i commentatori e i telecronisti che via via si sono a loro volta  standardizzati, non maturano nuove idee, nuove esperienze, anche come linguaggio c’è poca originalità se non opacità intellettuale,  perché guai a criticare loro signori, i padroncini…

Settimane fa, di fronte a un palinsesto ancora in fase di definizione nelle varie reti coinvolte che da questa domenica dovrebbe prendere forma definitiva,  Pianetabasket.com ha varato un sondaggio fra i lettori il cui tema era: “Cosa pensate dell’attuale programmazione del basket in Tv”. Tornava già in ballo anche l’idea del mezzogiorno domenicale (che sarà digitale, o prestigi ditale?), e ai lettori e ai fan del basket sono state proposte le  4 domande seguenti: 1) Mi piace, 2) Non mi piace?, 3) Non lo so,  4) Meglio partite a mezzogiorno.

Il risultato della prima fase del sondaggio ha dato le seguenti risposte, del tutto scontate:

1) solo il 23% pensa che questa programmazione a pioggia sulle varie emittenti sia efficace, signori cari, sapete che  siamo sotto un quarto di gradimento ottimale?

2) il 61,79 per cento fa pollice verso all’agenda galeotta, e avendo lavorato  il sottoscritto ad alcuni programmi di successo in Tv so che un dato del genere provoca, per un’ottica commerciale del tutto logica, la cancellazione immediata del prodotto; fortuna vuole che  nei confronti dello sport si chiude sempre un occhio, ma è chiaro che queste siffatte telecronache non portano pubblicità e se non sei di trend, sei fuori mercato e devi accontentarti di quello che passa il convento,

3) solo il 2,44% non si esprime, questo significa che il telespettatore del basket non è acritico o rintontolito, è molto esigente, preparato, ed è irritatissimo  - al punto di essere invogliato a cambiare canale, da queste telecronache-bazar, dove c’è di tutto ma non l’idea originale, la sperimentazione, ma uno sforzo di ammirevoli “imbonitori” che dispensano passione d’ufficio e aggettivi convinti di  commentare una partita NBA e non del Basket Spaghetti,

4) la partita a mezzogiorno raccoglie un 12, 2 % di consensi, può essere forse il campione rappresentativo della famiglia se non fosse, come osserva ancora Fercioni, che la crisi economica  ha impoverito la famiglia e pochi fortunati nuclei  ormai possono permettersele, e un conto è investire 600-800 euro per i Boston Celtics e un altro formazioni working in progress, con stranieri che di anno in anno sono sempre di qualità più bassa, e senza più giocatori-bandiera in grado di generare un processo di identificazioni. Ma forse in provincia il pubblico non mancherà, mentre saremmo curiosi di vedere a Milano o Roma quanti sarebbero gli spettatori paganti.

Le  squadre oggi sono inoltre purtroppo “porte girevoli” dove si entra e si esce, e questo ha generato una distonia televisamente “perversa”, quella di vedere la più forte squadra italiana degli ultimi sette anni fuori dalle varie classifiche  di gradimento. Col sospetto che il campionato che guardava al globale si sia atrofizzato in una passione territoriale, localistica, coi paraocchi, e quindi gli ascolti non siano che il frutto della dimensione del proprio bacino di utenza. Paradossalmente,  però Siena, so già cosa dirà: se ragioniamo in rapporto alla propria popolazione in fondo il problema del  “basso profilo”  riguarda piazze come Milano, Roma.

In ogni caso, il sondaggio di Pianetabasket.com è ancora aperto, in attesa che Legabasket tasti davvero il polso al pubblico del basket, invece di continuare ad ignorare i suoi gusti, le sue aspettative, capire dove sono le criticità e le potenzialità, e non navigare a vista forte di convinzioni che si sono rivelate via via errate. Con la televisione non si scherza,la televisione è un amplificatore formidabile se il prodotto è di qualità, altrimenti è una patente di insuccesso.

[email protected]

(C) Riproduzione Riservata