Lo specchio rotto della nostra Pallacanestro

08.03.2014 12:46 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 5430 volte
Lo specchio rotto della nostra Pallacanestro

Momento travagliato per il nostro amato sport che sta attraversando un periodo di decadenza. Poca visibilità in televisione, GIBA che prende posizione contro il numero elevato di stranieri, FIP che sostiene il sindacato giocatori, …e tanto altro!
Tutti attaccano la RAI per la poca pallacanestro in TV ma il movimento cosa sta facendo per meritare più spazio? Poco, molto poco e quando parliamo di audience... è meglio lasciar perdere. Continuiamo a dire che siamo il secondo sport in Italia e come tale dovremmo essere trattati, ma a quale distanza dal primo? Siderale! Siamo autoreferenziali e ci riteniamo bravi specchiandoci davanti ad uno specchio che sta andando giorno dopo giorno in frantumi. Sarebbe meglio lo dicessero gli altri. I telespettatori sono pochi e non giustificano sforzi economici da parte delle televisioni in quanto non ci sono progetti concreti per aumentare la visibilità. Purtroppo stanno venendo al pettine tutti gli errori di gestione sportiva economica degli anni passati. In questo momento esiste una sola realtà veramente solida in Italia: l'EA7 Milano del Sig. Giorgio Armani.
Pochi italiani in campo: vero! Ma i vivai cosa stanno producendo in termini di giocatori in questi anni? La GIBA parla di tutelare gli italiani: non mi piacciono le quote rosa figuriamoci le quote “giocatori italiani”. Donna o giocatore italiano devi meritarti lo spazio per capacità, non per altri motivi! Con questo sistema andremmo a ricreare il mercato fuori controllo dei giocatori “indigeni” perché servono per formare i roster: faccio memoria sul costo spesso ingiustificato che i ragazzi avevano raggiunto negli anni '90 quando esistevano società esclusivamente dedite “all'allevamento” di talenti! 
La FIP vuole meno stranieri in campo. Sono d'accordo per i campionati dilettantistici ma per quello professionistico sarebbe un errore clamoroso perché si andrebbe ancor di più a diminuire l'appeal di un movimento in agonia. Quando un'azienda sponsorizza una squadra ricerca visibilità sui giornali, sul web, sulle televisioni per avere maggiore penetrazione nel mercato. Il problema non è rappresentato dal campionato di Lega A che schiera stranieri, bensì dal movimento che non ha interessato adeguatamente la scuola instaurando partnership atte a formare giocatori. Il CONI cosa ha concretamente fatto in questi anni per creare un solido rapporto di cooperazione con la scuola? Dov'era quando le società hanno avallato il passaggio al professionismo? Piangere dopo è molto facile. 
Controlli COMTEC: altro problema esploso dopo un'intervista a Recalcati. Carlo ha detto che ci sono molte società che pagano in ritardo o non riescono a pagare gli stipendi scatenando un putiferio: non lo sapeva nessuno? La risposta federale è stata che per un paio di mesi di ritardo nessuno muore! Forse i problemi di alcune società sono venuti alla luce dalla sera alla mattina! Siamo seri, il movimento ha generato costi insostenibili per la maggior parte dei club: questo è il vero problema. Villalta giustamente parla  di correttezza: le cessioni forzate e il mancato pagamento degli stipendi  condizionano l'andamento dei campionati. Il bilancio non approvato di Siena era di dominio pubblico, così come le difficoltà, più volte segnalate a mezzo stampa, di Montegranaro e di Lucca.
Il riferimento al passato felice è fuori luogo perché i problemi sono stati generati nel tempo: Gorizia, Udine, Rieti, Bologna, … E' superfluo a parlare di impianti di proprietà se alla fine della stagione ogni anno la maggior parte delle squadre non sa se riuscirà ad iscriversi alla prossima stagione. Restiamo con i piedi per terra, nessun impianto che non sia il Madison Square Garden è in grado di generare proventi tali da rimpinguare i bilanci. I ricavi irrisori e i costi elevati creano un'equazione purtroppo irrisolvibile per la maggior parte delle società. Negli anni '90  pallacanestro e pallavolo hanno avuto la stessa impennata dei costi dovuta a super imprenditori che “investivano” montagne di denaro: abbiamo visto come è andata a finire. 
La nota positiva è che esiste ancora una grande proprietà, Milano, che investe molto. Lega A deve diventare autonoma e svincolata dalla federazione per poter avere un futuro ed è anche evidente che i Top team devono avere una Euroleague strutturata come una lega professionistica con parametri precisi sugli stadi e sui bilanci. 
Il concetto di campionato nazionale deve essere superato se si vuole che il “nostro sport” continui a vivere e non a sopravvivere in continua agonia. 
Doveva essere una lettera aperta, non vorrei invece che queste righe si trasformassero in un un necrologio alla “nostra Pallacanestro”.

Sogno: vedere più uomini di sport, ovviamente con competenze, nei quadri dirigenziali e meno politici o politicanti.

Utopia: un campionato continentale autonomo dalle federazioni perché la pallacanestro ha sempre cavalcato le innovazioni e questa è l'ultima frontiera da esplorare. 


Buona Pallacanestro a tutti

Carlo Fabbricatore