Lega A - Sassari, il momento dei processi: a Pasquini o a Sardara?

 di Umberto De Santis Twitter:   articolo letto 2578 volte
Lega A - Sassari, il momento dei processi: a Pasquini o a Sardara?

L'interrogativo non è banale; ci è piaciuto leggere i commenti sulla pallacanestro sassarese dopo l'inopinata (e non prevista da nessuno) sconfitta interna con Capo d'Orlando che è venuta al Palaserradimigni per giocare la sua pallacanestro e ci è riuscita bene. Ma ci sembra che tutti vogliano ridurre il caso a una sfogliata di margherita Pasquini si, Pasquini no ed evitare di andare in fondo al problema.

Il punto di discussione è il dual band allenatore-direttore sportivo nelle mani della stessa persona. Avevamo già avuto modo di dire che non ci sembra il basket italiano pronto per un manager alla Edoardo Bennato che faceva i concerti da solo, cantando, accompagnandosi con la chitarra, tenendo il ritmo con un tamburello legato al piede, solistizzando con l'armonica a bocca. Un modello di conduzione che ha fatto scuola nella NBA raggiungendo il culmine con l'assunzione nel doppio ruolo di Phil Jackson ai New York Knicks. E ne ha toccato il punto più basso con il suo licenziamento dopo il faraonico contratto capestro con Carmelo Anthony, il vai e vieni di stelle decadute o, peggio, che non stavano più in piedi, le polemiche sullo stile di gioco, la triangle offense.

Perché con il Federico Pasquini manager con accanto un coach come Sacchetti i successi. le ottime scelte di mercato e gli obiettivi sono stati raggiunti e superati. Non è un problema di competenza, e domenica sera probabilmente Sardara non era preparato ad accettare le doppie dimissioni, che costringono a cercare due sostituti. Ecco perché il processo si dovrebbe voltare, a nostro avviso, verso il vulcanico presidente. Per prendere atto che la dual band non funziona, che il contraddittorio interno a tre funziona meglio che a due altrimenti finiamo per scimmiottare Stanlio ed Ollio, che poi non è l'effetto che vorremmo ottenere.

Avere raggiunto il successo, e che successo! non vuol dire che non si sbagli mai. Prendere atto a posteriori che le scelte fatte ultimamente non si sono rivelate giuste sarebbe il miglior segnale che potrebbe mandare la Dinamo a tutto l'ambiente. Non sappiamo e non vogliamo sapere cosa succede all'interno dello spogliatoio sassarese; quali che siano le tensioni, sono fatti normali di qualsiasi spogliatoio visti e rivisti. Ma se ho un problema con l'allenatore e non ho un direttore sportivo con cui confidarmi, tanto per fare un esempio senza che i soliti dietrologi vadano a inventarsi un caso, si crea un cortocircuito. E di fronte a difficoltà ricorrenti quanto inspiegabili, deve essere che di cortocircuiti microscopici come sassolini negli ingranaggi ce ne siano parecchi.