NBA - D-League, oltre il caso Gabe York il nuovo appeal della seconda lega funziona a danno dell'Europa

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 566 volte
NBA - D-League, oltre il caso Gabe York il nuovo appeal della seconda lega funziona a danno dell'Europa

Tutte le iniziative della NBA verso un potenziamento della D-League, come avevamo già riferito nell'agosto dell'anno scorso (qui) si sono puntualmente avverate. Fiutando che l'ora del nuovo business era arrivata, per la concomitanza dell'enorme reclutamento universitario, la crescita degli indici televisivi, la crescita della torta pubblicitaria tutte le franchigie della Lega si stanno dotando della gemella nella Development League. In più il nuovo contratto economico collettivo appena firmato ha alzato il minimo salariale in quella forbice tra i 45.000 e i 75.000 dollari che avevamo previsto. Ciò significa che, in Italia, arriveranno sempre meno giocatori in grado di primeggiare in serie A2 dove i salari per buoni giocatori viaggiano tra 30 e 50.000 dollari; oppure che i casi York di Cremona - dove per la stessa cifra si preferisce la panchina della D-League che quella di una squadra di serie A - saranno destinati a ripetersi.

Perché? Il nuovo contratto collettivo stabilisce due cose importanti: 1) il salario, che aumenta in una forbice tra 50 e 75.000 dollari; 2) il doppio contratto con la NBA che permetterà alle franchigie di allargare il roster a 18 giocatori (invece dei 15 attuali) con la conseguente immediata disponibilità degli atleti a travasare da una lega all'altra - cosa che cambiando continente non sarebbe possibile. Ergo con circa 450-500 giocatori americani sempre meno disponibili ad attraversare l'Atlantico e con la "rapina" dei giovani talenti del Vecchio Continente (Abrines, Satoransky, Saric quest'anno, Osman, Doncic già in previsione per il prossimo futuro solo per fare un esempio) ecco che la scena europea si impoverirà ulteriormente di qualità. Ci avvicineremo sempre più al campionato cinese, che prevede due americani strapagati con contorno di locali di medio livello che lasceranno fare loro i record come successo a Stephon Marbury o a Bobby Brown. La soluzione? Si dovrebbe cercare una soluzione globale mettendo tutti i soggetti allo stesso tavolo. Le fughe in avanti delle società aderenti all'ECA, i tentativi di smarcamento delle varie Reggio, Trento, Sassari a scapito delle consorelle italiane, l'accondiscendimento delle consorelle spagnole alle posizioni del Real Madrid e del Barcellona che vedrà sempre più scavarsi il solco delle differenze economiche al punto che il Clasico si tarsferirà in pianta stabile solo ed esclusivamente in EuroLeague, è chiaro che non serve al movimento europeo almeno quanto non servono due Coppe dei Campioni - e non c'era bisogno di fare la prova per saperlo. Dividi et impera era il motto degli antichi romani: infatti dividendo per due la torta pubblicitaria - adesso favorevole all'ECA che sfrutta quindici anni di vantaggio sulla FIBA Champions League, domani non si può sapere - la NBA continuerà a dettare legge. E ad attirare nuovi clienti dalle nostre parti, con il pauroso merchandising che ha creato. Noi di pianetabasket.com ne siamo testimoni: una bella e importante fetta del successo sempre più grande della nostra testata è arrivata negli ultimi due anni, da quando abbiamo cominciato a trattare il basket nordamericano con costanza e attenzione. E c'era qualcuno che diceva che la serie A manco se la filava, la NBA!!!!!!!!